Ciancabilla: «Non perdonerò mai i giudici per l’ingiustizia subita»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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IL CASO. Si chiama Francesco Ciancabilla, oggi ha 46 anni e forse tutta l'Italia lo ricorda quando poco più che ventenne venne accusato dell'orribile omicidio del Dams. Per quell’omicidio, per cui lui si è sempre dichiarato innocente, ha passato nove anni in carcere e da poco più di due mesi è tornato in libertà nella sua città d’origine, Pescara.
«Adesso sono libero ma non perdonerò mai i giudici che mi hanno ritenuto colpevole di qualcosa che non ho commesso», ha dichiarato l'uomo la settimana scorsa al Resto del Carlino.
«Sono innocente», continua, «non smetterò mai di ripeterlo. Nessuno ha voluto esaminare affondo le mille incongruenze dell'ipotesi accusatoria. E così facendo hanno distrutto la mia vita e la mia famiglia».
«Adesso Francesco ha solo voglia di tornare alla sua vita», hanno raccontato al giornale i genitori, «anche se sappiamo che solo la verità potrà riportare la serenità a nostro figlio».

Era il 12 giugno 1983 quando Francesca Alinovi critica di fama internazionale e assistente di Estetica al DAMS di Bologna viene trovata uccisa con 47 coltellate nella sua casa bolognese. Viene accusato dell'omicidio un giovane pescarese, Francesco Ciancabilla, 23 anni, artista e allievo della donna, ma lui si dichiarerà sempre estraneo alla vicenda. Dopo dieci anni trascorsi da latitante passati tra Brasile e Spagna nel 1997 viene arrestato a Madrid dopo la segnalazione di un collega di università che lo riconosce.
Assolto in primo grado per insufficienza di prove, viene invece condannato in appello e la sentenza viene nuovamente confermata in Cassazione.
Sconta così nove anni di carcere, anni in cui Ciancabilla e i genitori chiederanno di cercare l'assassino altrove, perché il vero colpevole è ancora in libertà.
Nell'ambiente universitario tutti sapevano che Francesco e la sua insegnante avessero una relazione, in realtà il giovane pescarese ammetterà che tra i due c'era unicamente «una affettuosa amicizia», tant'è vero che molto spesso lui le che confidava le sue relazioni amorose.
Il 12 giugno del 1983 i due trascorrono la giornata a casa dell'insegnante poi alle 19.30 Francesco va alla stazione di Bologna per rientrare a Pescara con il treno delle 20 con un'amica di studio.
Francesca verrà invece ritrovata morta , riversa su un fianco sulla moquette della sua abitazione in via del Riccio 7, nei pressi del centro cittadino. Indossa delle scarpe rosse, pantaloni, una maglietta a righe e un giubbetto ed ha la testa coperta da due grandi cuscini.
E' morta dopo un'agonia di 10 minuti, diranno i medici, a seguito di 47 piccole coltellate inferte con un coltellino dalla piccola lama, di quelli che gli artisti utilizzano per aprire i colori.
La casa è apparentemente in ordine, non sembra mancare niente.
Sulla finestra del bagno però compare una scritta, lasciata con un pennarello. “Your not alone, anyway”. L'inglese è scorretto, ma la traduzione suona come: “comunque non sarai mai sola”. Nello slang newyorkese quella frase suona invece come “ finalmente ti ho fregato”, e Francesca aveva un amico di New York che durante il processo ammetterà di aver scritto quella frase qualche giorno prima, sul vetro del bagno. Ma in quei giorni l'americano è all'estero, così sembra. Una segnalazione giunta ai genitori di Ciancabilla dopo una trasmissione televisiva racconterà invece di aver visto quella persona passeggiare sotto casa di Francesca proprio il giorno del delitto. Ma non se ne saprà più niente.
Tanti interrogativi su questa scritta e su chi l'abbia potuta scrivere. Dalle perizie è evidente che la scrittura non è quella di Francesco ed è il ragazzo stesso a dire che fino a quando lui è stato in casa quella frase sul vetro del bagno non c'era. Quindi è possibile che sia entrato qualcuno dopo che Francesco è andato a prendere il treno?
Ci sono alcuni elementi che non quadrano, tasselli tralasciati che condurranno le indagini in una sola direzione, verso Francesco e alla sua pena di nove anni per omicidio, probabilmente fin troppo generosa se l'accusa avesse creduto realmente alla sua colpevolezza.
28/01/2006 9.35