Ripascimento: la Procura "Ricama" una nuova inchiesta

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Ripascimento: la Procura "Ricama" una nuova inchiesta
PESCARA. Il ripascimento della costa è finito sotto inchiesta. Secondo notizie che arrivano dalla Procura l’indagine della magistratura riguarderebbe il mega appalto che ha riversato tonnellate di sabbia sulle coste pescaresi e non solo. Sarebbe sotto la lente di ingrandimento l’utilizzo dei materiali che potrebbero essere diversi da quelli previsti nel capitolato d'appalto. Si parla quindi di frode in pubblica fornitura. Già da ieri sarebbero state effettuate diverse perquisizioni nelle sedi di una ditta che ha uffici anche a Roma. Sono stati sequestrati documenti del procedimento anche al Comune di Pescara. Il titolare della ditta è indagato mentre per ora non si parla di responsabilità politiche. TUTTO SUL RIPASCIMENTO - LA REGIONE BUTTA IN MARE 11 MILIONI DI EURO - LA TRAGEDIA DELLA VONGOLARA
I Verdi e gli ambientalisti da tempo avevano chiesto la sospensione dei lavori e la rimodulazione degli interventi.
Che qualcuno abbia ascoltato l'enorme quantità di esposti o c'è stata una soffiata? Al momento non si sa ma è certo che ormai per i grandi appalti della regione l'intervento della magistratura è sempre più frequente.
Il progetto Ricama di Pescara, è una parte del più ampio progetto regionale Sicora che prevede opere di ripascimento: «44 milioni di euro», ricorda oggi il consigliere dei Verdi Walter Caporale, Capogruppo regionale dei Verdi, «sono stati dedicati dalla Regione Abruzzo per interventi di ripascimento costiero e ricostituzione degli arenili, 44 milioni usciti dalle tasche dei contribuenti che non servono a risolvere il problema erosione»
«Siamo costretti», continua Caporale, «ad intervenire con queste opere perché l'uomo ha rotto gli equilibri naturali che esistevano. Le soluzioni che poi vengono adottate come le barriere frangiflutto e i pennelli, essendo elementi rigidi alterano anch'essi le dinamiche lungo costa e non risolvono il problema».
«Trovare giacimenti di sabbia marina prelevabili senza violare le leggi nazionali è veramente difficile», ha commentato il professor Francesco Stoppa, docente di geologia dell'Università D'Annunzio. «Allora», continua, «visto che invece le ditte lavorano pure nei periodi festivi e di notte (come è capitato a Pescara) è facile saltare alla conclusione che se si controlla la magagna, anche grossa, grossissima, viene fuori». E già stato fatto notare che il sedimento era troppo ricco di fango e di maleodorante sostanza organica, che veniva eroso troppo rapidamente, che procurava un sacco di guai diretti ed indiretti, ma tant'è le draghe acceleravano il loro via-vai.

«Avevamo chiesto la sospensione dei lavori», interviene Mario Camilli, presidente regionale dei Verdi, « Non è giusto come sempre accade che pochi si arricchiscano e che la comunità debba pagare i costi ambientali per costoro. Le opere di difesa dall'erosione marina sarebbero così finanziate da chi sottrae sedimenti alle nostre spiagge, applicando il principio europeo “chi inquina paga»
11/05/2007 15.00