Centralinista non vedente e cane guida finiscono in uno scantinato

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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L'AQUILA. Un disabile non vedente Mario Di Paolo e il suo cane guida Iris relegati in una stanza umida, piena di escrementi e persino di veleno per topi diffuso nell'ambiente e pericoloso. Lo spostamento di scrivania sarebbe avvenuto nel Comune dell'Aquila, dove il non vedente, residente a Bussi, sposato e con due figli lavora tutti i giorni. O meglio, lavorava fino a che non è stato spostato.
Perchè da quando è seduto alla nuova scrivania proseguire la sua attività non è cosa facile. Al centralinista, infatti, mancherebbero anche gli strumenti tecnici fondamentali per svolgere il suo impiego.
Una situazione imbarazzante per lo stesso protagonista che dopo un primo attimo di sconcerto ha deciso di ribellarsi e raccontare la sua storia.
«Ho denunciato con forza quanto mi è accaduto», ha spiegato Di Paolo, «per aiutare me e gli altri non vedenti a venir fuori da queste pastoie di arretratezza spirituale ed intellettuale».
«Sembra impossibile», - esordisce il Capogruppo regionale dei Verdi, Walter Caporale che ha portato alla luce l'assurda vicenda e ha presentato una interrogazione regionale,«ma nel terzo millennio siamo ancora costretti a denunciare un grave e vergognoso caso di discriminazione.
L'interrogazione Urgente a risposta immediata è stata formulata al Governatore della Regione, Ottaviano Del Turco, con la richiesta di risposta al prossimo Consiglio Regionale dell' 8 Maggio, e agli Assessori regionali competenti, affinché il centralinista non vedente ed il suo cane guida Iris abbiano giustizia immediata».
«In una città che si considera emancipata e moderna», ha commentato ancora Di Paolo, «che vuole essere al passo coi tempi e all'avanguardia, non è più tollerabile che viga la cultura tribale del più forte che schiaccia il più debole, la concezione dell'indifeso come essere inferiore bersaglio e obiettivo di maltrattamento e di vituperio, l'idea che gli animali siano esseri inferiori e che la diversità dovuta all'handicap sia una macchia da cancellare, la nostra cattiva coscienza da rimuovere ed eliminare».
Bruno Pettinicchio, assessore al personale del Comune dell'Aquila in una nota stampa fa sapere che non è responsabile di quanto avvenuto:
«I fatti contestati», ha dichiarato l'assessore, «non possono essere addebitati a me, in quanto non ho disposto io il trasferimento o lo spostamento del dipendente in questione, non avendo il potere di farlo e, ancor più, non avendo alcuna conoscenza di questa vicenda. La stessa rientra nel mero ambito organizzativo interno al settore Attività Istituzionali e Affari Generali, dotato di proprio Dirigente e sottoposto alle direttive politiche di altro assessore».
Adesso si aspettano spiegazioni dai responsabili.

04/05/2007 9.29