Ieri mattina i funerali di Manuela Di Cesare

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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L'AQUILA. Una piccola folla di amici, le due sorelle e il fratello si sono ritrovati ieri mattina presso la chiesa di Santa Chiara dove si sono svolti i funerali di Manuela Di Cesare, la ex transessuale di 39 anni uccisa sabato scorso nella sua abitazione. Ad officiare la messa nella chiesa, poco distante dal monumento delle 99 Cannelle, padre Luciano Antonelli, superiore dell'ordine dei cappuccini.
La salma è stata trasferita poi nel cimitero della frazione di Piè La Villa del comune di Tornimparte, dove è stata tumulata. Alla cerimonia ha partecipato anche il sindaco, Antonio Tarquini, che ha ricordato la figura di Emanuela come persona gentile, corretta ed espansiva che era stata vista in paese qualche giorno prima di essere uccisa.
Ora il corpo della vittima riposa in pace ma la mano assassina è ancora in libertà.

LE INDAGINI PROSEGUONO

Anche ieri non si sono fermate le indagini della polizia di Pescara che sta cercando di individuare l'assassino, o gli assassini, della donna.
Secondo quanto riporta il quotidiano Il Centro si parla di due sospettati, un vigile del fuoco e un amico di Manuela, ma gli inquirenti sostengono che non ci sia ancora una pista precisa (probabilmente per non dare vantaggio agli indagati).
Quello che è però certo, grazie all'autopsia effettuata sul cadavere, è che Manuela sia stata uccisa con 6 colpi alla testa. Quale sia stata l'arma del delitto resta ancora un mistero ma l'idea più plausibile è quella che sia stato utilizzato un oggetto presente nella casa, poi portato via o ripulito e messo al suo posto.
Sempre dall'esame autoptico è emerso che la donna non sarebbe morta sul colpo ma che dopo il sesto colpo abbia avuto una lunga agonia. E i gemiti della donna sarebbero stati attenuati dal cuscino premuto sul viso (e ritrovato sulla sua faccia dagli inquirenti) e dalla tv, ritrovata ancora accesa domenica mattina.
Secondo gli specialisti dell'Ert (il nucleo che scova le impronte latenti e che ha svolto ricerche anche nella masseria- covo di
Provenzano) la donna non sarebbe stata colpita sul divano, dove è stato trovato il cadavere, ma sarebbe stata sistemata lì solo in un secondo momento.
La Polizia adesso starebbe portando avanti le indagini affidandosi a due particolari importanti: un oggetto che sarebbe stato ritrovato all'interno della casa e l'ora del delitto. L'ultimo elemento viene tenuto nascosto dagli inquirenti per non dare alcun vantaggio al carnefice che potrebbe quindi crearsi un alibi.

PER L'ASSOCIAZIONE CRISALIDE: «UCCISA TRE VOLTE»

Mirella Izzo, presidente onoraria dell'associazione culturale dei Trans Crisalide ha scritto una lettera aperta a Manuela criticando il comportamento della stampa: «non è stata rispettata la sua memoria».

Parole molto dolci, a tratti rabbiose e un senso di colpa di fondo per non essere riuscita a strapparla dalla strada. Un dialogo impossibile con la vittima che Izzo conosceva: «eri una che per vivere faceva le "marchette" ma cercava di uscirne e chiedeva aiuto e per me ed altre/altri, un'amica di "lista di discussione" con cui si parlava insieme di un futuro migliore per noi ».
La «prima morte» secondo la Izzo sarebbe avvenuta per colpa della prostituzione, unico mezzo di sostentamento. La seconda per mano dell'assassino e la terza per colpa della stampa che non ha tutelato la sua dignità. «Per la legge164/82 che tratta il cambio di sesso tu sei diventata donna a tutti gli effetti per lo Stato Italiano dal giorno in cui il tribunale ha emesso la sentenza di cui all'articolo 5 del dispositivo di legge. Successive norme di applicazione, hanno determinato che i dati della tua transizione, il tuo precedente sesso, il tuo precedente nome, debbano scomparire da tutti i documenti con le eccezioni del Casellario Giudiziario e del Certificato Integrale di Nascita. Nessun altro deve sapere: neppure i giornali». Ma era la stessa Manuela a rivelarlo senza timore, anche nel suo blog con quella frase "ex uomo" e la Izzo forse sa il motivo: «Tu hai scelto di farlo perché - costretta al mercato della prostituzione - il dirlo, è un modo per pubblicizzare il proprio lavoro presso clienti in cerca dello "strano", della "cosa esotica"».

«Quando ti sei iscritta a Crisalide», ricorda ancora Izzo, «con tanta voglia di "volontariato" ma con un problema gigante che ti impediva di farlo come volevi. Il problema del lavoro. Ci hai chiesto di aiutarti ad uscire dalla prostituzione. Forse se fossi stata a Milano chissà..
Ma vivevi in provincia.. e non ce l'abbiamo fatta ad aiutarti». «Per dare un senso alla tua vita e per "perdonarmi" di non avere fatto abbastanza per tirarti fuori dalla prostituzione», assicura la Izzo, «ti faccio una promessa: se vi sono state violazioni di legge, qualcuno pagherà. Per te, per le prossime sicure vittime di questa multiforme transfobia imperante».



27/04/2007 9.36