Missione "trota fario": reimmessi altri seicento esemplari

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Seicento trote fario, appartenenti al ceppo autoctono mediterraneo, sono state rilasciate questa mattina nel fiume Tavo, in un'area nelle vicinanze di Farindola, situata all'interno del Parco nazionale del Gran Sasso, e nel fiume Orte, in un tratto vicino Sant'Eufemia, ricadente nel territorio del Parco nazionale della Majella.
Si tratta della seconda reintroduzione della specie nei due corsi d'acqua, dopo quella di duecento esemplari avvenuta l'anno scorso, a cavallo tra luglio e agosto.
I due interventi, eseguiti dai tecnici del settore Pesca della Provincia di Pescara con l'ausilio di un mezzo attrezzato per il trasporto delle vasche, rientrano nella fase operativa del progetto pilota per la salvaguardia e l'incremento di questi pesci nei bacini idrografici del Pescarese, frutto di un protocollo d'intesa sottoscritto tra l'amministrazione guidata da Giuseppe De Dominicis e le due aree protette.
La supervisione scientifica delle attività è affidata all'ittiologo Enrico Marconato, amministratore della ditta Aquaprogram di Vicenza. Gli esemplari liberati sono avannotti, cioè pesci non ancora adulti, lunghi circa sei centimetri, nati nei mesi scorsi nel Centro Ittiogenico Sperimentale e di Idrobiologia della Provincia dell'Aquila, partner dell'iniziativa, dove dall'autunno 2003 è allevato uno stock di riproduttori puri. In un paio di anni, grazie alla maturazione dei giovani individui reintrodotti, anche nel Tavo e nell'Orte saranno disponibili due nuclei di trote fario mediterranee, dai quali attingere altri riproduttori puri per diffondere questa specie autoctona in tutta la regione. Verrà così scongiurato il rischio di estinzione di questo animale, dovuto alla progressiva scomparsa del genotipo originario e alla contemporanea ibridazione con il ceppo atlantico, che sta generando una varietà di trota con caratteristiche solo parzialmente idonee alle condizioni ambientali locali.
«Il nostro è il primo progetto del genere in Italia – spiega Franco Recchia, direttore del servizio Tutela e Valorizzazione dell'Ambiente della Provincia di Pescara – ed è importante, oltre che per le finalità naturalistiche ed ittiche, per la sinergia trasversale che c'è dietro: al fianco delle Province di Pescara e dell'Aquila e dei Parchi della Majella e del Gran Sasso-Laga sono infatti impegnate da cinque anni le università di Parma e “La Sapienza” di Roma, che si occupano delle analisi genetiche dei pesci necessarie per la definizione del ceppo di appartenenza».
26/04/2007