In Abruzzo ci si ammala meno di cancro: -20% sulla media nazionale

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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MONTESILVANO. In Abruzzo ci si ammala meno che nel resto d’Italia. In particolare per tumori, dove si registra una diminuzione del 20% rispetto alla media nazionale. Per alcuni tipi di cancro, come vescica e polmone, il dato è ancora più significativo e sfiora il 50% (meno 46% di tumori alla vescica negli uomini, meno 48% casi di tumore al polmone fra le donne).
Dalla XIV Conferenza nazionale dall'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), per la prima volta realizzata in Abruzzo, arrivano dati positivi, che indicano la Regione come una un'isola felice nel panorama nazionale.
I maggiori specialisti italiani, oncologi medici ma anche urologi, radioterapisti, chirurghi, riuniti fino al 20 aprile a Montesilvano (Pescara), si confrontano sul tema dei tumori urologici (prostata, vescica, rene e testicolo).
«I dati positivi sono senza dubbio associati a fattori economici, socio-culturali ed ambientali protettivi – commenta il dr. Marco Lombardo, Direttore del dipartimento di Oncologia della ASL di Pescara e Presidente della Conferenza - L'Abruzzo può vantarsi di essere il polmone verde d'Europa, con ben tre parchi nazionali ed una qualità dell'aria che è nel complesso più che soddisfacente. Anche la nostra cucina, tipicamente mediterranea, sana, con un alto consumo di frutta, verdura e pesce, contribuisce all'ottenimento di questi risultati. Non bisogna però dimenticare l'efficacia degli interventi preventivi messi a punto dalla commissione oncologica regionale e della distribuzione capillare sul territorio dei sei comprensori oncologici, in applicazione della legge n. 61 del 31/7/1996».

Nella Regione sono stati attivati ad oggi tre progetti di prevenzione di screening su chiamata: colon retto, seno e cervice uterina.
I programmi sono rivolti a tutta la popolazione a rischio e sono completamente gratuiti per il cittadino.
Secondo le stime, nelle aree coperte dal progetto, l'adesione allo screening mammografico arriva al 50%, quella per lo screening citologico del cervicocarcinoma supera il 20%.

«Gli effetti della combinazione stile di vita sano più prevenzione sono evidenti: meno malati di tumore di vescica e polmone, ma anche di utero (- 35%), rene (- 26%), seno (-25%) e colon retto (-12%) – commenta il dr. Lombardo -. Di qualità anche l'assistenza garantita ai pazienti. L'AUSL di Pescara infatti, oltre ad aver istituito da circa dieci anni il Dipartimento Provinciale di Oncologia (certificato per la qualità UNI EN ISO 9001:2000) con annessa U.O. di Radioterapia e Day Hospitals Oncologici sul territorio provinciale, si è recentemente dotata anche di una PET/CT, gestita dalla Medicina Nucleare, che permette di rilevare lesioni del diametro anche di 4 millimetri».
Ma l'Abruzzo mostra di essere all'avanguardia anche sul fronte della lotta al dolore oncologico: dall'ultimo Libro Bianco dell'Aiom, la “guida” dell'oncologia italiana che fotografa l'universo tumori nel nostro Paese, l'Abruzzo risulta infatti, con il Piemonte, la terza regione per impiego di terapia del dolore.
Certamente esistono ampi margini di miglioramento.
«Desta preoccupazione, ad esempio», continua il medico, «che nell'ambito regionale si registri un'elevata prevalenza di fumatori tra i giovani: tra i 25 - 44enni, 3 persone su 10 riferiscono di essere fumatori. Altro dato che deve far riflettere è la differenza che si riscontra nell'incidenza delle neoplasie tra le province abruzzesi. Quella di Pescara infatti risulta la più esposta, in relazione verosimilmente alla maggiore urbanizzazione e industrializzazione di alcune aree. È necessario continuare ad investire in prevenzione – conclude il dr. Lombardo – non solo sui programmi di screening ma anche sulle campagne di sensibilizzazione e informazione ai cittadini sui fattori di rischio».

LA VITA DOPO IL CANCRO, IL DEPOSITO DEL SEME PER AVERE FIGLI DOPO LA CHEMIO

Sono sempre di più i figli del dopo.
“Dopo” il cancro al testicolo, prima causa di tumore fra i giovani di età compresa fra i 20 e i 40 anni.
La lotta a questo tipo di neoplasia si può considerare un vero successo della ricerca e della medicina: oggi guarisce più del 90% delle persone colpite.
Uomini che possono tornare a guardare al futuro, che significa una vita “normale”: il lavoro, la famiglia, i figli.
«Spesso infatti – spiega il prof. Francesco Boccardo, presidente eletto dell'Associazione italiana di Oncologia Medica (AIOM) - ci si dimentica che un paziente di 28 anni, una volta guarito da un tumore del testicolo, potrebbe volere un figlio. La chemioterapia può deprimere la spermatogenesi e non tutti i pazienti recuperano autonomamente la funzione procreativa. Per questo è importante che questi ragazzi si sottopongano allo “sperm-banking”, ossia al deposito del seme”. Un modo concreto, reale per affrontare a tutto tondo l'argomento tumori in questa fascia d'età. Significa entrare in problematiche non solo cliniche e scientifiche, ma anche psicologiche, sociali, esistenziali, che coinvolgono pesantemente i pazienti proprio mentre cercano nuovi equilibri negli studi, nel lavoro, negli affetti, nella famiglia».

«Parlare del dopo è ormai un traguardo spesso raggiunto – aggiunge il prof. Emilio Bajetta, presidente nazionale Aiom – per i tumori del testicolo e della vescica. Ma anche per quelli del rene: fino allo scorso anno gli oncologi medici disponevano di armi terapeutiche poco efficaci. Ma poi anche in Italia sono state registrate molecole che promettono di potere migliorare i risultati della terapia anche in questa neoplasia. Ma quando si parla di tumori urologici, l'attenzione si focalizza sul cancro della prostata: ben 23 mila persone ogni anno in Italia si ammalano di questo tipo di cancro (con oltre 7 mila decessi), diventato il tumore più diffuso fra gli uomini in Europa, superando quello al polmone».

18/04/2007 18.17