Provincia e Agena progettano impianti fotovoltaici per il Guatemala

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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TERAMO. La Provincia, in collaborazione con l’Agenzia per l’Energia e insieme al partner spagnolo Fundacion Esperanza, ha realizzato un progetto di cooperazione internazionale per aiutare una comunità guatemalteca, a Coban. L’iniziativa sarà finanziata dall’Unione Europea. Saranno realizzati impianti fotovoltaici e solari in un quartiere che vive a ridosso di una discarica, attualmente priva di energia elettrica.
Il progetto è stato illustrato ieri mattina, nel corso della conferenza stampa svoltasi in sala giunta, dal presidente Ernino D'Agostino, che è anche amministratore unico dell'Agenzia per l'energia e l'ambiente, dal direttore di Agena Mario Filippini e dall'assessore all'Ambiente Antonio Assogna. E' intervenuto anche padre Sergio Godoy, responsabile del progetto “Comunità della Speranza”, che ha avuto inizio nel gennaio 2004 per mezzo dell'azione della Parrocchia Cristo de Esquipulas e nasce dall'esigenza di aiutare i cosiddetti “bambini della discarica”, ragazzi che vivono alla periferia della citta di Coban, in Guatemala, proprio a ridosso della grande discarica.
«Rinnoviamo il nostro impegno in un progetto dai forti risvolti sociali – è il commento del presidente D'Agostino – che, questo è il nostro auspicio, potrà contribuire ad alleviare i problemi di chi vive in condizioni di povertà e sofferenza. Un aiuto, quello che forniamo, destinato non solo a mitigare una situazione ma anche a fornire in futuro opportunità di sviluppo alla comunità».
La Parrocchia conta 15.000 abitanti e una ventina di gruppi etnici differenti. La comunità alla quale il progetto è rivolto si distingue per condizioni di estrema povertà, disoccupazione, assenza di servizi essenziali quali rete idrica e fognaria, assenza di servizi sanitari e di sicurezza.
Questa parte dell'area urbana, infatti, è formata da colonie che sorsero negli anni ottanta, periodo particolarmente violento in Guatemala. Molte di queste famiglie vivono ancora le conseguenze della guerra civile degli anni 80.
Il territorio a cui ci si riferisce è una zona sottosviluppata, separata da un abisso di disuguaglianza dal resto della città di Coban, dove l'industria ed il commercio si stanno sviluppando rapidamente con sempre crescente offerta di beni e servizi, ai quali però gran parte della popolazione non ha acceso. La necessità del progetto nasce, quindi, dalle condizioni di povertà ed esclusione di queste persone, situazione che si fa estrema se si considerano le condizioni in cui bambini e bambine vivono ai margini della discarica, nei pressi della comunità di Sachamach.
I bambini, infatti, sono costretti a lavorare per contribuire all'economia familiare, e il loro lavoro consiste nello scavare nella discarica alla ricerca di qualsiasi cosa possa essere utile. Questa necessità li priva di molti diritti fondamentali e li espone ai rischi legati alla insalubrità di un ambiente in cui è altissima la probabilità di contrarre malattie o infortuni.

IL PROGETTO

«L'obiettivo del progetto», si legge nella documentazione fornita dai promotori, «è l'installazione di impianti solari termici a bassa temperatura per la produzione di acqua calda sanitaria a beneficio delle abitazioni dei ragazzi della Comunità della Speranza, e delle residenze degli educatori e dei volontari della Asociaciòn Comunidad de la Esperanza.
Si prevede di installare, inoltre, un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica, con l'intenzione di contribuire anche alla promozione dell'utilizzo delle fonti rinnovabili nelle aree circostanti. L'impianto permetterà di diminuire il consumo di elettricità prelevata dalla rete, poiché l'energia prodotta sarà autoconsumata. Se in futuro la normativa guatemalteca permetterà di vendere l'energia prodotta in eccesso, come accade in Europa, si avrà la possibilità di ottenere ricavi dalla vendita a terzi dell'energia. Ciò rafforzerà le possibilità economiche dell'iniziativa nel suo complesso. L'installazione di impianti solari potrà servire anche da “laboratorio” per la formazione pratica di ragazzi che in futuro potranno avviarsi alla professione di tecnico installatore e/o manutentore di tali sistemi. In questo modo si darà risposta alla domanda di nuove figure professionali in un settore emergente che sempre più incontrerà spazio ed interesse sul mercato».

INSTALLAZIONE DI IMPIANTI SOLARI TERMICI A BASSA TEMPERATURA

«Gli impianti – a circolazione naturale, con scambiatore di calore in blocco con il collettore solare – serviranno», si legge ancora nella documentazione, «a produrre acqua calda sanitaria per le residenze dei ragazzi e dei volontari che vivranno nelle strutture di accoglienza. Il numero massimo di giovani che potrà essere ospitato sarà pari a 64 ragazzi e 64 ragazze, accolti in 8 distinte residenze. Pertanto il complesso conterà quattro residenze per ragazzi e quattro per ragazze più la casa degli operatori. In questa prima fase, comunque, gli impianti solari termici dovranno soddisfare complessivamente le necessità di 64 ragazzi e 20 operatori».

INSTALLAZIONE DI UN IMPIANTO FOTOVOLTAICO CONNESSO A RETE

«L'installazione di un impianto fotovoltaico per autoconsumo connesso a rete permette di risparmiare parte dell'energia prelevata dalla rete di distribuzione, con conseguente immediato risparmio economico. Questo tipo di impianto non richiede sistemi di accumulo a batteria; ciò determina risparmi e semplificazioni nelle successive operazioni di manutenzione. Il generatore fotovoltaico sarà realizzato utilizzando moduli al silicio monocristallino. L'installazione comprenderà un inverter per la conversione in corrente alternata e tutti i dispositivi necessari alla connessione in parallelo alla rete di distribuzione. I moduli fotovoltaici saranno installati sul tetto, essendo disponibili falde aventi corretta inclinazione ed orientamento e sufficienti caratteristiche di resistenza».
Il progetto costa 110mila euro, il valore delle infrastrutture è di 77.315 euro, per la durata di un anno.

19/04/2007 8.29