Marina nord: tra degrado, rassegnazione e problemi della pesca

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Marina nord: tra degrado, rassegnazione e problemi della pesca
IL VIAGGIO NELLA MARINA NORD. PESCARA. Basta rimanere a contatto per poche ore con gli abitanti del quartiere della Marina Nord, uno dei più antichi della città di Pescara, per capire come la mentalità e le esigenze dei suoi residenti impediscano di fatto qualsiasi tentativo di reagire agli evidenti problemi della zona, dal degrado delle case popolari alla questione dell'inquinamento biologico del fiume, fino alle difficoltà sempre maggiori di svolgere il mestiere di pescatore. PrimaDaNoi.it ha constatato una realtà particolare, unica e controversa in alcune sue sfaccettature, ma altresì limitante, quasi "bloccata" nel tempo: un'angolazione interna che chiarisce tante cose.
LE CASE POPOLARI DI VIA BUOZZI

Percorrendo a piedi questa via, che sfocia sul Lungomare Matteotti all'altezza dello stabilimento balneare "Oriente", appare molto forte la differenza tra le palazzine che occupano il lato est della strada rispetto alla parte opposta. Proprio sulla destra si apre una fitta trama di viuzze
(senza alcuna indicazione sulle loro reali denominazioni), popolate da abitazioni fatiscenti, nelle quali spiccano tetti incompiuti, mura giallastre e scrostate, vecchie serrande verdi e blu, enormi quantità di panni stesi quasi all'altezza dell'asfalto.
Attraversando queste strette strade ci troviamo di fronte al "Mercato Ittico al Minuto", un pò il simbolo commerciale della Marina nord.
Qui, il tipico odore del pesce fresco, il silenzio interrotto solo dal rumore del trapano degli operai, le risate dei pescatori riunitisi nel circolo "Società bocciofili del Porto", che esiste, come recita l'insegna, dal 1959.
Mario D'Ottavio, residente in via Buozzi, ci parla della situazione pessima di queste abitazioni: «Ormai si è toccato il fondo, le nostre case stanno cadendo a pezzi, nella mia la pioggia entra addirittura all'interno». Ma l'espressione del suo volto esprime un disappunto ancora maggiore quando gli chiediamo di mostrarci il nuovo museo in costruzione, proprio all'interno di questa piccola zona popolare. «E' uno schifo – ci dice D'Ottavio – sono stati spesi miliardi per questa costruzione, e del vecchio museo non è rimasto più nulla».



INTERVENTI STRUTTURALI E INQUINAMENTO BIOLOGICO

Mentre si passeggia tra le case popolari di via Buozzi è impossibile non sentire un costante e fastidioso rumore di pale, trapani e martelli.
«Il trapano che sente è quello degli operai impegnati nella ristrutturazione dell'ex Di Marzio – ci svela Mario D'Ottavio – noi ormai ci abbiamo fatto l'abitudine».
Un edificio situato proprio alle spalle del Mercato Ittico, in procinto di diventare un museo delle "meraviglie marine". Ma i lavori sono in netto ritardo: iniziati il 24 gennaio del 2006, avrebbero dovuto concludersi nel giro di 240 giorni, come indicato dal relativo cartello all'esterno della costruzione.
«Si potrebbe, o forse si dovrebbe pensare a un intervento di ristrutturazione delle casette fatiscenti dei pescatori situate in via Gobetti – ci dice Antonio Spina, responsabile del sito Portodipescara.it – ma evidentemente la Regione ha già speso gran parte dei suoi soldi in altri progetti come l'ex Di Marzio e l'avan porto».
L'emergenza della Marina ha però radici più profonde, e appare oramai generalizzata. «La situazione ambientale è peggiorata – spiega Spina – soprattutto per quello che riguarda il fiume; i titolari degli stabilimenti però sono e saranno sempre restii a far valere gli auspicabili divieti di balneazione». Oltre al problema dell'inquinamento dell'acqua, viene sottolineato il problema della navigazione dei pescatori, resa più difficile e impervia dall'inefficienza della diga ( «E' la
vera causa dell'inquinamento, rispetto al venti per cento di incidenza dei fanghi del fiume», afferma Antonio Spina). Sembra infatti che le spese sostenute dalla Regione per l'avan porto abbiano inciso negativamente sulle operazioni di dragaggio, per il quale non sono stati fatti investimenti mirati, ma bensì tale pratica è stata realizzata da alcuni privati (Pescara è l'unico caso in cui il dragaggio non è appannaggio della Regione) nell'occasione specifica del recente attracco della Tiziano. Tale noncuranza fa sì che i problemi trovino una connessione involontaria, allargando pericolosamente i loro effetti negativi. Dalle rilevazioni effettuate nel 2002 dall'istituto zooprofilattico erano emersi infatti dati preoccupanti, relativi alla presenza di tre tipi di salmonella (tra cui quella del tifo e del paratifo) nei molluschi trovati sulla diga.





 


IL PESCATORE, UN MESTIERE IN VIA DI ESTINZIONE

Per approfondire la questione tecnica illustrata da Antonio Spina basta spostarsi sulla parte del lungo fiume, dove sono attraccate le barche dei pescatori. Chi vive il problema in prima persona non è affatto restio a parlare, come Michele Calderisi, uno dei pescatori della zona, che dopo la giornata di lavoro è impegnato sulla banchina nella manutenzione della sua imbarcazione.
«I lavori eseguiti l'anno scorso non hanno prodotto il risultato sperato – racconta a PrimaDaNoi.it – anche perché sarà difficile tornare alla situazione di un tempo, quando il molo era 'aperto' e le correnti circolavano continuamente e senza ostacoli». Adesso il problema è rappresentato dall'accumulo di sabbia causato dalla diga foranea, che complica le manovre dei pescatori, sia in uscita che in entrata».
« Sarebbe opportuno riportare il molo a ciò che era qualche anno fa – continua Calderisi – 'bucandolo' in più punti e permettendo alle correnti una circolazione libera; adesso invece, dal quarto trabocco in poi la sabbia è praticamente asciutta, per le navi è difficile e pericoloso passare».
Eppure un progetto serio sembrava essere alle porte, ideato tra gli altri, come ci dice il pescatore, anche da marinai «addentro alle logiche del mestiere», come Arnaldo Camplone, la cui imbarcazione è attraccata al molo di Portanuova.
«Evidentemente non era nell'interesse di tutti portare avanti un piano così importante – afferma sconsolato Calderisi – questa è sempre più un' attività difficile, senza garanzie e senza futuro; io sono fermo da sei mesi, ma penso che presto lascerò questa categoria».
Emblematico è il commento finale del pescatore: « Qualche tempo fa mi sono rivolto all'assessore Padovano, e mi ha risposto: se l'attività non va stattene a casa!».
Giovanni Candeloro, uno dei più giovani pescatori rimasti nel mercato dell'attività marinara, ci svela alcune dinamiche chiave, relative al mestiere di pescatore. «Perché usciamo in mare solo tre giorni a settimana? Semplice, per il
costo della nafta».
Da un po' di tempo infatti i pescatori lavorano soltanto il lunedì, il mercoledì e il giovedì, limitando le uscite in mare per risparmiare sul costo del gasolio, e recuperando (con ottimi profitti) grazie all'aumento del prezzo del pesce.
«Per noi pescatori è sicuramente più vantaggioso uscire una volta in meno alla settimana – continua Candeloro – perché il nostro lavoro consta di ventiquattr'ore su ventiquattro per tre giorni, e forse non è nemmeno retribuito come dovrebbe». Le spese da sostenere sono molte, non soltanto legate al carburante: «Una barca di grandi dimensioni, volendo comprare una rete nuova, deve sborsare 4000 Euro – ci fa notare Candeloro – una barca media non meno di 2000». Gli scenari che ci presenta non sono però molto incoraggianti: «Se il governo non prenderà provvedimenti e il costo del gasolio continuerà a salire, il nostro mestiere sarà sempre più raro, si rischierà di uscire una, massimo due volte alla settimana».





LA MARINA E LA SUA IMMOBILITA'


Le diverse questioni irrisolte del quartiere, i problemi nello svolgere al meglio la propria attività, l'immobilità, politica e non solo, nell'intervenire concretamente: come spiegare questa situazione di stasi? Prova a rispondere Piero Gaspari, residente in via Buozzi, perfetto conoscitore delle "logiche" della Marina nord, quartiere dove è nato e cresciuto.
«La gente non comprende fino in fondo le reali necessità di questa zona – ci dice il ragazzo – perché la tradizione e la routine quotidiana sommergono ogni cosa».
Un concetto chiaro e palese quando ci si avvicina al Mercato Ittico, ai bar e ai circoli che lo circondano, e si cerca di scrutare lo "stile di vita" del "pescatore tipo". Nei pressi del Bar del Porto cerchiamo la testimonianza di Vittorio Pomante, ex marinaio proprietario della imbarcazione "Cotalongo", molto conosciuto e stimato nel quartiere, ma il suo sguardo fuggente esprime rimpianto e sfiducia nell'immediato futuro.
Piero Gaspari continua spiegandoci come il week end, per queste persone, assurga quasi a rituale sacro, da godere in luoghi di ritrovo (bar e circoli) giocando a carte e discorrendo sull'andamento della settimana appena trascorsa. Tutto ricomincia la domenica notte, che coincide con la prima uscita in mare della settimana.
Altra testimonianza dell'immobilità e dell'avversione al cambiamento dei pescatori è rappresentata dagli imminenti "Giochi del Mediterraneo",
previsti per il 2009 a Pescara, per i quali la città metterà a disposizione nuove strutture, tra cui la già sperimentata "Arena del mare".
Le presunte voci di protesta da parte degli abitanti della zona, circolate qualche tempo fa, vengono smentite da Antonio Spina, sicuro conoscitore della mentalità "marinara": «Non penso che qualcuno abbia protestato per i progetti in atto relativi all'Arena, anche se potrebbero forse scegliere sedi più congeniali per i concerti, come il Flaiano, più piccolo ma più adatto. Del resto – conclude Spina – un pescatore si sveglia a Mezzanotte, quindi…dovrà pur riposare».

Marco Taglieri (foto Simone Cerio) 16/04/2007 9.57