Effeventi: «sul parco eolico una opposizione preconcetta»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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L’INTERVISTA. Una opposizione preconcetta, idee poco chiare e minacce dietro l’angolo («se lo costruirete lo faremo saltare in aria con le bombe»). Il primo parco off shore d’Italia non è ancora sorto ma fa discutere e la ditta ideatrice, la Effeventi Srl di Milano, non si arrende e sottolinea: «l’iter sta andando avanti al Ministero dell’Ambiente e non si è arenato come sostiene qualcuno». TUTTI I DETTAGLI DEL PROGETTO - IL CONSIGLIO COMUNALE DI VASTO BOCCIA IL PARCO -L’UNIONE ABRUZZESE NON LO VUOLE - «IL PARCO COME SVOLTA PER IL TURISMO» -  «TROPPA IGNORANZA DA PARTE DI CHI DEVE DECIDERE»- LETTERA A PRODI PER FERMARE TUTTO

L'INTERVISTA. Una opposizione preconcetta, idee poco chiare e minacce dietro l'angolo («se lo costruirete lo faremo saltare in aria con le bombe»).
Il primo parco off shore d'Italia non è ancora sorto ma fa discutere e la ditta ideatrice, la Effeventi Srl di Milano, non si arrende e sottolinea: «l'iter sta andando avanti al Ministero dell'Ambiente e non si è arenato come sostiene qualcuno».

TUTTI I DETTAGLI DEL PROGETTO - IL CONSIGLIO COMUNALE DI VASTO BOCCIA IL PARCO -L'UNIONE ABRUZZESE NON LO VUOLE - «IL
PARCO COME SVOLTA PER IL TURISMO»
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  «TROPPA IGNORANZA DA PARTE DI CHI DEVE DECIDERE»- LETTERA A PRODI PER FERMARE TUTTO


L'idea è nata quattro anni fa, dopo un attento studio di parchi simili del Nord Europa.
Il “veliero” (così lo ha ribattezzato l'azienda milanese), è formato da 54 turbine che produrranno energia pari a162 megawatt per 120 mila famiglie e che sorgerà in mare, al confine tra Termoli e Petacciato, (a sette miglia dal bagnasciuga abruzzese di Vasto).
Le amministrazioni locali di Abruzzo e Molise stanno facendo ostruzionismo, stanno alzando la voce e sostengono che sono ancora in tempo per fermare tutto.
Ma la Effeventi ribadisce che l'ultima parola spetterà al Ministero e che Regioni e Province non hanno la competenza decisionale sul progetto.
PrimaDaNoi.it ha parlato con l'ingegner Luca Wagner, General Manager della società di Milano, costituita appositamente per la realizzazione dell'opera e composta da 15 ingegneri e tecnici che vorrebbero stabilire il primato di realizzare il primo parco eolico off shore d'Italia.
Wagner assicura che in queste settimane di critiche ne ha lette anche troppe ma nessuna è parsa essere costruttiva.

Ingegner Wagner, ci spiega come è nata questa idea oggi così contestata?
«Il parco eolico off shore è nato ormai quattro anni fa, studiando progetti di parchi simili che si trovano in Danimarca e Olanda. Insieme al dipartimento di fisica dell'Università di Genova abbiamo poi selezionato il luogo esatto per il sito. E la scelta è ricaduta tra il Molise e l'Abruzzo».

In tutta Italia è l'unico posto dove poterlo realizzare?
«Quella zona risponde perfettamente a tutti i vincoli necessari per la costruzione in quanto gode di condizioni ventose ideali grazie al maestrale che garantisce un ideale funzionamento delle turbine e riduce il rischio di usura.
Inoltre nella zona c'è l'assenza di aree naturali protette, di vincoli ambientali, turistici, paesaggistici e archeologici e c'è la natura favorevole dei fondali. Quelli ripidi e rocciosi sono da escludere. Perfetti, invece, sono quelli fangosi- sabbiosi come quelli da noi identificati, che consentono di abbassare i costi per inserire i piloni».

Tra le accuse che vengono mosse dagli oppositori c'è quella di deturpare visivamente il paesaggio e qualcuno ha proposto di spostare tutto più a largo…
«I nostri studi hanno dimostrato come l'impatto visivo non sia affatto rilevante. E poi non possiamo spostare i piloni a nostro piacimento. Tutti i 23 parchi eolici off shore esistenti al mondo sono installati a distanze variabili tra i 200 metri e qualche chilometro dalla riva: la maggior parte è stata costruita a distanza non superiore ai 5-7 km. Inoltre le tecnologie attualmente disponibili consentono l'installazione di turbine eolici off shore solo sui fondali di profondità non superiore ai 20 metri limite al di sopra del qualche i costi di installazione rendono proibitivo l'installamento».

Siete aperti a modifiche?
«Ma in realtà modifiche ne abbiamo già fatte. Ad esempio la cabina di trasformazione è stata spostata e non insisterà su alcun sito ad interesse comunitario e sarà direttamente collegata con la cabina primaria dell'Enel attraverso un elettrodotto di 3 chilometri, completamente interrato».

La sua società teme che la Regione o la Provincia di Molise e Abruzzo riescano a fermare il progetto?
«Assolutamente no. La legge Bassanini delega allo Stato la competenza di impianti del genere. Il nostro interlocutore è il Ministero dell'Ambiente e al momento non ci sono problemi».

Quanto manca all'inizio dei lavori?
«Non voglio fare previsioni. La prossima settimana andremo al Ministero a verificare a che punto siamo. Speriamo solo che non ci siano interferenze..».

Anche il ministro alle Infrastrutture Antonio Di Pietro, originario di Montenero di Bisaccia si sta interessando del parco eolico nonostante non sia sua competenza…
«Ci sono varie intromissioni a noi inspiegabili, come ad esempio quella del figlio del ministro Di Pietro, Cristiano Di Pietro, consigliere provinciale di Campobasso entrato in visione di materiale e documenti che per sua funzione (nè tecnica nè istituzionale) non aveva alcun diritto di ottenere».

In Europa sono attive già 23 centrali off shore e altre 20 sono in fase di progettazione. Secondo lei perché l'Italia è ancora così indietro?
«Perché siamo di fronte a tecnologie moderne e l'Italia deve ancora mettersi al passo con i tempi. Con l'ostruzionismo politico che stiamo vivendo sarà difficile questo rinnovamento».

Lei pensa che gli oppositori sbaglino su tutta la linea?
«Io penso che in tutte queste settimane non ho sentito alcuna critica costruttiva o tecnicamente valida. C'è un giudizio preconcetto sulla centrale off shore. Un no secco dato a priori, prima ancora di sentire le nostre spiegazioni».

Difficile confrontarsi?
«Assolutamente impossibile. Mercoledì scorso sono stato ad una riunione a Campobasso con i vertici della Provincia. La riunione si è svolta in un clima teso ed è stata aggiornata
''ad altra data''. L'atteggiamento è stato di assoluta chiusura soprattutto da parte del presidente della Provincia di Campobasso, Nicola D'Ascanio che si è presentato in ritardo e se ne è andato in anticipo. A noi dispiace perché vorremmo condividere con i Comuni il progetto illustrandolo, proteggendo comunque i segreti industriali alla base della sua realizzazione».

Non vi hanno chiesto di chiarire il progetto?
«No. Nessuno ha chiesto dettagli sul parco o sulle Royalties proposte dalla Effeventi. Impossibile un confronto anche con il Comune di Termoli. A loro avevamo presentato due anni fa il progetto, poi è arrivato il commissariamento del comune e non abbiamo avuto più interlocutori».

Ci dà i dettagli sulle Royalties?
«Agli Enti locali della Regione andrebbero 2,5 milioni di euro dalla fine del primo anno alla fine dell'ottavo anno di vita dell'impianto, e 1,5 milioni di euro dal nono anno in poi. In pratica, se il parco eolico dovesse funzionare per venticinque anni agli Enti Locali Regione e Comuni interessati andrebbero circa 45,5 milioni di euro. Se il periodo di vita dovesse allungarsi a cinquanta anni, la somma salirebbe a 83 milioni di euro».

Mi ha detto che il progetto è nato quattro anni fa. Secondo lei perché solo adesso è scoppiato “il caso”?
«Mi sono meravigliato anche io di questo e non so dare una risposta. Il nostro studio di impatto ambientale è rimasto a luglio 2006, per 30 giorni, in visione per il pubblico sia presso la Regione Molise sia presso la capitaneria del porto di Termoli. Non è arrivata nessuna osservazione e avevamo pensato che il progetto non avesse suscitato nessuna contrarierà e siamo andati avanti con il procedimento».

State pensando alla costruzione di qualche altro parco simile in Italia o all'estero?
«Per il momento no. Ci stiamo concentrando su questo, poi si vedrà».

Però la vostra società sta per promuovere un nuovo progetto insieme a quella del parco..
«Sì, il primo esempio al mondo di ripopolamento ittico per la pesca sportiva da inserire nel perimetro del parco. Una idea unica nel suo genere, che verrà messa in pratica insieme ad un consorzio locale e tutti i possibili proventi saranno interamente a favore della popolazione locale».

Un modo per “ingraziarsi” i molisani in rivolta?
«Beh…devo ammettere che il clima in Molise si è surriscaldato parecchio per questa faccenda. Un consigliere comunale ha espressamente minacciato che se dovessimo realizzare il parco lo faranno saltare in aria con le bombe».

Alessandra Lotti 13/04/2007 10.00