Ricettazione, la procura di Pescara smantella una organizzazione a Napoli

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Sono 18 le ordinanze di custodia cautelare parte in carcere parte ai domiciliari, emesse su richiesta del sostituto procuratore del Tribunale di Pescara, Gennaro Varone, nell'ambito dell'inchiesta della polizia postale che ha smantellato tre organizzazioni, collegate tra loro con base a Napoli, dedite al furto di assegni, ricettazione e falso materiale.
Gli arrestati sono quasi tutti del napoletano.
Sono state smantellate ben tre distinte organizzazioni che lavoravano in sinergia e che avevano come comune denominatore la falsificazione di titoli di credito –soprattuto assegni- operata con prestanomi e tecniche diverse.
Tra gli arrestati-complici anche un dipendente di banca che forniva la microfilmatura degli assegni mentre il laboratorio vero e proprio dove venivano stampati i falsi assegni era nel Napoletano.
Nel corso delle indagini, iniziate da Pescara, erano circa 30 le richieste di custodia cautelare del pm ma nel frattempo alcuni hanno usufruito dell'indulto.
Oltre agli arrestati gli indagati sono una quarantina, tra cui un impiegato di banca.
In particolare la prima organizzazione faceva riferimento a uno degli arrestati Ciro Iorio, 41 anni di Napoli, che gestiva una pizzeria a Pescara.
Per questo le indagini sono partite dalla Procura del capoluogo Adriatico.
Iorio e' considerato dagli investigatori il basista per i furti commessi a Pescara e in altre città d'Italia.
In sostanza gli assegni venivano rubati
dalle cassette postali tramite una chiave contraffatta. Poi l'organizzazione si procurava i documenti falsi a Napoli.
Infine, i cosiddetti 'cambiatori' o prestanomi, si recavano negli istituti di credito di Montesilvano, Chieti, nelle Marche, in Sardegna, Lazio e Veneto a cambiare l'assegno rubato o falsificato.
Il sistema funzionava cosi': oltre al cambiatore c'erano due accompagnatori, una sorta di supervisori che controllavano che tutto filasse per il verso giusto.Ma c'era anche un telefonista nel caso in cui la banca avrebbe voluto accertare la regolarità dell'assegno. Il ricavato veniva distribuito in percentuale tra l'autore del furto, il cambiatore e il falsificatore di documenti.
La seconda organizzazione, invece, sempre secondo gli investigatori utilizzava un sistema più "raffinato".
Tramite un impiegato di banca compiacente si procurava la microfilmatura di assegni già negoziati quindi venivano poi riprodotti e cambiati presso altre banche.
La terza organizzazione, infine, si occupava di ricettare gli assegni rubati. Il punto di confluenza delle tre organizzazioni e' Gaetano Mango, 38 anni di Napoli, anch'egli arrestato, che gestiva nel capoluogo campano la sede dove venivano falsificati i documenti.
Oltre agli assegni venivano rubati anche bancomat e carte di credito. Per gli inquirenti la truffa avrebbe fruttato alcune centinaia di migliaia di euro.
Attualmente sono ancora in corso perquisizioni ed esecuzioni di altre ordinanze di custodia cautelare. L'accusa e' di associazione per delinquere finalizzata alla ricettazione, truffa e falso materiale.

02/04/2007 15.19