Il Considan propone il nuovo depuratore

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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MONTESILVANO. E’ stato presentato come un progetto serio, concretamente realizzabile e relativamente economico quello del consorzio Considan, in collaborazione con tre Università di Ingegneria ambientale. Un nuovo impianto depurativo, che vuole «applicare con intelligenza, a strutture già esistenti, un piano capace di evitare la dispersione di rifiuti utilizzabili».
CONSIDAN, UN PROGRAMMA «AMBIZIOSO»

«La parola chiave è ambizione». Lo dice Paolo Battistoni, docente del Politecnico di Ancona, nel ricordare che i lavori sono già iniziati con il preciso obiettivo di «raggiungere risultati soddisfacenti nell'arco di vent'anni». Ma a questo si unisce un sano «ottimismo» che deriva, come ricorda lo stesso Battistoni, dalla realtà dei fatti: «Non si tratta per nulla di un progetto sperimentale, si parte da dati certi e bisognerà semplicemente applicare tecnologie esistenti a impianti reali, cercando di imitare il modello del Nord Europa, nostro punto di riferimento».
E' per questo che i costi saranno assai contenuti. Tra gli interventi più urgenti l'implementazione della riduzione biologica dell'azoto, che consentirebbe maggiori prestazioni da parte degli impianti, oltre alla creazione di un nuovo sedimentatore.

PIU' QUALITA', «CON L'AIUTO DEI CITTADINI»

«L'impianto deve essere trasformato in un centro di produzione di energia»: così Franco Cecchi, esperto di Ingegneria Chimica Ambientale spiega il concetto focale di “qualità” del nuovo impianto. Sarà obiettivo primario del programma tentare di riutilizzare a scopo irriguo e industriale le acque depurate (16000 metri cubici al giorno previsti nella seconda fase del progetto), e per far ciò sarà indispensabile separare la frazione organica del rifiuto da quella inorganica.
«L'ottanta per cento del rifiuto organico – continua Cecchi – è composto da acqua, sarebbe pertanto un grosso spreco non riutilizzarla”. Ma per far questo sarà di fondamentale importanza anche il comportamento dei cittadini, i quali “dovranno contribuire a separare opportunamente i diversi tipi di rifiuti».

L'ASPETTO ECONOMICO DEL PROGETTO

Il dibattito “ a tre” che chiude la presentazione verte proprio sulla questione della validità economica del programma, e sul possibile ricavo futuro dell'operazione. Dapprima Vincenzo Pardi, Presidente di Ambiente Spa e rappresentante dei 27 comuni della regione, chiede lumi sulle modalità di monitoraggio e riutilizzo dei fanghi.
La risposta, affidata ai docenti Battistoni e Cecchi, spiega come nel caso del Comune di Montesilvano si possa «far leva sull'integrazione dei due cicli, quello dell'acqua e quello dei rifiuti, che in bacini più ampi sarebbero invece due sezioni separate». Ma alla domanda di una futura previsione su costi e ritorno economico del progetto Franco Cecchi risponde: «Se vuole posso dirle i costi industriali dell'impianto di Treviso…».

Marco Taglieri 02/04/2007 11.34