Fermato il presunto assassino del tassista trovato incaprettato a Francavilla

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

1548

COMO. E' stato arrestato ieri dai carabinieri di Como il presunto assassino di Dante Libonati, il tassista di 77 anni ucciso lo scorso 11 marzo e ritrovato incaprettato nelle campagne di Francavilla al Mare il 13 marzo. Astrit Kryeziu, albanese di 37 anni è stato fermato dai militari mentre con la sua auto si stava dirigendo verso il confine con la Svizzera. Era quello probabilmente l'estremo tentativo di sfuggire ad una cattura che forse sentiva vicina.
Già, perché gli inquirenti gli sono stati alle calcagna fin da subito, scrutando i suoi movimenti, supportati anche dalle immagini delle telecamere sull'A14 che lo avrebbero ripreso e dai vari passaggi al casello di entrata, quello di Francavilla poco dopo le 21 di domenica 11 e quello di uscita di Milano alle 3 del giorno seguente.
L'uomo si trova adesso in stato di fermo come indiziato di delitto ma dal momento della sua cattura non ha fatto alcuna ammissione e questa mattina sarà interrogato per rogatoria nel carcere
di Como dal gip Vittorio Anghileri, per la convalida del provvedimento.
Gli inquirenti sarebbero adesso sulle tracce di altri due uomini perché ritengono che l'assassino non possa aver agito da solo. La presenza di complici sarebbe inoltre da ricondurre anche alla testimonianza di un amico del tassista, l'ultimo a vedere l'uomo ancora in vita, che avrebbe confermato di aver incrociato la vittima insieme ad almeno due persone.
Nonostante Kryeziu non abbia ancora confessato la procura di Chieti sarebbe certa di aver catturato finalmente l'assassino dell'anziano tassista residente a Montesilvano ma originario di Potenza.
Secondo gli inquirenti sarebbe stato l'albanese l'autore materiale del delitto: avrebbe strangolato l'uomo con il filo di ferro, probabilmente nel taxi, sorprendendolo alle spalle, e poi abbandonato il cadavere.
L'uomo si sarebbe poi dileguato con il taxi della vittima, direzione Milano. Alcune telecamere in una stazione di servizio sull' A14 lo avrebbero inchiodato: i fotogrammi confermerebbero che l'albanese a poche ore dall'omicidio è sceso dalla vettura dell'anziano, un'auto che non poteva di certo passare inosservata o essere confusa con altre perché "decorata" con numerosi e vistosi adesivi.
Fuggire con l'auto della vittima sarebbe stato però solo uno dei numerosi errori commessi dall'omicida. Tra gli altri la decisione di riaccendere il cellulare della vittima, il mercoledì successivo: è stato proprio in quel momento che il telefono ha lasciato delle tracce che hanno portato gli inquirenti in un quartiere milanese frequentato da prostitute.
Così, a meno di una settimana dall'efferato omicidio, i carabinieri hanno avuto la conferma di insistere sulla pista - battuta fin dall'inizio - legata al mondo della prostituzione.
Sempre secondo gli inquirenti la prova del nove l'avrebbe fornita l'agendina del tassista con i numeri telefonici che è stata trovata a casa della vittima. Alla lettera K, infatti, c'era anche il nome dell'assassino, prova che l'albanese e Libonati si conoscevano.
Ma perché l'anziano è stato ucciso? Su questo è ancora buio pesto anche se si sospetta che l'uomo possa essere stato "punito" per aver allontanato dal losco giro una prostituta.

30/03/2007 10.04