Droga, altre accuse per Mastramico & Co ma molti sono liberi per l’indulto

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Una vasta rete di spaccio fortemente localizzata sul territorio ed un'altrettanta ampia rete di approvvigionamento. Ad appena qualche settimana di distanza, il famoso ristoratore di Elice, Claudio Mastramico, “il re degli arrosticini”, finisce nuovamente agli onori delle cronache locali. Un nuovo ordine di arresto è stato notificato in carcere questa mattina da parte della squadra mobile di Pescara nell’ambito di una lunga indagine che è riuscita a scovare e decapitare un’altra parte di quelle persone che con lui lavoravano e si arricchivano. L’imperativo categorico era: vendere vendere vendere.
Più cocaina si smerciava più se ne poteva acquistare e così è cresciuto negli anni il mercato della morte.
Due settimane fa erano stati i carabinieri di Montesilvano ad arrestarlo dopo un anno e mezzo di pedinamenti e intercettazioni. Questa mattina invece gli agenti diretti dal comandante Nicola Zupo hanno portato in carcere anche Alberto Di Torri, 61 anni di Torricella in Sabina (Rieti).
Altre 18 persone, invece, sono indagate ma sono libere grazie all'indulto, mentre sono ancora ricercati un albanese ed un colombiano che sarebbero stati i fornitori di Mastramico.
Insieme al boss un altro ordine di arresto in carcere è stato notificato a Domenico Cacciatore, 38 anni di Penne.
L'accusa è appunto spaccio di sostanze stupefacenti, reato aggravato dalle ingenti quantità.
Come già evidenziato dalla precedente indagine dei carabinieri il ristoratore era considerato il più grosso spacciatore abruzzese in grado di acquistare decine di chili di polvere bianca alla volta e grazie alla sua rete riusciva a smerciare la droga al dettaglio, lungo la costa abruzzese ma anche nelle Marche, Lazio e Puglia.
«La sua forza», ha spiegato il capo della Mobile, «era la disponibilità di somme anche elevate che utilizzava per acquistare la cocaina. Spesso non c'era bisogno nemmeno di accordarsi in anticipo perché lui aveva sempre contanti a disposizione».
Oltre a Pescara, nel giro di cocaina sono coinvolte anche Roma, Milano, Reggio Emilia, Fiuggi e Rieti.
Le cinque ordinanze di misura cautelare sono state emesse dal Gip Angelo Bozza, su richiesta del Pm Giampiero Di Florio.
Questa ennesima operazione antidroga non fa che confermare ancora una volta come l'Abruzzo sia stato ed è ancora terreno fertile di conquista per i grandi spacciatori e come la cocaina sia sempre più utilizzata, non solo dai cosiddetti vip, ma anche dai giovanissimi. Questo anche per il forte abbassamento dei prezzi che ne ha aumentato la “popolarità”.

LE INDAGINI COMINCIANO DAL CASO SARNO

Le indagini sono iniziata nel novembre 2004 quando in viale Marconi, a due passi da Pescara vecchia, in una mansarda moriva in circostanze molto strane Paolo Sarno, un pescarese di 29 anni.
Il corpo del ragazzo venne rinvenuto nudo sul pavimento in un lago di sangue con una ventina di ferite da arma da taglio su tutto il corpo.
Il ragazzo, tossico dipendente, morì per un cocktail di droghe ma nessuno venne mai indagato per omicidio mentre le indagini si spensero con l'ipotesi di suicidio.
Sulla scena della misteriosa morte vagò per alcune ore il cane di Sarno, Rocco, che rese molto difficili i rilievi della scientifica.
L'operazione di oggi “Rocco 2005”prende il nome proprio da quel cane e da quella vicenda che ha permesso di risalire a Mastramico.
Si era pensato ad un “delitto perfetto”: un misterioso personaggio che accoltella la sua vittima lasciandolo agonizzare in una pozza di sangue, mezzo nudo, in uno scenario da film horror devastato da una ipotetica colluttazione prolungata.
Invece il giallo del novembre 2004 sarebbe stato risolto proprio grazie a meticolosi rilievi che avrebbero provato la tesi del suicidio sotto l'effetto di sostanze stupefacenti (cocaina e ketamina).
Il sostituto procuratore, Silvia Santoro, alcuni mesi fa chiese al Gip di archiviare l'inchiesta.
«In un primo momento avevamo pensato ad un delitto», ha spiegato a PrimaDaNoi.it uno degli uomini che ha lavorato al caso, «ma tutto è stato chiaro una volta messe insieme le risultanze emerse dalle impronte digitali, dalle fotografie, dalle analisi chimiche e da quelle sui tagli inferti dall'unico coltello. Erano tutte ferite superficiali e non mortali tranne una che per la tipologia è assolutamente compatibile con la tesi del suicidio».

CHI E' MASTRAMICO

La sua era droga colombiana di primissima qualità.
Non aveva nulla a che fare con quella concorrente proveniente dall'Est Europa smerciata da nomadi e albanesi. La vendeva ad oltre 90 euro al grammo perché «tutta un'altra cosa», e rendeva molto ma molto di più.
Era richiestissima e andava per la maggiore nei locali della costa della provincia di Pescara, Teramo e Chieti.
Mastramico viene definito «un lupo solitario», «sfuggente», una «testa calda», «molto intelligente», capace di beffare «le forze dell'ordine di mezzo mondo».
Non il capo di una “organizzazione malavitosa” in senso comune ma un vero e proprio free-lance della cocaina capace di contattare i più alti livelli della redditiva filiera oltre oceano e trattare direttamente o quasi con gli emissari dei produttori.
Gli inquirenti lo descrivono come una sorta di Scarface, un Al Pacino tutto abruzzese, amante dell'attore italo-americano al quale si ispirava.
Infatti, guardava e riguardava i suoi film e tentava di emularne le sue gesta.
Gli piaceva rivedere quelle scene nella sua Bmw dotata di tutti i comfort nella quale spesso si fermava a riflettere anche davanti ad un altro film: "Romanzo Criminale". Altre volte intratteneva "vivaci" rapporti con molte donne.
Era un uomo che aveva improntato la sua vita a quel tipo di delinquenza alla quale ci hanno abituato le pellicole cinematografiche. Anche la sua villa-bunker parlava dei film che vedeva, molto simile anche nell'arredamento a quella che si vede nel film di Pacino.
Quanto alla violenza, faceva sfoggio solo di minacce lasciando poi ai suoi uomini la parte materiale che spesso riguardava gli avvertimenti o i pestaggi (di chi aveva acquistato e non pagava).
Era solo a lavorare, sostengono anche i carabinieri di Montesilvano che lo hanno seguito per oltre un anno e mezzo ed hanno imparato a conoscerlo, non dunque malavita organizzata o mafia ma soltanto un unico personaggio-imprenditore che era riuscito a circondarsi di tantissime persone capaci di smerciare decine di chili di cocaina alla settimana in Abruzzo.
Viene definito anche come il maggior spacciatore da almeno un decennio nella nostra regione.
I rumors vogliono che i piccoli spacciatori arrestati solevano chiedere a chi stringeva loro le manette intorno ai polsi per quale ragione le forze dell'ordine si accanivano contro i «pesci piccoli» quando «ad Elice ci sta Mastramico che smercia tonnellate di cocaina?».
Ma lui, il boss è sempre stato scaltro pur avendo improntato la sua vita alla delinquenza fin dalla giovinezza quando riuscì a compiere una rapina mentre portava la divisa da tutore dell'ordine pubblico. Pur acquistando e smerciando ingenti quantitativi di cocaina nessuna polizia era stata capace di incastrarlo.
Dunque anche in Abruzzo, come descritto da una recente inchiesta del settimanale L'Espresso, giungeva la cocaina che veniva sbarcata nel porto di Napoli proveniente dalla Colombia.
Si cercano dunque i fornitori dello Scarface abruzzese e alle loro calcagna vi sono polizia e carabinieri.
Mentre il mercato locale sta già pensando a riorganizzarsi.

22/03/2007 15.00

[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=8654]L'ARRESTO DEI CARABINIERI[/url]