Abusava del figlio di 4 anni insieme al compagno

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. E' stato probabilmente il regalo più bello che avrebbe potuto mai ricevere il giorno della festa del papà. La polizia di Pescara ha restituito ad un giovane genitore il proprio figlio, vittima di un incubo e di due persone malate.Una storia orribile e vergognosa che vede al centro, suo malgrado, un bimbo di appena quattro anni, che ha subìto, per oltre un anno, molestie sessuali da parte di due persone, una delle quali è sua madre. GUARDA IL SERVIZIO DI SKY TG24
Così questa mattina gli agenti della questura di Pescara sono entrati nella casa degli orrori, in via Caduti per servizio, nel quartiere di periferia ormai noto per il suo degrado sociale e la piccola delinquenza, stesso quartiere in cui un anno e mezzo fa -sempre la questura- liberò Giuseppina, la donna segregata nel bagno dagli anziani genitori per oltre 30 anni.
Gli agenti hanno così arrestato un uomo con precedenti specifici, Carlo Di Filippantonio, 60 anni, e la madre del bambino, C. di 26 anni, con una vita smodata alle spalle, poca scuola, un precedente per rapina e la perenne disoccupazione.

LE INDAGINI INIZIANO DALLA DENUNCIA DEI VICINI ALLA ASSOCIAZIONE CODICI

Tutto è cominciato a gennaio del 2006 quando alcuni residenti del quartiere Fontanelle hanno allertato il poliziotto di quartiere e l'associazione Codici Abruzzo sullo strano via vai di minori che frequentava l'appartamento dell'uomo. Le persone che hanno allertato la questura, conoscendo il trascorso burrascoso e triste del sessantenne Di Filippantonio, si sono dimostrate particolarmente preoccupate per quello che poteva avvenire nel segreto delle quattro mura della sua abitazione.
Sono così scattate le indagini, gli appostamenti, le intercettazioni telefoniche ed ambientali che hanno potuto provare e mettere in luce quanto di più squallido accadeva, secondo gli inquirenti, da molto tempo, forse tre anni e con diverse vittime giovanissime.
Si è potuto così ricostruire una torbida relazione fra la giovane madre, divorziata da almeno due anni dal marito, con Di Filippantonio che conosceva abbastanza bene per sapere della sua ossessiva predilezione per i bambini.
Secondo la polizia la donna avrebbe portato molto spesso il proprio figlio a casa dell'uomo con il preciso intento di soddisfare la curiosità e la perversa e malata cupidigia di quest'ultimo.
L'uomo nell'interrogatorio si sarebbe difeso dicendo di non aver mai toccato il bambino, ma questo per la legge fa poca differenza in quanto il reato contestato è "violenza sessuale aggravata", poiché compiuto su minore di 10 anni, reato che si consuma ugualmente anche se il bambino è fatto oggetto solo di "particolari attenzioni" così come in questo caso.
Era infatti la madre a spogliarlo per farlo rimanere in piedi davanti a quell'uomo con la barba e con quegli occhi così cattivi...
La madre, probabilmente seguendo le istruzioni dell'uomo, eseguiva meccanicamente gesti e carezze sul piccolo corpicino producendosi in uno degli spettacoli più osceni che la mente umana possa concepire.


SOLDI E PROMESSE


E' ancora una volta il degrado culturale che alimenta questa ennesima storia triste.
Se l'uomo è descritto dagli inquirenti e dai parenti come una persona fortemente segnata fin dalla propria infanzia da una grave malattia, forgiandolo in quel pedofilo che è sempre stato, molto più difficile è capire e comprendere le ragioni che hanno spinto quella madre a trasformare il proprio figlio in oggetto sessuale.
Forse avrebbe ricevuto in cambio dall'uomo soldi, non tanti, chiariscono gli inquirenti, forse la promessa di acquisto di una utilitaria, giocattoli al bambino e un computer, piccole cose che forse possono voler dire molto per una madre che ha sempre faticato a trovare un lavoro e che dunque ogni mese deve lottare per mettere insieme il pranzo e la cena.
«L'uomo poteva disporre soltanto di una pensione di invalidità nemmeno troppo alta e viveva con quella», ha spiegato il comandante della squadra mobile Nicola Zupo, «Di Filippantonio ha avuto una vita travagliata; da bambino ha avuto una forte forma di meningite che secondo il fratello lo ha fatto diventare così come è oggi. Da allora non sarebbe stato più lo stesso. Era conosciuto già dal 1997 quando è stato arrestato per la prima volta con l'accusa di atti di libidine nei confronti di un minore di 14 anni e fu messo agli arresti domiciliari in una clinica in Abruzzo e poi successivamente rinchiuso in un ospedale psichiatrico a Montelupo Fiorentino. Il suo passato era noto anche alla gente del quartiere e per questo c'è stata molta preoccupazione che poi è sfociata nella denuncia. Anzi speriamo ci siano altre segnalazioni e che i cittadini ci raccontino quanto può essere utile per fermare queste persone. Siamo sicuri che rispetto a questa vicenda ci siano altri responsabili ancora nell'ombra».

LA NOTTE NEL LETTO...


L'uomo e la giovane madre sono accusati di concorso in violenza sessuale aggravata nei confronti di un minore di 10 anni ma la posizione più grave sarebbe proprio quella della madre che è stata rinchiusa in carcere a differenza dell'uomo che invece è agli arresti domiciliari.
La donna, infatti, rischia in caso di condanna non solo di poter perdere la patria potestà del piccolo ma di non poter avere la tutela di alcuna altra persona, compresi gli eventuali figli futuri.
Ma forse già da tempo C. aveva capito di essere sotto osservazione, aveva infatti saputo che la polizia girava spesso nel suo quartiere, nel suo palazzo, parlando con molti dei suoi vicini e, dunque, sapeva che gli agenti si stavano avvicinando sempre più.
Eppure nonostante questo gli inquirenti hanno potuto notare che la condotta della donna, anche negli ultimi giorni, non era cambiata.
E sono state le intercettazioni ambientali nella casa sia dell'uomo che della donna a fornire i particolari più sconcertanti.
Infatti, terminato l'incubo dello spogliarello davanti all'uomo, il piccolo era costretto a subire anche le "attenzioni" perpetue della madre che lo stringeva, lo accarezzava, lo toccava, tutte le notti. E anche il bambino doveva toccare la donna che lo aveva messo al mondo, tutto in uno strano gioco che non gli piaceva e che non ha mai capito fino in fondo.
Così quando questa mattina la polizia ha bussato alla porta quella madre snaturata si è consegnata senza dire una parola, forse realizzando per la prima volta di come abbia rovinato per sempre non solo la sua vita ma anche quella di suo figlio.

Il piccolo è stato così riconsegnato oggi alla custodia del padre che secondo gli inquirenti non sapeva.
«Il padre aveva solo manifestato diverse volte il suo malumore nel lasciare nelle braccia della madre suo figlio», ha spiegato il comandante della sezione Volante della questura di Pescara, Pierfrancesco Muriana, «ma riteniamo che non sapesse altro. Abbiamo potuto ricostruire le diverse fasi della triste storia anche grazie al racconto del piccolo, aiutati da uno psicanalista. Avremmo potuto aspettare ancora qualche mese per poter raggiungere ed individuare anche le altre persone che nel corso degli ultimi tre anni hanno in qualche modo partecipato all'appagamento del pedofilo. La situazione era però diventata molto grave e non ce la siamo sentiti di lasciare quel piccolo nelle grinfie dei due. Così abbiamo deciso di intervenire comunque».
Secondo gli inquirenti tuttavia la certezza è che vi fossero state diverse persone che in più occasioni hanno portato i propri figli dal pedofilo. La questura avrebbe raccolto per il momento solo alcuni indizi ma non è escluso che vi possano essere altri sviluppi in futuro.
Se per la cronaca l'incubo finisce qui, probabilmente non sarà così per il bimbo che oggi ha quattro anni e che porterà con sé probabilmente per sempre le conseguenze di questi brutti ricordi.

Alessandro Biancardi

19/03/2007 13.50

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