Cooperazione. Pescara-Nairobi, Abruzzo for Africa

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA – Pescara-Nairobi andata e ritorno. Un salto nel cuore dell’Africa sub-sahariana. Un salto nel mondo che spesso, volente o nolente, preferiamo non guardare: la realtà scomoda della fame, l’annosa, paradossale e deprimente questione che il 20% del pianeta fruisce dell’80% della ricchezza mondiale, mentre l’80% della popolazione mondiale si litiga il restante 20.

PESCARA – Pescara-Nairobi andata e ritorno. Un salto nel cuore dell'Africa sub-sahariana. Un salto nel mondo che spesso, volente o nolente, preferiamo non guardare: la realtà scomoda della fame, l'annosa, paradossale e deprimente questione che il 20% del pianeta fruisce dell'80% della ricchezza mondiale, mentre l'80% della popolazione mondiale si litiga il restante 20.

A due mesi dal World Social Forum del 2007, tenutosi dal 20 al 24 gennaio scorsi, a Nairobi, in Kenya, si è svolto ieri, presso la Sala consiliare del Comune di Pescara, un dibattito sul tema scottante (e, purtroppo, si potrebbe dire talvolta anche ‘scotto') della povertà dell'Africa, dell'importanza dei ‘fori sociali', dell'impegno che ognuno può investire nel creare delle nuove, positive realtà. La capitale keniota al centro dell'impegno sociale, della ricostruzione pratica e politica.
«Delle sette edizioni del Social Forum- ha affermato infatti Gabriella Di Censo, presidente dell'Arci di Pescara, nella sua introduzione- «quella di Nairobi rappresenta un nuovo punto di partenza. La prima volta che il Social Forum si spostava in Africa, non potevano certo essere dimenticati i gravi problemi che questo continente ha: salute, occupazione, e, soprattutto, la realtà più dura, quella della povertà e della fame».
Che un altro mondo è possibile, come dice lo slogan, è dato di fatto.
La politica, in primis, lo sa.
Così Gianni Melilla, il presidente del consiglio comunale, impegnato nelle operazioni di cooperazione internazionale, ha ricordato al pubblico «che il governo ha sottoscritto di poter giungere, entro il 2015, a impegnare lo 0,7% del Pil nazionale nelle operazioni di cooperazione, ma, a ben guardare, il nostro paese si attesta oggi come uno dei più arretrati e dei più ritardatari nel rispettare l'impegno, con l'attuale punteggio di 0,11%».
Le 80mila presenze registrate nella capitale keniota, però, sembrano aver lasciato il segno nella storia e nello sviluppo del Social Forum.
«Il successo di Nairobi- spiega infatti Paolo Beni, presidente nazionale dell'Arci- «non era scontato. Era una scommessa, non facile, all'inizio, dimostratasi una realtà formidabile, con una grande intensità di partecipazione. Il lavoro della società civile africana è stato grande, e ha dato nuova linfa al Social Forum, che,d'altro canto, dalla sua prima edizione, a Porto Alegre, nel 2001, è cresciuto, continuando a diffondere la consapevolezza della dimensione globale dei problemi. A Nairobi milioni di persone vivono nelle baraccopoli, sotto il livello della dignità umana. La società civile africana si sta organizzando e vuole il suo riscatto».
Molti, ovviamente, i problemi che affliggono il continente nero e, fra questi, anche quello degli aiuti umanitari che, passando sistematicamente per le vie istituzionali, arrivano spesso nelle tasche dei governi corrotti.
«La scelta di dormire nelle baraccopoli»- ha affermato durante l'incontro Renato Di Nicola, dell'Abruzzo Social Forum, impegnato in questi giorni nella campagna contro la privatizzazione dell'acqua- «è stata per noi fondamentale. E'stato un modo per conoscere da vicino i problemi di questa gente. Certo, i fori sociali non cambiano la realtà, ma ci mostrano come il sistema economico-politico odierno ci presenti un'unica, e per giunta ingiusta, possibilità, quando non è vero. Un altro mondo è seriamente possibile».
Concorda così anche don Marco Pagniello, direttore della Caritas diocesana di Pescara, che ha sottolineato l'impegno della chiesa, al fianco del popolo laico, per cercare un'alternativa di vita: «La povertà e la ricchezza di Nairobi sono una contraddizione? E' vero, ed è innegabile che la chiesa vive nelle contraddizioni, e lì deve stare», ha affermato.
Una cosa, al di là dei dibattiti, è auspicabile: che nel mondo ‘possibile' la fortuna non dipenda soltanto dal luogo di nascita.

Carlotta Giovannucci 16/03/2007 12.37