Vendita di auto senza Iva: pallavolista-concessionario nei guai

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ROSETO DEGLI ABRUZZI. Una società di commercializzazione di autovetture nei guai per Iva non pagata per 2 milioni. Militari della Guardia di Finanza di Roseto degli Abruzzi, hanno svolto indagini e verifiche fiscale nei confronti di una società di capitale operante nel settore della commercializzazione di autovetture nuove ed usate, con sede in Roseto degli Abruzzi. Le fiamme gialle hanno potuto così accertare che la stessa ditta ha perpetrato «una rilevante evasione fiscale riconducibile alla cosiddetta “frode carosello”».
Di fatti la ditta, secondo gli inquirenti, si sarebbe interposta fittiziamente tra i fornitori esteri (con sede nella Comunità Europea) e clienti italiani in modo da consentire l'evasione dell'imposta sul valore aggiunto relativa alle autovetture commercializzate.
«La società rosetana», hanno spiegato i finanzieri, «acquistava “formalmente” le autovetture dai fornitori esteri e le rivendeva, sempre “formalmente”, ad imprese italiane. L'Iva dovuta sulle medesime cessioni e addebitata alle società acquirenti, però, non è stata mai dichiarata a debito (avendo la società omesso la presentazione delle dichiarazioni fiscali) né tantomeno mai versata allo Stato. Le società acquirenti, di contro, beneficiavano di rilevanti crediti d'imposta, di fatto inesistenti, che non avrebbero mai potuto ottenere se avessero contabilizzato gli acquisti come direttamente provenienti dai fornitori esteri anziché dalla società ispezionata».
Questo sistema avrebbe poi falsato il mercato poiché non pagando tasse i prezzi erano di gran lunga inferiori a quelli praticati dai concorrenti.
Le autovetture, che hanno formato oggetto della frode fiscale, sono risultate essere di varie tipologie e di diverse marche tra cui anche auto di grossa cilindrata e di rilevante valore economico.
E' stato notato durante le indagini che l'impresa, inizialmente operante nella capitale, è stata rilevata interamente da un giocatore di pallavolo che ha svolto, e svolge tutt'ora, la propria attività professionale in diverse località italiane parecchio distanti dalla sede della società.
Ciononostante, l'atleta, pur occupandosi pressoché esclusivamente dell'attività sportiva, risultava gestire personalmente ed esclusivamente un'impresa di grandi dimensioni e fatturato, sprovvista altresì dei requisiti fondamentali per il concreto svolgimento dell'attività economica.
«L'attività ispettiva», hanno precisato i finanzieri, «si è conclusa con la rilevazione dell'emissione di fatture false per 11 milioni di euro; ricavi non dichiarati per tre milioni di euro ed Iva non versata per due milioni e mezzo di euro. Il giocatore di pallavolo, unico socio ed amministratore, è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Teramo per emissione di fatture per operazioni inesistenti, frode fiscale e falsità in atti».

14/03/2007 16.26