Centrali idroelettriche, anche D’Alfonso e Ricci bocciano il progetto

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Dopo le contestazioni degli ambientalisti alla proposta delle centrali idroelettriche sul fiume Pescara si aggiungono adesso anche le critiche dei sindaci di Pescara, Luciano D’Alfonso e Chieti, Francesco Ricci. I due hanno inoltrato una lettera all’assessore regionale all’ambiente Caramanico richiedendo «di sospendere ogni decisione definitiva in merito per una nuova valutazione dei progetti che, per quanto ci riguarda e allo stato dei fatti, difficilmente ci appaiono definibili “di pubblica utilità”»
[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=8710]TUTTO SUL PROGETTO[/url]

I punti del progetto bocciati dai due primi cittadini sono tanti e si va dal rischio idrogeologico dell'intero territorio alla «scarsa produzione» di energia idroelettrica che si riuscirebbe ad accumulare. Il sindaco di Pescara ritiene inoltre «strumentale» la definizione della ditta Sidital di
“parco per la produzione di energia elettrica” «in quanto noi siamo impegnati nella piena realizzazione del Parco Fluviale secondo pianificazione provinciale».

Un progetto che, come scritto sulla carta adesso non convince i due amministratori e più di tutti D'Alfonso: «la localizzazione delle due centraline, lo sbancamento, il disboscamento e cementificazione delle sponde e del fondo dell'alveo, avviene immediatamente a ridosso del confine delle nostre città, le più popolose d'Abruzzo e, nel caso di Pescara, la più interessata, perchè situata sulla foce».
«La sicurezza idrogeologica del nostro territorio», ha scritto ancora D'Alfonso nella lettera, «come anche del territorio della città di Chieti, la cui amministrazione risulta anch'essa all'oscuro dell'intera vicenda, verrebbe ulteriormente compromessa dai due sbarramenti ancor più dopo la realizzazione dell'argine enorme costruito sulla sponda del fiume Pescara a protezione del Centro Commerciale Megalò. Argine e nuovi sbarramenti», ricorda il sindaco, «ricadono infatti in zona classificata dal PAI a rischio massimo R4, e non occorre molta immaginazione per valutare l'effetto di piene improvvise che si scaricherebbero velocemente sui nostri territori urbanizzati in seguito all'irrigidimento delle sponde e all'eliminazione delle aree di esondazione lungo il corso del fiume, per quanto riguarda Megalò, con in più l'aggiunta di effetti da ostruzioni improvvise agli sbarramenti, non presidiati, a valle».
«La pesante turbativa degli elementi chimico-fisici», insistono i due amministratori, «che riguardano il trasporto solido, degli elementi biologici che definiscono la qualità delle acque fluviali, verrebbe pesantemente ad incidere sulla qualità delle acque e dell'ambiente complessivo da noi amministrato, ivi compreso la linea di costa e la balneabilità delle acque di mare».

13/02/2007 10.50