Bomba ecologica sulle rive del Pescara: decine di sostanze tossiche nel fiume

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Bomba ecologica sulle rive del  Pescara: decine di sostanze tossiche nel fiume
AGGIORNAMENTO (13.25) PESCARA. «Forse la discarica più grande d’Europa»; «una quantità enorme di rifiuti altamente inquinanti e tossici che hanno prodotto un grave inquinamento dei terreni circostanti»; «una spesa colossale che si aggira intorno ai 60 milioni di euro per la futura bonifica», «un fatto di un enorme gravità che risale probabilmente ad oltre 10 anni fa» ma che provoca una grossa ferita dalle dimensioni ancora da valutare nella regione verde d’Europa IL WWF: SCANDALO DI LIVELLO EUROPEO
La
scoperta della forestale è un colpo al cuore della regione e all'ambiente. Si tratta di un terreno di quasi 4 ettari di fronte alla stazione ferroviaria di Bussi sul Tirino nel quale la procura di Pescara ipotizza l'interramento di materiali inquinanti e altamente tossici per quasi 250.000 tonnellate. Una quantità immensa di veleni che secondo gli inquirenti «non sono riconducibili alla ditta Solvay ma probabilmente i fatti sarebbero precedenti». Le indagini sarebbero solo all'inizio e continueranno per accertare i responsabili che, per ora, sono accusati dalla procura, coordinata dal pubblico ministero Aldo Aceto, di «disastro ambientale e inquinamento delle acque». Il terreno è di proprietà di una società immobiliare milanese riconducibile alla Montedison dal 1999, che
in quegli anni vendeva proprio alla Solvay l'importante polo chimico della zona.

«UNA BOMA ECOLOGICA PER SECOLI»

Le indagini sono iniziate oltre un anno fa dopo il reperimento di alcuni indizi nel corso di altre indagini che hanno permesso di avviare ricerche parallele. In questo tempo sono state avviate ricerche ed effettuate analisi sul terreno e nei vicini corsi d'acqua e più volte i tecnici dell'Arta sono rimasti letteralmente allibiti dal livello di inquinamento e dalla moltitudine di sostanze altamente tossiche rinvenute. L'area nella quale sarebbero stati interrati i materiali tossici, fino ad una profondità di sei metri, si trova di fronte alla stazione ferroviaria di Bussi, tra la stazione e il fiume Pescara, poco a valle delle aziende del notissimo polo chimico.
Le sostanze interrate, mischiate ai terreni che sono stati inquinati da questi materiali, per effetto delle piogge avrebbero ceduto lentamente gli inquinanti al fiume per arrivare al mare. E' tuttavia noto
da anni che le numerose analisi effettuate sul fiume e alla foce del Pescara evidenziano la presenza di stranissimi e allarmanti elementi chimici molto pericolosi. L'odore dei solventi interrati nel momento in cui le ruspe hanno cominciato a scavare per avere la prova definitiva, secondo le persone presenti, era avvertibile anche ad oltre 20 metri di distanza rendendo necessario l'uso delle mascherine.



I VELENI PRESENTI

In quel terreno dei veleni sono stati rilevate abbondanti tracce di cloroformio, tetracloruro di carbonio, esacloroetano, percloroetilene, esaclorobutadiene, pentaclorobutadieni, tetracloroetano, composti organici clorurati, composti organici alogenati, idrocarburi policiclici aromatici, metalli pesanti, idrocarburi paraffinici, tricloroetilene, tetracloroetilene, triclorobenzeni.
Sarebbero tutti scarti di lavorazione di industrie chimiche che tuttavia sono molto comuni sul territorio nazionale e non è escluso che possano aver viaggiato anche per centinaia di chilometri prima di finire intombati in Abruzzo. Per questo «i danni prodotti all'ambiente sono incalcolabili e, fermo restando la situazione di fatto, dureranno migliaia di anni» ha dichiarato il sostituto procuratore Aceto. Tuttavia nonostante i reati contestati siano anche «inquinamento delle acque destinate all'uso pubblico» gli inquirenti hanno tenuto a tranquillizzare l'opinione pubblica dicendo che «l'acqua che beviamo è potabile e non ha subito contaminazione».
A questo punto però occorre individuare i responsabili di questo nuovo scempio che avrebbe seguito «strategie aziendali» scellerate e sarebbe «andato avanti per anni» senza peraltro che nessuno se ne accorgesse o avesse dubbi di sorta su quello che ruspe per anni avrebbero fatto. La motivazione sarebbe quella ovvia del grosso risparmio per lo stoccaggio e lo smaltimento che sostanze del genere prevedono a
carico delle industrie che le producono. Le indagini proseguono anche se al momento non vi sono indagati. Ma il problema ora saranno gli ingenti costi per lo smaltimento che potrebbero essere sostenuti dalla pubblica amministrazione salvo poi rifarsi sui proprietari terrieri.




«L'ACQUA CHE BEVIAMO E' POTABILE»

«Non dovrebbero esserci falde che possano interessare l'acqua di Pescara e comunque sia, a parte le verifiche che faremo, l'acqua di Pescara ha tutti i requisiti di potabilità», ha detto il pubblico ministero Aldo Aceto, «l'acqua del fiume però è compromessa anche se non deriva solo da questa nuova scoperta.
C'è da dire tuttavia che i veleni presenti sul terreno hanno un rilascio lento e progressivo di sostanze». Aceto ha poi detto che questa di Bussi può essere «una delle più grandi discariche tossiche e nocive che esista in Italia, e forse in Europa. Talmente grossa che non esiste neppure un sito dove andare a smaltire questo materiale. Riteniamo - ha proseguito il sostituto procuratore - che si tratti della punta di un iceberg nel senso che l'area nella quale sarebbero stati interrati i rifiuti potrebbe essere molto più vasta». Non si escludono dunque altre zone - ancora segrete - nelle quali potrebbero essere stati stoccati altri veleni pericolosi. Pur essendo in presenza di un vero e proprio «disastro ambientale che espleterà per centinaia di anni i suoi nefasti effetti» gli inquirenti hanno chiarito che al momento «non vi sono segnali tali che facciano pensare che siano stati creati pericoli alla salute umana». Che l'Abruzzo sotto il naso di tutti sia da anni la discarica di veleni? Le indagini probabilmente potranno dare risposte nei prossimi mesi ma i timori in questo
senso sono molto alti.


«CI COSTITUIREMO PARTE CIVILE»

Come naturale la vicenda ha sconvolto le amministrazioni locali che a breve dovranno decidere come agire. «Valuteremo nei prossimi giorni la portata del danno ambientale prodotto nel territorio di Bussi sul Tirino», ha commentato a caldo il presidente della Provincia di Pescara Giuseppe De Dominicis. «Ho già dato mandato ai legali della Provincia, nel caso in cui il danno fosse accertato e si dovesse arrivare ad un giudizio, di procedere alla costituzione dell'ente come “parte civile”». De Dominicis, che rivolge un plauso all'azione della magistratura e delle forze dell'ordine, sostiene come «non sia compito delle istituzioni accertare le eventuali responsabilità di ordine penale della
vicenda». «A noi spetta invece – prosegue – la tutela di beni preziosi come la salute dei cittadini e dell'ambiente da attentati come quello che si andrebbe profilando. In ogni caso, saremo accanto all'amministrazione comunale e ai cittadini di Bussi sul Tirino, nel perseguire in ogni sede gli eventuali responsabili di uno scempio dai risvolti ancora in gran parte oscuri». Anche il Comune di Bussi sul Tirino non starà a guardare: «Di fronte alle notizie che vengono diffuse in queste prime ore», ha commentato il sindaco Chella, «valuterò
la possibilità, in caso di accertamento di un danno ambientale e per la salute dei miei concittadini, e di avvio di un giudizio, per la costituzione
dell'amministrazione comunale di Bussi sul Tirino come “parte civile”». Il primo cittadino ha espresso, infine, «sostegno all'azione della magistratura e delle forze dell'ordine». 12/03/2007 20.00




IL WWF: SCANDALO DI LIVELLO EUROPEO

«La “Regione verde” impallidisce di fronte alle immagini impressionanti di 200000 tonnellate di rifiuti sotterrati a Bussi, a pochi metri dal Fiume Pescara e da due parchi nazionali. Appello al Ministro dell'Ambiente e alle Commissioni Rifiuti del Parlamento: subito un sopralluogo per avviare azioni immediate di bonifica e indagini sulle conseguenze sull'ambiente e sugli abitanti della valle del Pescara». «Siamo attoniti» dichiara Dante Caserta, Presidente del WWF Abruzzo «di fronte alle foto raccapriccianti raccolte durante i sopralluoghi: lastre di metri di spessore ed estese per decine di mq di cristalli di sostanze
tossiche; materiali di ogni colore immaginabile; tecnici che si sono sentiti male nonostante maschere e tute di protezione. Questa vicenda getta una luce sinistra sulla storia del vicino insediamento chimico di Bussi che per troppo tempo, evidentemente, ha ricevuto solo un benevolo trattamento da parte di chi appoggiava ciecamente il cosiddetto “sviluppismo industrialista”. Ora però non si sa dove trovare i 58 milioni di euro necessari per la bonifica».
«Per decenni nessuno ha visto nonostante il sito si trovi a fianco di una stazione ferroviaria e di un'autostrada», ha accusato Caserta, «sono le conseguenze di un complessivo lassismo del sistema Abruzzo rispetto all'applicazione delle normative ambientali: in queste condizioni possono maturare disastri come questi. Ricordo che la Regione Abruzzo non ha ancora varato il piano regionale delle bonifiche ed è molto indietro rispetto alle azioni previste per i due siti di bonifica di livello nazionale già individuati, a cui, evidentemente, si deve
aggiungere questo appena scoperto che rappresenta una situazione veramente drammatica. Esprimiamo il nostro plauso al PM di Pescara Aldo Aceto e al Comandante provinciale della Forestale Guido Conti che invece hanno voluto far vedere come è ridotto un territorio che è a poche centinaia di metri da due parchi nazionali, quello della Majella e quello del Gran Sasso». Per il WWF è uno scandalo di portata di livello nazionale ed internazionale che merita l'attenzione diretta del Ministro dell'Ambiente, della Commissione Europea e delle Commissioni Ambiente del Parlamento. Per l'associazione è necessario l'avvio immediato delle procedure di messa in sicurezza d'emergenza del sito e
di una vasta indagine sulle conseguenze sull'ambiente e sugli abitanti della vallata del Pescara. Inoltre si chiede di fare chiarezza sull'intero sito chimico di Bussi procedendo ad una valutazione a tappeto di tutte quelle aree che potrebbero essere state interessate da ulteriori sversamenti ed interramenti. 13/03/2007 13.17