Il Comune di Città S.Angelo condannato a pagare risarcimento di 600mila euro

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Il Comune di Città S.Angelo condannato a pagare risarcimento di 600mila euro
CITTA' SANT'ANGELO. Il Comune di Città Sant'Angelo è stato condannato dal Tar d'Abruzzo a risarcire l'imprenditore Gaetano Di Ciano di 600.000 mila euro. La sentenza è arrivata lo scorso 8 febbraio dopo oltre 15 anni di lotte tra l'imprenditore, assistito dall'avvocato Carlo Costantini, e l'amministrazione comunale.
Una cifra elevata per le casse del piccolo municipio ma che sono un riconoscimento di anni di attesa e dei danni materiali derivanti dal ritardo nel rilascio di una concessione edilizia per la costruzione di un albergo.
La vicenda, infatti, è iniziata il 28 febbraio del 1985 quando per la prima volta Di Ciano ha richiesto al sindaco di Città Sant'Angelo il rilascio della concessione per costruire la struttura alberghiera in contrada San Martino.
La richiesta è stata respinta, con il provvedimento del 13 aprile 1987 perché «la zona non era già edificata ed urbanizzata».
L'imprenditore ha presentato così un ricorso al Tribunale che, con sentenza del 27 aprile 1992, aveva annullato il diniego dell'amministrazione «in quanto sussistono i necessari presupposti per il rilascio della richiesta della concessione edilizia».
Nel frattempo il Comune aveva adottato un nuovo piano urbanistico e di fatto l'albergo dell'imprenditore avrebbe invaso parzialmente una strada.
Ma anche questo diniego è stato annullato dal Tribunale amministrativo (con sentenza 18 dicembre 1999) in quanto, si legge «il nuovo piano è stato rielaborato successivamente alla comunicazione della predetta decisione».
Ma anche sulla strada sono sorti alcuni dubbi: «risulta», ha infatti scritto il Tribunale, «che tale strada non era in concreto realizzabile (né risulta sia stata già realizzata) in quanto il tracciato era stato disegnato ignorando l'esistenza di alcuni edifici da tempo realizzati».

LA CLAUSOLA

Il 16 marzo del 2001 finalmente il dirigente del settore tecnico ha autorizzato l'esecuzione dei lavori per l'albergo di Di Ciano a condizione però «che l'interessato presentasse atto di rinuncia alla pretesa risarcitoria conseguente all'annullamento del diniego di concessione edilizia».
E così è stato, l'imprenditore ha finalmente cominciato i lavori il 10 marzo del 2002, assicurando che non avrebbe preteso i danni di tanti anni di attesa.
Ma qualcosa si blocca ancora.
Nel marzo 2005, infatti, l'imprenditore ha chiesto al Comune la concessione di una proroga del termine per l'ultimazione dei lavori perché il direttore aveva sospeso i lavori per il mancato rispetto delle norme di sicurezza.
Ma il Comune ha bocciato la richiesta.
Si è aperta così la strada verso il Tar: Di Ciano ha deciso di impugnare la decisione e ha chiesto anche la condanna dell'amministrazione per il risarcimento dei danni derivanti dal ritardo della concessione iniziale.
Sebbene l'imprenditore, dopo la concessione del Comune, avesse assicurato di rinunciare a qualsiasi risarcimento il Tribunale ha difatto annullato quell'atto ritenendo quella condizione «nulla» perché «emanata in assoluta carenza di potere».
«Inoltre», scrive ancora il Tar, «il pronunciamento favorevole del Comune a distanza di anni sulla originaria richiesta presentata nel 1985 costituisce la prova che l'originaria richiesta era fondata».
Da qui, quindi, l'obbligo per il Comune di risarcire i danni derivati dai sedici anni di attesa, stimati in 600mila, «conseguenti e reiterati atti dolosi o comunque palesemente colposi che sono stati tutti annullati con sentenze passate in giudicato».
La prescrizione del diritto al risarcimento, in questo caso non è stata applicata poiché più volte interrotta con la proposizione di ben tre giudizi.
Secondo il Tribunale aministrativo i 600mila euro sarebbero la cifra che renderebbe giustizia ai danni che si sono individuati nell'incremento dei costi complessivi di realizzazione e del costo di costruzione e del mancato guadagno derivante dall'attività e dalla perdita dell'avviamento commerciale.
All'amministrazione spetterà anche pagare 5mila euro per le spese legali.

Alessandra Lotti 12/03/2007 10.59