Il clero contro Padre Benedetto: «ha disobbedito»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Il clero contro Padre Benedetto: «ha disobbedito»
SAN BUONO (CH). L'Arcidiocesi di Chieti-Vasto a firma del vicario generale, monsignor Camillo Cibotti, si esprime per la prima volta sulla vicenda di padre Benedetto. A quattro giorni dal ritorno del francescano a San Buono, arriva una forte presa di posizione: «padre Benedetto ha violato il voto di obbedienza religiosa per la quale il frate dovrà rispondere a Dio e ai suoi superiori francescani». TUTTA LA STORIA
La lettera si apre subito con una precisazione: «Padre Benedetto non è mai stato né è oggi parroco di San Buono. Egli ha vissuto da solo per tre anni nel convento di Sant'Antonio», si legge nella missiva, «fino a quando, nel novembre 2006, in obbedienza a quanto disposto dai superiori, si è trasferito in una comunità degli stessi Frati a Lanciano».
«L'arcivescovo Bruno Forte ha richiamato frate Benedetto Ferrante una sola volta», spiega Cibotti, «a causa di alcune irregolarità canoniche da lui compiute (battesimi fatti senza autorizzazione e registrazione nei rispettivi registri parrocchiali di bambini provenienti da parrocchie di varie diocesi). Dopo l'ammissione dei fatti e l'espressione del pentimento da parte del frate, l'arcivescovo lo ha perdonato senza comminare alcuna pena canonica, con l'impegno formale dello stesso ad attenersi sempre fedelmente alle norme canoniche della Chiesa» E la lettera fa anche riferimento diretto al trasferimento e al ritorno, in tutta fretta, a San Buono: «se il ritorno al convento di Sant'Antonio è avvenuto in conformità a una decisione dei superiori esso è giustificato; se no, si tratta di una violazione del voto di obbedienza religiosa per la quale il frate dovrà rispondere a Dio e ai suoi superiori francescani».
Circa alcune affermazioni attribuite dai giornali ai fedeli, in specie quella secondo cui alcuni non sarebbero andati a Messa se non fosse stata celebrata da padre Benedetto Cibotti replica: «la Santa Messa è il memoriale del sacrificio di Cristo e non va mai legata alla persona di chi celebra. Non andare a Messa la domenica e nei giorni di precetto se essa non è celebrata dal prete desiderato è peccato grave, di cui risulterebbe responsabile lo stesso sacerdote interessato, qualora non correggesse su questo punto i fedeli».


«FEDELI CHIASSOSI ED ARROGANTI: PENTITEVI»


La Curia «depreca i modi chiassosi e arroganti che alcuni fedeli hanno usato nel chiedere il ritorno del padre Benedetto Ferrante», scrive ancora Cibotti, «compresa la messinscena vistosa dell'andata a Lanciano per prelevarlo, e li invita al sincero pentimento. Da parte dell'arcivescovo c'è stata la massima disponibilità all'ascolto, come può testimoniare il cosiddetto comitato per il Convento di San Buono, ricevuto in episcopio il 26 gennaio scorso. L'Arcivescovo», chiude il monsignore, «rispetta le decisioni dei superiori del frate augurandosi che, nel caso di ritorno della presenza stabile francescana al convento di Sant'Antonio in San Buono, essa possa configurarsi nella forma di una regolare fraternità, guidata da un padre superiore responsabile (Padre Guardiano, secondo la dizione francescana), come è richiesto dalla stessa regola francescana».

08/03/2007 11.01