Cococo: quando è lo Stato a vessare i precari

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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LE STORIE. Domenico Ronca, della segreteria regionale Cgil ha inviato una lettera all'assessore al Lavoro Fernando Fabbiani per cercare di risolvere la situazione di una lavoratrice «illegittimamente licenziata», uno dei tanti esempi in cui è lo Stato a vessare i precari. «Può un ente che lavora con la Regione e con le Province abruzzesi su progetti di stabilizzazione dei lavoratori e di lotta alla precarietà», si domanda la Cgil, «avere al suo interno problemi di irregolarità e sfuggire perfino al confronto con il Sindacato su questi temi?»


LE STORIE. Domenico Ronca, della segreteria regionale Cgil ha inviato una lettera all'assessore al Lavoro Fernando Fabbiani per cercare di risolvere la situazione di una lavoratrice «illegittimamente licenziata», uno dei tanti esempi in cui è lo Stato a vessare i precari.
«Può un ente che lavora con la Regione e con le Province abruzzesi su progetti di stabilizzazione dei lavoratori e di lotta alla precarietà», si domanda la Cgil, «avere al suo interno problemi di irregolarità e sfuggire perfino al confronto con il Sindacato su questi temi?»

«Abbiamo un contenzioso aperto con Italia Lavoro», spiega il portavoce della Cgil, «che riguarda una lavoratrice che, a nostro avviso, ha avuto un rapporto di lavoro subordinato (dal 1999) mascherato da Co.co.co. ed è stata illegittimamente licenziata».
Il sindacato ha avanzato la richiesta di regolarizzazione e di reintegra della ex-dipendente: «trattandosi di Italia Lavoro, ente strumentale del Ministero, abbiamo cercato una interlocuzione con il dirigente locale con lo scopo di trovare una soluzione che ci potesse evitare la vertenza».
Ma il tentativo è stato «infruttuoso» e il sindacato si è visto costretto «a chiedere alla locale Direzione Provinciale del Lavoro di Pescara di convocare l'Ente in commissione di conciliazione per esperire il tentativo obbligatorio di conciliazione».
Italia Lavoro «non si è presentata alla riunione» e successivamente la Cgil ha saputo che «si sono create le condizioni per poter attivare dei contratti di lavoro per progetti sul territorio Regionale, per uno di questi ci è stato proposto l'attivazione di un Co.co.pro. per la lavoratrice in questione, a condizione che la stessa firmasse un verbale di rinuncia al pregresso».
«Riteniamo la richiesta, non solo inaccettabile, ma indecorosa», tuona Ronca, «come, peraltro, indecorose erano state le proposte di lavoro (precario e fuori Regione) fatte alla lavoratrice».
Storie tutt'altro che isolate visti i tempi che corrono.

CERTEZZA DEL FUTURO E PUBBLICO IMPIEGO DUE RETTE PARALLELE… COME I BINARI


Tra le tante email che riceviamo che parlano di disagio e precarietà abbiamo scelto questa di un ragazzo di 25 anni che da un un anno e mezzo lavora per una consociata delle Ferrovie dello Stato con un contratto a progetto già rinnovato una volta.
«Purtroppo svolgiamo anche incarichi che non rientrano nel nostro "progetto"», spiega il giovane, «con la solita promessa che un giorno, e ci tengo a precisare non so quando, questo benedetto contratto a progetto diventi finalmente stabile e indeterminato. In questa consociata, che tra un mese verrà inglobata in una nuova società delle Ferrovie dello stato, ci sono anche molti consulenti con auto, cellulari, stipendi stratosferici e si continuano ad affittare capannoni industriali per la crescita dei traffici ferroviari».
La cosa «assurda» agli occhi del giovane sarebbe che tali consulenti «over 50, sono riusciti a convertire il loro contratto di consulenza in contratti a progetti per sfruttare l'onda della nuova finanziaria e trovarsi un giorno anche loro assunti nelle Ferrovie e visto i rispettivi stipendi, andranno anche ad occupare posti nei ruoli di dirigenza».
«E' possibile che noi, giovani», si domanda il nostro lettore, «con il solito misero stipendio di 1000,00 euro mensili, con contratti a progetto, con orari lunghissimi non possiamo avere un contratto definitivo per crearci un futuro come cerchiamo giorno dopo giorno di portare un futuro alla nostra azienda?
E' possibile che ci sia un gran dispendio di soldi e non ci vengono riconosciuti contributi, TFr, ferie e non abbiamo nemmeno il lusso se qualche volta ci capita di essere influenzati di potercene stare un po' a letto?»
Uno sfogo che crediamo comprendere la rabbia una intera generazione che porterà con sé -e dentro di sé- le conseguenze di questa precarietà probabilmente per sempre.


06/03/2007 9.54