Cococo: «più tutele e partecipazione al tavolo per la stabilizzazione»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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TERAMO. Ampliare le tutele dei collaboratori e concedere ai precari la possibilità di partecipare al confronto che sarà avviato con i sindacati, il 12 marzo, ai fini della stabilizzazione. Sono state queste le due principali richieste avanzate dal coordinamento dei Co.co.co. della Provincia di Teramo nel corso del convegno promosso dallo stesso e svoltosi questa mattina, nella sede dell’ente, alla presenza degli atipici della Provincia di Pescara, della Provincia di Chieti e dell’Arta.

TERAMO. Ampliare le tutele dei collaboratori e concedere ai precari la possibilità di partecipare al confronto che sarà avviato con i sindacati, il 12 marzo, ai fini della stabilizzazione. Sono state queste le due principali richieste avanzate dal coordinamento dei Co.co.co. della Provincia di Teramo nel corso del convegno promosso dallo stesso e svoltosi questa mattina, nella sede dell'ente, alla presenza degli atipici della Provincia di Pescara, della Provincia di Chieti e dell'Arta.

L'incontro si è aperto con il messaggio inviato ai precari della Provincia di Teramo dal ministro del Lavoro Cesare Damiano.
Il ministro ha ribadito il proprio interesse per il tema dibattuto e sottolineato il proprio impegno «nel combattere l'impiego distorto delle forme di lavoro flessibili e nell'incentivare le assunzioni a tempo indeterminato e le trasformazioni in tal senso dei rapporti di lavoro già in essere, promuovendo la diffusione della stabilità lavorativa anche e soprattutto da un punto di vista culturale…».
E' seguito l'intervento di un rappresentante del movimento dei precari della Provincia di Teramo, Enrico De Julis, il quale ha letto un documento contenente la fotografia della situazione all'interno dell'ente: su un organico complessivo di 395 persone, i precari della Provincia di Teramo sono 107, cioè il 27% della forza lavoro complessiva.
Inoltre, alcuni servizi innovativi per l'ente come quelli all'impiego sono stati istituiti utilizzando esclusivamente personale precario. Acuni esempi: questa mattina il Centro per l'Impiego di Giulianova non ha potuto erogare i servizi istituzionali in quanto i collaboratori hanno partecipato al convegno mentre un laconico cartello, nella sede del Centro per l'Impiego di Teramo, annunciava che “per esigenze organizzative saranno garantiti solo i servizi di base”.
Non solo i servizi all'impiego, ma anche altri servizi fondamentali per l'ente (politiche comunitarie, concessioni, comunicazione, gestione rifiuti, osservatorio immigrati) sono coperti ricorrendo a personale precario. Che, nel 70% dei casi, è laureato e offre all'ente una qualità professionale molto elevata.
«Ci sembra che vi sia una stridente dicotomia, una evidente distonia – ha affermato De Jiuliis a nome dei precari – tra le linee evolutive, incidenti sulla Pubblica amministrazione e sull'intero sistema Paese, disegnate dall'Unione europea, ed il comportamento di fatto tenuto dalla Pubblica Amministrazione nel suo complesso».
Significativo, su questo punto, il contributo video del giuslavorista Valerio Speziale, docente di diritto del lavoro all'Università di Chieti, il quale si chiede se non sia opportuno rivedere l'articolo 97, comma 3 della Costituzione, che prevede l'accesso alla PA attraverso procedure concorsuali e adeguare così l'Italia agli indirizzi degli altri Paesi europei. Speziale ha citato a tal proposito alcune sentenze della Corte di Giustizia europea.
Da qui l'esigenza di avviare un percorso di stabilizzazione che veda protagonisti i precari, i quali chiedono attraverso il movimento di poter partecipare a pieno titolo al tavolo istituzionale convocato per il 12 marzo per iniziare a discutere, insieme ai sindacati, di stabilizzazione. Richiesta condivisa dal presidente della Provincia, Ernino D'Agostino, che nell'intervento finale ha sottolineato la necessità di «riconoscere nel coordinamento dei precari l'interlocutore costante dei problemi avanzati dai lavoratori atipici» e annunciato la volontà di risolvere il problema della rappresentanza dei precari al tavolo di confronto avviato con i sindacati.
«Credo che la precarietà non si sposi con l'efficienza e le esigenze di ammodernamento della Pubblica Amministrazione – ha detto D'Agostino – il primo impegno è dunque quello di spingere affinché il governo risolva le questioni ancora aperte e aumenti le risorse per la stabilizzazione. Io sono per avviare comunque il percorso, anche se lo si dovrà fare gradualmente e in un'ottica pluriennale. In ogni caso, la spesa per il personale quest'anno prevede il rinnovo dei contratti di collaborazione».
Tutti d'accordo sulla necessità di un impegno congiunto a favore della stabilizzazione i rappresentanti istituzionali intervenuti. Secondo l'assessore regionale al Lavoro, Fernando Fabbiani, i fondi saranno aumentati (5 milioni di euro sono quelli attualmente previsti dalla Finanziaria nazionale) e quindi gli enti dovranno farsi trovare pronti il 30 aprile, termine entro il quale devono presentare all'esecutivo nazionale i piani di stabilizzazione.
A rappresentare le quattro Province abruzzesi c'era Giuseppe De Dominicis, presidente dell'UPA e della Provincia di Pescara. Nel rimarcare le difficoltà legate al sostegno finanziario dei percorsi di stabilizzazione, De Dominicis ha indicato alcune strade alternative, tra le quali le opportunità legate al trasferimento completo delle deleghe sulla formazione dalla Regione alle Province, le cui risorse potrebbero essere impiegate per assumere i precari.
Al convegno hanno partecipato anche Maria Pia Di Quinzio (Rsu dei Co.co.co. della Provincia di Pescara), la quale ha ricordato il percorso individuato da Pescara per costruire la rappresentanza sindacale dei Co.co.co., e i direttori generali delle Province di Teramo e Pescara (rispettivamente Francesco Grue e Mario Collevecchio), i quali hanno svolto un'analisi tecnica della situazione e stigmatizzato i limiti contenuti nella Finanziaria.
«Si può comunque aprire - ha detto Grue - un confronto per arrivare a una piattaforma condivisa non solo sulla stabilizzazione ma anche sulla specifica questione del riconoscimento dei diritti dei lavoratori precari».
«Dobbiamo spostare l'approccio – ha detto Collevecchio – e, al di là delle contraddizioni della Finanziaria, riconoscere che la stabilizzazione dei precari è utile alla governance della Pubblica Amministrazione».

03/03/2007 9.53