"Clinica del futuro" e "Grande Europa": il mistero secondo la Procura

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCINA. Stando alla ricostruzione dei fatti della Procura della Repubblica di Avezzano sono moltissimi gli elementi contrastanti, sintomo di una operazione fin dall’inizio poco chiara e confusa. E dopo più di due anni la vicenda è tutt’altro che terminata.


PESCINA. Stando alla ricostruzione dei fatti della Procura della Repubblica di Avezzano sono moltissimi gli elementi contrastanti, sintomo di una operazione fin dall'inizio poco chiara e confusa. E dopo più di due anni la vicenda è tutt'altro che terminata.

Clinica del futuro, a che punto siamo?
Il progetto fantasmagorico, promosso dalla società Grande Europa Srl di Maurizio Giorgetti
è definitivamente sfumato, come avevamo scritto tempo fa.
Ma i procedimenti giudiziari a carico dei denunciati, ovvero di quelli che fin dall'inizio avevano cercato di raccontare la storia nei suoi più torbidi retroscena, prosegue.
Ecco una dettagliata ricostruzione di quanto accaduto; questa volta è la Procura a tracciare le contorte traiettorie di una vicenda singolare.


LA GRANDE PROPOSTA

Era il 6 luglio 2004 quando la società Grande Europa presentò una proposta programmatica per la realizzazione di una struttura sanitaria specialistica di cardiologia e cardiochirurgia (80 posti letto, 8 sale operatorie, 2 elicotteri e 4 ambulanze). Venne presentato come il fiore all'occhiello della chirurgia moderna, impossibile rifiutare per il piccolo centro di Pescina, che sperava in questa nuova linfa vitale.
La proposta prevedeva la creazione di una società mista con la partecipazione del Comune di Pescina che avrebbe partecipato con una quota del 20 %. Di fatto nessun passaggio di contante tra amministrazione e Grande Europa, ma esclusivamente «la cessione di palazzo Guglielmi valutato 100.000 euro». Il rimanente 80% era a carico della società di Giorgetti.

I SOLDI FANTASMA

«La società», si legge nei documenti della Procura, «dichiarava di avere i mezzi finanziari per far fronte alla realizzazione dell'opera» (circa 400 mila euro). La società vantava inoltre una garanzia fidejussoria rilasciata dalla Finroma s.p.a di Roma.
In realtà le indagini della Procura dimostreranno nel maggio del 2005 (prima che la proposta venisse bocciata definitivamente in Consiglio comunale ma dopo l'inizio dell'iter), tramite corrispondenza via fax l'inesistenza di questa fidejussione.
Le uniche risposte che giungono in merito le fornisce una omonima compagnia di finanziamenti, ma non sita in via Calabria 12 a Roma, come segnalato nei documenti della Grande Europa.
In quella via, secondo le indagini della Procura di Avezzano «non sono stati reperiti uffici», il numero telefonico «è collegato ad un fax».
Pare però che ci sia una seconda sede a Cassino, in Piazza della Scolastica.
I numeri di telefono sono due ma «inattivi». Di certo strano per una grande organizzazione.
In seguito la Procura contatterà un'altra Fin Roma di Cassino la quale dichiarerà «l'assenza di scritture e atti intercorsi tra Fin Roma e la società rispondente al nominativo “La Grande Europa”».
Giorgetti quindi non avrebbe mai fatto richiesta di denaro, ma intanto vantava soldi e fidejussioni.
Di questo il Comune di Pescina non ne sapeva nulla, non erano stati fatti controlli incrociati per verificare l'attendibilità di quanto detto e l'entusiasmo cresceva con il passare del tempo.

LA SOCIETA' MISTA SFUMA

Il 27 luglio 2004, la proposta della Clinica del futuro viene portata in consiglio comunale che approva il progetto.
Al consiglio successivo vengono rimandati gli atti per l'eventuale costituzione della società mista, società che non verrà mai realizzata.
Infatti il 7 settembre del 2004 arriva una nuova proposta della Grande Europa, dove si chiede «l'alienazione di palazzo Guglielmi, da destinare sempre a struttura sanitaria».
Così la società di Maurizio Giorgetti si impegnò a versare 100 mila euro per il corrispettivo dell'immobile (in rate da 10 mila euro mensili), «con un primo versamento», si legge negli atti, «di pari importo al momento della stipula del rogito notarile di compravendita».
E anche in questo caso la Grande Europa chiamò in causa la Fin Roma che avrebbe garantito «l'obbligo dei pagamenti rateali».
Non c'è da stupirsi che anche di questo l'agenzia di fidejussioni omonima non ne sapesse niente.
A conti fatti per il Comune era anche più vantaggioso: niente società mista ma 100.000 euro di introiti per un palazzo che fino a qualche mese prima si era impegnato a cedere in cambio di una quota del 20%. La proposta viene portata in consiglio comunale il 27 settembre 2004 e il consiglio approva «l'alienazione di palazzo Guglielmi alla società richiedente dando atto che due precedenti bandi di gara per la vendita erano andati deserti».

LA COMPRAVENDITA DI PALAZZO GUGLIELMI

La firma definitiva del contratto ci sarebbe stata al termine di tutti i versamenti mensili. Il segretario comunale Gianluca Formisano, secondo la Procura di Avezzano, avrebbe dichiarato di «non aver mai avuto rapporti diretti con Maurizio Giorgetti», responsabile della società che aveva proposto la realizzazione della clinica, ma che «le proposte furono portate in consiglio direttamente dal sindaco».
Il segretario riferisce inoltre che il contratto preliminare di compravendita «non è stato stipulato perché la società non ha versato i 20.000 euro necessari».
Segnali di pagamento non ne arrivano, nonostante le sollecitazioni da parte del Comune, che forse cominciava a sentire puzza di bruciato.
Ad arrivare erano esclusivamente promesse mai mantenute, ed infatti fino a febbraio 2005 ancora nessun versamento viene registrato.
Ma la procura ottiene un verbale di assemblea del 28 ottobre 2004 della Grande Europa in cui risulta «l'approvazione di un nuovo statuto», si legge negli atti, «la variazione di oggetto sociale e la trasformazione in società unipersonale (Maurizio Giorgetti). Il capitale sociale risulta portato a 80 mila euro, quando arrivarono le proposte al comune ammontava a 10 mila euro».
Impossibile capirne di più.
La Procura continua le sue indagini tra mille difficoltà oggettive sulla società mutante e scopre che la sua sede legale è in realtà «un immobile fatiscente di proprietà della società», i numeri telefonici indicati sulle proposte fatte al Comune sono intestati non a Giorgetti, ma ad un'altra persona, «con medesimo domicilio del responsabile della Grande Europa».
Pare anche, secondo accertamenti fatti alla Corte d'Appello, che Giorgetti si fosse presentato come candidato a Presidente della Provincia dell'Aquila ma la sua lista non era stata ammessa.
L'imprenditore è sparito dalla circolazione, il Comune ha cercato di dimenticare prima possibile questa grande burla e i due giornalisti querelati che avevano fin dall'inizio avanzato qualche dubbio aspettano di essere prosciolti da ogni accusa, poiché la loro tesi ampiamente dimostrata anche da chi è tenuto ad indagare per punire eventuali violazioni di legge.
Quali saranno i prossimi passi?
La Procura sta verificando presso l'agenzia Unipol un'altra fantasmagorica fideiussione di otto milioni di euro, annunciata da Giorgetti e supportata ampiamente dalla stampa locale di cui tuttavia si sa molto poco.
Si aspettano inoltre dettagli importanti dall'incarto giacente presso la «Banca mondiale degli investimenti» (organismo indicato dall' imprenditore Giorgetti) ma del quale è dubbia l'esistenza.
Cosa succederà? Sono in molti ad attendersi una risposta da parte degli inquirenti che possa finalmente mettere la parola fine ed accertare la piena regolarità di tutta l'operazione. In caso contrario i responsabili dovranno pagare.

04/05/2006 8.00