Di Primio: «Farò di tutto per salvare Villa Pini»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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CHIETI. «Tranquilli: io su Villa Pini mi posso muovere liberamente perché non faccio parte di quella mangiatoia tangentizia che conoscete. Come sindaco seguirò esclusivamente l'interesse della città».
Un interesse ad «avere un centro sanitario privato di eccellenza alternativo all'ospedale pubblico, quello dei dipendenti di essere pagati ed infine il diritto dei malati ad essere assistiti. Punto».
Umberto Di Primio, in una delle sue prime uscite da sindaco, tiene a precisare con chiarezza i paletti entro cui si muoverà: qualche polemica con il suo predecessore Ricci, molta cautela (non a caso è un avvocato) negli aspetti formali di protocolli, date, leggi, commi e così via, la preoccupazione di far vedere che l'amministrazione comunale su Villa Pini è vigile e non si lascerà sfuggire di mano questa attività economica decisiva per Chieti.
Il che è poi quello che vogliono i dipendenti della clinica, il curatore fallimentare, i creditori, i sindacati da tempo impegnati ad incanalare la soluzione del puzzle Angelini verso un esito positivo (cioè i soldi in busta paga).
Dopo le critiche all'ordinanza di Ricci («era solo elettorale e fatta male, forse illegittima perché il funzionario responsabile della sanità non l'ha scritta lui, comunque viziata da eccesso di potere e debordante rispetto alle competenze del Comune»), Di Primio ha detto due cose importantissime: la prima è che comunque il Comune si è costituito al Tar in difesa di quell'ordinanza, pur con tutti i difetti che ha. Se l'avesse ritirata ci sarebbero stati grossi problemi.
E questo è un netto cambiamento di rotta politico, visto che l'ordinanza di Ricci era la risposta al manager Asl di Chieti che aveva dato l'impressione di voler chiudere Villa Pini alla non solo quale non ha fatto sconti, ma non ha nemmeno dato i 2 milioni di euro che il curatore aspetta.
La seconda notizia importante è che ha integrato la vecchia ordinanza con una ricognizione della situazione generale di Villa Pini e delle altre società della galassia Angelini.
In questo modo la Regione è stata messa nelle condizioni di avere un'integrazione dell'autorizzazione sanitaria generica inviata da Ricci e ciò in vista del riaccreditamento.
Infatti sempre più spesso si riparla di questo adempimento regionale, che precedentemente era stato “dimenticato” in varie occasioni pubbliche.
Ma il problema oggi è se i vecchi accreditamenti saranno restituiti tutti alla curatela e se sarà firmato il nuovo contratto che sarà sottoposto al Curatore il 4 maggio, data nella quale Villa Pini è stata convocata.
Cioè se il curatore seguirà la stessa linea delle altre Cliniche che fino ad oggi - ma la situazione è fluida - si sono rifiutate di firmare.
Sulle decisioni regionali il sindaco non ha competenza, ma da quello che si è capito il suo impegno è nel senso che Villa Pini non può e non deve perdere l'occasione di lavorare in convenzione.
I documenti che il sindaco ha illustrato vanno infatti tutti in una direzione: ridare gli accreditamenti a Villa Pini.
Per le altre società, in attesa delle decisioni del Tribunale fallimentare, prima di far chiudere il sindaco aspetterà tutti i 90 giorni delle diffide ad adeguarsi.
Il che significa che Chiara Angelini deve muoversi e subito per non far trovare terra bruciata ed il solito contenzioso tra un eventuale nuovo curatore, la Regione ed il Comune.

Sebastiano Calella 17/04/2010 9.55

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