Inchiesta Di Orio, Tiberti: «nessuna mossa politica dietro la mia denuncia»

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

4652

L'AQUILA. Se il rettore Ferdinando Di Orio preferisce il silenzio, Sergio Tiberti, il docente universitario che con le sue accuse ha fatto aprire l'inchiesta per concussione ai danni del massimo vertice dell'Ateneo, decide di continuare a parlare.


L'AQUILA. Se il rettore Ferdinando Di Orio preferisce il silenzio, Sergio Tiberti, il docente universitario che con le sue accuse ha fatto aprire l'inchiesta per concussione ai danni del massimo vertice dell'Ateneo, decide di continuare a parlare.Lo fa con dichiarazioni di fuoco, replicando innanzitutto a quelle che Di Orio aveva definito «accuse deliranti»: «questa è una chiara intimidazione ai magistrati», sostiene Tiberti, «che da mesi ritengono invece fondate le motivazioni per una indagine».
Alcuni mesi fa il docente, ordinario di Igiene alla Facoltà di Medicina, aveva presentato un esposto nel quale avrebbe descritto, secondo quanto raccontato dallo stesso rettore raggiunto dall'avviso di garanzia nei giorni scorsi, presunti favori accademici che il rettore avrebbe concesso chiedendo in cambio dei regali e dei soldi.
Denaro, stando alla denuncia in mano agli investigatori, finito nelle tasche del rettore sotto forma di contante ed assegni.
Ma Tiberti smentisce: «nel merito della vicenda giudiziaria è opportuno chiarire che la denuncia, contrariamente a quanto affeRma Di Orio. non riguarda assolutamente somme versate in cambio di favori ma ben altri fatti di cui il rettore è perfettamente a conoscenza».
L'indagato ieri ha annunciato il silenzio stampa sulla vicenda fino alla conclusione delle indagini ma ha parlato fin da subito di una «presunta vendetta», ipotizzando anche motivi politici.
Per il professore Tiberti, però, sebbene Di Orio abbia annunciato la linea del no comment, almeno per il momento, «non perde comunque occasione per continuare a lanciare messaggi oscuri e incomprensibili annunciando non si sa quali mosse del ''rappresentane del Governo Berlusconi''. Non sapendo cosa fare», continua, «il rettore come sempre la butta in politica, agitando i fantasmi del complotto e uno strano contesto socio politico nel quale si sarebbe manifestato questo vergognoso episodio. Qui di vergognoso», insiste il docente, «ci sono solo i comportamenti recidivi e le azioni concussorie oggetto della denuncia, che saranno inequivocabilmente confermate dalla documentazione all'esame della Procura».
Insomma Tiberti consiglia di «non buttarla in politica» e di non fare «propaganda sull'attività istituzionale» con gli incontri con il ministro Brunetta perchè quello «è semplicemente il suo dovere finchè riveste la carica di rettore».
Alle «centinaia di cittadini, studenti e personale» che, secondo quanto riferito da Di Orio avrebbero solidarizzato con lui in queste ore «consiglio», dice ancora Tiberti, «di solidarizzare con la magistratura, evitando di anticipare giudizi, tenendo ben presente che le vicende giudiziarie del professore non minacciano il futuro dell'Università né della città».
Il professore contesta anche i «comunicati stampa ufficiali dell'Ateneo» inviati dal rettore per una vicenda «tutta personale» e si chiede se «utilizzare i potenti mezzi e il personale dell'ateneo per fatti privati non sia reato».
16/04/10 11.37

CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK