Ari, il sindaco:«nel paese della legalità impossibile far rispettare la legge»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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LA DENUNCIA. ARI. «Impossibile far rispettare la legge anche nel paese della legalità, ecco perché abbiamo scritto al presidente Napolitano e al ministro Maroni».



La protesta del sindaco, Elena Di Biase, contro lo scarso sostegno delle istituzioni alle amministrazioni locali.
«Nemmeno la presenza dei carabinieri è sufficiente a eseguire con successo la chiusura di un esercizio pubblico che continua a lavorare senza licenza».
«Il nostro Comune, e siamo convinti che lo stesso accade per una miriade di piccole amministrazioni sparse per la penisola, non riesce più nel compito fondamentale di far valere le leggi di fronte alle piccole e grandi trasgressioni che emergono praticamente ogni giorno».
Lo dichiara il sindaco di Ari, Elena Di Biase, dopo l'ennesimo episodio di illegalità avvenuto nel “Paese della memoria” che da anni solidarizza concretamente con gli eroi dello Stato caduti nell'adempimento del dovere verso le istituzioni democratiche.
«Da mesi cerchiamo di eseguire un'ordinanza di chiusura nei confronti dei gestori di un bar che opera in mancanza di ogni autorizzazione, licenza compresa», spiega il sindaco, «ma la notifica fatta da una agente della nostra polizia municipale continua a essere ignorata».
L'amministrazione, racconta il primo cittadino, ha poi deciso di avvalersi dell'aiuto dei carabinieri, il cui intervento veniva ritenuto decisivo per l'esecuzione dell'ordinanza di chiusura, scattata dopo verifiche che hanno rivelato l'assenza delle prescritte licenze.
«Senza menzionare altri dettagli inquietanti della vicenda - di rilevanza penale, che saranno da noi presto denunciati in Procura- l'operazione, l'altro ieri», rivela Di Biase, «si è però conclusa con un nulla di fatto; basti sapere che una persona molto vicina al gestore ha stracciato l'ordinanza notificata e rimosso i sigilli che il nostro agente tentava di apporre nel locale, nonostante la presenza degli stessi carabinieri; è inconcepibile».
Il bar è di fatto il quinto esercizio della categoria a operare in un Comune che per regolamento prevede quattro locali.
Secondo il sindaco, «la resistenza illegale contro il nostro provvedimento si traduce in questo caso in un'alterazione dei meccanismi della concorrenza commerciale, per non menzionare gli scenari possibili se passasse il messaggio che a Ari si può aprire un pubblico esercizio senza autorizzazioni e continuare, ciononostante, a agire indisturbati».
Il sindaco annuncia quindi che «dal Comune è partita una lettera al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e al ministro dell'Interno Roberto Maroni, per far sentire forte il disagio della collettività di Ari, priva della protezione di un presidio delle forze dell'ordine –qui non c'è una stazione carabinieri- mentre sono in crescita fenomeni come i furti notturni e gli atti di vandalismo ai danni del patrimonio pubblico e privato».
«Ma ci chiediamo», osserva Elena Di Biase, «e soprattutto chiediamo alla Prefettura, che avvertiamo lontana, chi deve coadiuvare la Polizia municipale nell'esecuzione delle ordinanze amministrative, perché cominciamo a avvertire la spiacevole sensazione di vivere in un paese senza leggi e senza regole».
Alla lettera inviata alle alte cariche dello Stato si affiancherà presto, annuncia il sindaco, «un'interpellanza parlamentare sul problema dell'ordine pubblico ad Ari e sui rapporti tra Comune e istituzioni sovraordinate».
Il sindaco infine conferma l'imminente riattivazione –secondo le nuove disposizioni di legge- delle “Rondini della notte”, servizio di vigilanza passiva lanciato a livello nazionale proprio dal Comune di Ari con l'aiuto di volontari aresi che hanno abbracciato la causa della prevenzione degli atti di illegalità anche per la tutela del patrimonio comunale.

15/04/2010 9.34

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