Discarica di Bussi: i Comuni di Pescara e Chieti non ammessi a parti civili

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Discarica di Bussi: i Comuni di Pescara e Chieti non ammessi a parti civili
PESCARA. Una scrematura delle parti civili. Il gup del tribunale di Pescara, Luca De Ninis, si è pronunciato sull'ammissibilità delle parti civili nell'ambito dell'udienza sulla discarica di Bussi.
Oggi l'affollata udienza è servita a capire quali saranno le parti civili presenti nel processo e perché. Cioè in pratica quali soggetti nell'eventualità di una sentenza di condanna saranno legittimati a chiedere un risarcimento danni.
Il giudice nella sua ordinanza ha ammesso il Ministero dell'Ambiente, la Regione Abruzzo, la Provincia di Pescara, i Comuni di Bussi, Castiglione e Tocco da Casauria, la Solvay Spa, Solvay Solexis, Solvay Sa.
Tra le associazioni il Wwf, Legambiente, Italia Nostra, Lega anticaccia, Lida onlus, Codici onlus, e alcuni cittadini che hanno diretta relazione con il sito perché vi abitano molto vicino.
Non sono stati ammessi i lavoratori, le associazioni Marevivo, Miladonnambiente, S.O.S. Utenti, Antana, Ecoistituto, i Comuni di Pescara, Chieti e Torre de' Passeri.
Secondo il gip alcune associazioni sarebbero state escluse o perché non iscritte nell'apposito albo ministeriale o perché non sarebbe stato provato un interesse diffuso specifico.
Ha fatto scalpore tuttavia l'esclusione del Comune di Pescara e Chieti, pare per motivi formali legati alla richiesta.
Per quanto riguarda i singoli cittadini che avevano presentato la richiesta di costituzione, il giudice ha ammesso solo quelli che hanno diretta relazione con la discarica, escludendo tutti gli altri perché non vi sarebbe la prova diretta di danni alla salute.
Alcuni cittadini avevano chiesto di essere ammessi producendo bollette di consumo dell'acqua ma il giudice ha fatto rilevare che non vi è la prova né di un avvelenamento al rubinetto di quei cittadini né di danni alla salute.
L'imputazione, infatti, parla di avvelenamento delle acque e dunque di adulterazione del liquido alla fonte e poi messa in circolo.
Nel corso dell'udienza di oggi la difesa dell'ex Montedison ha depositato dei documenti relativi alla manutenzione degli impianti e ha chiesto alla procura di acquisirli.
La documentazione dovrebbe in sostanza provare che il colosso della chimica a Bussi avrebbe fatto tutto il possibile per scongiurare ogni inquinamento e che vi erano impianti anti inquinamento funzionanti ed attivi.
La mossa processuale potrebbe anche far intravedere all'orizzonte la richiesta di un cambio di imputazione da reati dolosi a quelli colposi di avvelenamento.
Fra i reati contestati, a vario titolo, ai 27 imputati, ci sono avvelenamento delle acque, disastro colposo, commercio di sostanze contraffatte e adulterate, delitti colposi contro la salute pubblica, turbata libertà degli incanti, truffa.
Fra gli imputati l'ex presidente dell'Aca, Bruno Catena, l'ex presidente dell'Ato, Giorgio D'Ambrosio, e alcuni amministratori della ex Montedison.
L'associazione “Bussiciriguarda”, anche se in parte non riconosciuta parte civile, annuncia di continuare a seguire il processo «continuando però a ripetere, fino allo sfinimento, se necessario, che il processo è solo uno dei fronti dell'impegno per il risanamento della Valpescara dai veleni di Bussi. Ma il danno», continua il sodalizio di associazioni, «è ancora tutto qui, nel nostro territorio, costituito dall'inquinamento che circola ancora indisturbato. Ed è assolutamente inammissibile che ancora oggi , a tre anni dalla scoperta, a 2 dopo la perimetrazione ufficiale del S.I.N., nessun atto per la messa in sicurezza dei rifiuti chimici e per la prevenzione della salute della popolazione e dell'ambiente dalle conseguenze di tale avvelenamento sia stato adottato! In spregio a tutte le normative in vigore».
Oltre ai proclami, infatti, non sono stati né reperiti fondi certi né attuate iniziative per impedire in questi tre anni dalla scoperta delle discariche che i veleni continuino a contaminare falde e fiume.
Camilla Crisante, presidente del WWF Abruzzo ha detto:«Viene riconosciuto il ruolo di primissimo piano esercitato dal WWF in questa triste e complessa vicenda. Nel 2007 abbiamo portato alla luce la contaminazione dei Pozzi S. Angelo a valle del complesso chimico di Bussi, di cui gli enti sapevano almeno fin dal 2004. Purtroppo nessuno aveva avvisato i cittadini. Poi nel 2008 ci siamo occupati del riconoscimento dell'area quale Sito di Bonifica Nazionale indicando anche con precisione alcune criticità territoriali che non erano state individuate dagli enti pubblici. Ora, in parallelo al procedimento penale, stiamo seguendo attentamente tutta la procedura per la messa in sicurezza e bonifica delle aree contaminate».
Il gup Luca De Ninis avrebbe intenzione di chiudere la vicenda entro metà giugno.
Le prossime udienze sono state fissate il 4 e il 17 maggio prossimi.

12/04/2010 13.46

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