Morte in carcere: «overdose». Sindacati chiedono unità cinofila penitenziaria

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

2116

SULMONA. Domenico Cardarelli, il detenuto del carcere di Sulmona trovato morto nella sua cella venerdì scorso per un edema polmonare, è deceduto per un' overdose da stupefacenti.



Lo ha stabilito l'autopsia che è stata eseguita dall'anatomopatologo, Ildo Polidoro.
Secondo il medico legale l'edema polmonare è stato provocato dall'assunzione di droga: per conoscere la tipologia della sostanza e soprattutto per capire se si tratta della stessa che é stata trovata all'interno della cella di Cardarelli, bisognerà attendere 60 giorni entro i quali saranno resi noti gli esami tossicologici.
Subito dopo l'autopsia la salma dell'ultrà laziale - che si trovava in regime di casa di lavoro perché ritenuto socialmente pericoloso - è stata riconsegnata ai familiari per la celebrazioni dei funerali che si svolgeranno questa mattina a Roma.
Subito dopo il ritrovamento del cadavere è scattato nel carcere di Sulmona l'ispezione straordinaria delle celle, disposta dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria con l'ausilio di unita' cinofile da Pescara e Benevento.
Il blitz ha portato al rinvenimento di alcuni quantitativi di stupefacente, inviati ai laboratori per la definizione della percentuale di principio attivo.
«Chiediamo che a Sulmona venga istituito il reparto di unità cinofila penitenziaria - dice il segretario regionale Ugl, Andreano Picini - progetto già avviato negli anni '90, con tanto di costruzione delle cucce e degli ambienti per lo sgambamento dei cani antidroga. Controllare 110 detenuti che in massa rientrano dai permessi è cosa davvero difficile a livello logistico, anche perchè il metodo più utilizzato per introdurre stupefacenti da parte dei detenuti è quello dell'ingestione di ovuli e la legge, come noto, ci impedisce di effettuare ecografie senza il consenso del detenuto stesso. Avere l'unità cinofila interna al carcere - conclude il sindacalista Ugl - ci permetterebbe di avviare operazioni di controllo routinarie, le quali certamente avrebbero effetto deterrente».
Il progetto per l'istituzione di questo reparto antidroga partì con la direttrice del super carcere di Sulmona, Armida Miserere, morta suicida nell'appartamento annesso alla struttura il 19 aprile 2003, dove si esplose un colpo di pistola alla testa. A vegliare sul corpo esanime fu trovato il suo cane.

12/04/2010 10.01