Pronto soccorso di Chieti, scoppiano malati e personale

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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CHIETI. Notte di passione quella del venerdì santo, ma non dietro la processione del Cristo morto.

CHIETI. Notte di passione quella del venerdì santo, ma non dietro la processione del Cristo morto. Il dolore e la sofferenza stavolta hanno come scenario il Pronto soccorso dell'ospedale di Chieti dove i malati arrivati di sera sono usciti a notte fonda, con attese di 5-6 ore minimo.
Proteste? Non proprio, solo considerazioni dettate dal buon senso.
Le segnalazioni spiegano che si, l'attesa è stata estenuante, ma la prestazione medica ha risolto i problemi.
Ed anche se per chi sta male il tempo si dilata, tutti hanno compreso che il Pronto soccorso è ben attrezzato per le emergenze, ma per i miracoli ci vuole ancora un po' di tempo: un solo medico di turno, con pochi infermieri, non può far fronte alle richieste che nei giorni prefestivi e festivi aumentano a dismisura.
E nella notte tra venerdì e sabato (dalle 24 alle 24) ci sono stati 190 accessi e 25 ricoveri, cioè un carico di lavoro che da solo spiega la fila per l'attesa.
Se questo lo comprende il cittadino medio, stupisce che dentro la Asl, nessuno faccia ancora niente per ovviare a questa situazione.
Tra l'altro i numeri, impietosi come sempre, dicono che a Lanciano e Vasto c'è più personale con minori prestazioni.
«Io non avevo un grosso problema, ero un codice verde – spiega il nostro lettore – poi sono arrivati alcuni feriti con fratture, due bambini con la febbre alta, un anziano con disturbi cardiaci, uno si era tagliato un dito. E sono tutti passati avanti, giustamente. Ho chiesto, mentre aspettavo: perché non hai chiamato il medico di famiglia? Mi hanno risposto: per il 60% dice che lui non può fare nulla, bisogna andare al Pronto soccorso, qualcuno ha risposto che non poteva nemmeno prescrivere il ricovero per i noti tagli alle spese, altri non hanno risposto proprio di sera».
Insomma i famosi filtri che dovevano alleggerire l'ospedale non ci sono e se ci sono non funzionano.
Perché anche di giorno, dicono al Pronto soccorso, «vediamo che i Distretti non esistono se non sulla carta. Noi qui siamo in trincea e con un personale sotto organico».
Mancano 3 medici e dodici unità tra infermieri e personale di supporto, tanto che vengono utilizzati per il barellaggio i dipendenti della ditta di pulizie «che, per carità, lavorano benissimo, ma non è colpa loro se non hanno ricevuto una formazione sanitaria. Ve l'immaginate una di queste persone che accompagna in reparto un paziente in edema polmonare?».
Insomma una situazione che scoppia, anche per l'aumento delle prestazioni da 62 mila del 2007 a 69 mila del 2009, con una diminuzione dei ricoveri d'urgenza da 9.735 a 9.209 (il filtro lo ha fatto il Pronto soccorso....).
Per il primo trimestre di quest'anno si registrano già numeri da primato: 16 mila accessi e 2200 ricoveri, con punte giornaliere medie di 180 utenti e massime di 223.
Assunzioni in vista per il pronto soccorso e diminuzione dei disagi per gli utenti?
Forse no.
Da sei mesi si aspetta l'inversione di tendenza della nuova gestione (si sa, scopa nuova scopa bene), ma non sembrano queste le priorità del manager e della Regione che tagliano le spese per il personale, come se una sanità all'altezza dei tempi fosse possibile senza le risorse umane.

Sebastiano Calella 10/04/2010 08.10