Inchiesta Spoltore, «Roselli l'intermediario tra politica e imprenditori»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Inchiesta Spoltore, «Roselli l'intermediario tra politica e imprenditori»
SPOLTORE. Secondo la tesi dell'accusa si tratterebbe del solito intreccio pericoloso e spregiudicato tra politica e imprenditori che hanno bisogno dell’aiutino. Non sembrano emergere grosse sorprese dall’inchiesta che solo ieri si è palesata e che riguarda la gestione della pubblica amministrazione a Spoltore.
Si contano sulle dita delle mani anche coloro che sono sorpresi e che proprio non potevano immaginare.
Dopo un anno tra dissidi, alleanze, fuoriuscite e polemiche infinite in consiglio comunale e fuori, forse tra qualche giorno saranno anche più chiari i movimenti di casacca e la maggioranza trasversale.
Chissà che l'inchiesta condotta dal pm Gennaro Varone non riesca a fornire elementi utili anche per “leggere” gli accadimenti politici da altre angolazioni.
Gli inquirenti sono rimasti per una intera giornata a rovistare tra le carte del Comune e delle abitazioni dei dieci indagati, portando via molti computer.
E' probabile che ora si apra una nuova fase di “tranquillità” nella quale i periti dovranno valutare e studiare la documentazione raccolta. Entreranno in azione anche i tecnici informatici per scandagliare gli hardisk e verificare tracce importanti ed utili, magari cancellate da tempo e recuperate ad arte.
Il sindaco Ranghelli si dice sereno nella dichiarazione di rito mentre sono in tanti a tremare.
Per esempio Marino Roselli che viene indicato dall'accusa come «intermediario tra gli imprenditori e la politica locale», cioè il Comune e dunque Ranghelli.
Le indagini, come detto, sono in corso e le perquisizioni di ieri sono solo la prima manifestazione pubblica del lavoro degli inquirenti che lavorano ormai da qualche tempo.
E alcuni indagati lo hanno capito ieri quando gli uomini della Forestale di Guido Conti, sono andati a colpo sicuro alla ricerca di documentazione di cui conoscevano l'esistenza e l'ubicazione.

GLI INDAGATI E LE ACCUSE

Oltre al sindaco Franco Ranghelli e Marino Roselli risultano indagati l'assessore ai lavori pubblici Claudioo Santurbano, Pino Luigioni, consigliere comunale.
Ci sono poi gli imprenditori Giancarlo Fiore, titolare pugliese della cittadella della moda CityModa, Marcello Sborgia, della Pacundo Bet di Spoltore, Alessandro D'Onofrio e Luigi Zampacorta.
Nell'inchiesta sono finiti alcuni terreni che sono oggetto di importanti progetti degli ultimi anni come la costruzione delle torri nei pressi del fiume a Villa Raspa, l'ampliamento del cimitero.
Secondo la procura la corruzione potrebbe essere generata dal cambio di utilizzo dei terreni che da agricoli diventano edificabili e dunque oggetto di forti speculazioni con un ipotetico ritorno per il politico “attivo”.
E poi c'è il filone che riguarda il centro commerciale City Moda, l'ennesimo nella zona e che pure prima di essere aperto ha fatto molto parlare di sé per alcune stranezze proprio nell'imminenza della inaugurazione.
Secondo la procura ci sarebbero false attestazioni nei documenti che avviano la procedura amministrativa e come spesso accade anche opere di urbanizzazioni non terminate che pure dovevano essere realizzate prima della apertura della cittadella della moda.
Ranghelli, Santurbano e Ligioni sono assistiti dall'avvocato Federico Squartecchia che negli ultimi anni ha ottenuto decine di consulenze proprio dal Comune.
Tutti si dicono tranquilli e sicuri di aver operato bene e nel rispetto delle regole.

SCONTRI INFINITI SUL FRONTE POLITICO

Il clima politico a Spoltore è teso da quasi un anno. Lotte intestine tra la coalizione di maggioranza hanno spinto (a forza) il primo cittadino Franco Ranghelli ad uscire dal Pd. Rifondazione Comunista aveva abbandonato la nave già da qualche tempo per vedute differenti. Con l'Idv è guerra aperta dopo che nel dicembre scorso il consiglio comunale ha revocato la nomina a presidente del consiglio di Luciano Di Lorito.
Oggi qualcuno sostiene che l'inchiesta sia partita da una «spiata», ma di certo con la continua rottura degli equilibri politici è venuta a mancare anche la solidarietà partitica.
Una lunga crepa nella maggioranza Ranghelli è diventata poi vera e propria spaccatura in inverno inoltrato quando il sindaco ha fatto entrare nella sua maggioranza esponenti del centrodestra.
Quando ha varato la sua quinta giunta, infatti, il sindaco ha infilato dentro Paolo Di Martile, che proveniva da Rialzati Abruzzo e che ricoprirà le deleghe all'Ecologia, alla Sanità e alla Casa di riposo, ma anche Claudio Santurbano, ex di An, con delega ai Lavori pubblici, alle Manutenzioni, all'Organizzazione e Gestione informatica.
I vertici del Pd si sono infuriati: dieci giorni prima di Natale il segretario provinciale Castricone ha sbottato ed ha espulso dal partito il primo cittadino al suono di «è finito il tempo di poter fare nel PD tutto e il contrario di tutto».
Così Ranghelli si è messo alla ricerca di un nuovo lido ed è approdato all'Api di Rutelli. Con lui anche l'inseparabile Marino Roselli, ex presidente del consiglio regionale nell'era Del Turco, il più votato nel 2005 con oltre 16 mila preferenze.
Già ex Margherita poi entrato nel Pd, l'architetto di Spoltore, ha cambiato nuovamente identità politica. Roselli, da sempre molto vicino a D'Alfonso che lo ha traghettato verso la vittoria nel suo periodo d'oro, alle scorse primarie si è schierato con Antonio Di Marco, lo stesso candidato a segretario provinciale appoggiato dall'ex sindaco di Pescara. Ma l'amore col partito dell'ex presidente del Senato Franco Marini, altro suo importante sponsor, è durato poco.
Proprio con la dipartita molisana dell'ex primo cittadino pescarese è cominciata la parabola discendente.
Ieri l'iscrizione nel registro degli indagati e la certezza di essere finito in una inchiesta gigante, ancora tutta da approfondire.

08/04/2010 9.14

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