A Penne la centrale elettrica a Colle Castello?

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PENNE. A Penne il prossimo 8 aprile verrà discussa in conferenza dei servizi la proposta di Hydrowatt di installare una centrale elettrica nei pressi del serbatoio di Colle Castello.



Intanto il Circolo di Sinistra Ecologia Libertà di Penne esprime grande soddisfazione per l'approvazione, avvenuta nell'ultimo Consiglio Comunale, dell'ordine del giorno "riconoscimento dell'acqua come bene comune e del servizio idrico integrato come servizio privo di rilevanza economica " nonchè per l'adesione ed il sostegno alle iniziative del Coordinamento Nazionale “Enti Locali per l'Acqua Bene Comune e per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato” costituitosi di recente nell'ambito della Campagna Acqua Bene Comune del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua.
«Stiamo lavorando per promuovere, con un ampio schieramento di forze politiche e di movimento, due referendum su acqua e nucleare», spiegano dal partito.
«Si tratta da un lato di bloccare i processi di privatizzazione dell'acqua e il ritorno del nucleare e dall'altro di realizzare il diritto all'acqua come bene comune e la connessione dell'Italia con le politiche europee per il clima e lo sviluppo delle fonti rinnovabili».
«In Abruzzo c'è un lavoro particolare da fare», continua Sinistra Ecologica. «La nostra acqua non è più solo pubblica da diversi anni. Nella gestione, il privato è entrato a fianco del pubblico. L'Aca è società a totale capitale pubblico ma, in forza di un emendamento alla finanziaria 2001 (governo Berlusconi), può generare altre società ed affidare "in house" determinati servizi. L'Aca lo fa attraverso Hydrowatt Abruzzo, Idros e Aca Service: società che hanno diverse finalità, chi si occupa delle bollette, chi dei depuratori, chi dell'approvvigionamento».
A Penne il prossimo 8 aprile verrà discussa in conferenza dei servizi la proposta di Hydrowatt di installare una centrale elettrica nei pressi del serbatoio di Colle Castello: La Sinistra vuole chiarezza sul tipo di intervento e sulle ripercussioni in termini di tutela dell'acqua e del paesaggio.
«Lo stesso dicasi per le sorgenti: sembra che l'acqua proveniente da Farindola abbia subito sin dagli anni ‘60-‘70 un duro colpo, sia a causa del prelievo dalle sorgenti sia dagli scavi nel ventre acquifero del Gran Sasso per la realizzazione del doppio traforo. Questo danno ambientale incalcolabile avrebbe ridotto la portata delle sorgenti del Mortaio d'Angri e della Vitella d'Oro di circa il 50%».
07/04/10 10.17.32