Indagine Housework. Nuovi atti nel processo a D’Alfonso, nuovo rinvio

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Indagine Housework. Nuovi atti nel processo a D’Alfonso, nuovo rinvio
PESCARA. Una cosa quasi normale e prevista dal codice quella di integrare gli atti di una inchiesta ormai chiusa con nuova documentazione. Capita, soprattutto a causa di risposte che tardano ad arrivare e che vanno poi elaborate con le perizie dei tecnici.
Per questa ragione l'udienza di oggi sul processo per tangenti alla squadra dell'ex sindaco Luciano D'Alfonso è stata aggiornata al prossimo 4 maggio.
Il pm Gennaro Varone ha depositato una serie di documenti che però non sembrano essere né di particolare rilevanza, né vanno in qualche modo a modificare l'impianto accusatorio e neppure sembra possano fornire nuovi appigli alle difese dei 27 indagati.
Ma quegli atti dovevano essere messi a disposizione di tutti.
Il 17 marzo scorso il pm li ha depositati e sono scattate nuove notifiche alle parti interessate, alcune delle quali tuttavia non sono state raggiunte in tempo.
I difensori così hanno chiesto ulteriore tempo per studiare le nuove carte e giungere preparati per poter limare le loro strategie.
Una udienza durata una ventina di minuti davanti al gip Guido Campli che ha accolto così la richiesta si rinvio.
Una parte dei nuovi documenti sarebbero relativi alle verifiche bancarie inerenti i due consulenti del Comune, Marco Mariani e Francesco Farragina,  uno dei quali compagno di scuola di D'Alfonso ed ora affermato professionista a Firenze, titolari della società di consulenza e progettazione Kon, che pure ha ricevuto incarichi nell'era D'Alfonso.
Dalla documentazione inviata dalla banca si confermerebbero le cifre di entrata delle consulenze date dal Comune di Pescara molto vicine al milione di euro. A parte la stranezza delle delibere “postume”, cioè firmate dopo i lavori di consulenza, ci sarebbero stati molti incarichi doppi o inutili che il giudice ha ritenuto sostanzialmente come pagamento per aver approvato il progetto di finanza sui cimiteri (andato alla ditta di Massimo De Cesaris, arrestato con D'Alfonso) «chiudendo un occhio» su irregolarità formali. E' stato poi depositato l'interrogatorio che Guido Dezio, indagato anche in questo procedimento, ha reso davanti al procuratore Pietro Mennini titolare dell'inchiesta sugli accordi di programma insieme al pool.
In quella sede Dezio avrebbe dato la sua versione dei fatti in merito ad alcune procedure adottate dal Comune ma anche avrebbe risposto a domande inerenti la famosa “lista Dezio”, il foglio di carta con nomi di imprenditori e cifre che è stato scoperto durante una perquisizione dalla polizia postale, documento cardine proprio nell'inchiesta Housework ma acquisito agli atti nell'altra indagine del pool.
Dezio avrebbe risposto in quella sede che si sarebbe trattato di contributi per un progetto non meglio identificato ma poi comunque non andato in porto ed i soldi non furono riscossi.
Altra parte dei nuovi documenti riguarderebbe il viaggio di D'Alfonso più delegazione a New York, viaggio pagato da un imprenditore e non contestato formalmente in questo procedimento ma in quello dell'urbanistica.
Al termine dell'udienza, quando ormai le porte erano state aperte ed una parte dei difensori era uscita, è scattato un piccolo battibecco tra l'avvocato di D'Alfonso, Giuliano Milia, ed il pm Varone.
Il primo avrebbe lamentato la eccessiva celerità del presente procedimento che avrebbe in qualche modo creato difficoltà ai difensori citando ad esempio un procedimento come “modello”.
Un procedimento che, però, dopo 5 anni non riesce ad approdare al dibattimento e che si prescriverà matematicamente.
In questo modo, avrebbe argomentato Milia, si creano processi più veloci ed importanti e processi più lenti ledendo il principio di uguaglianza di fronte alla legge.
La ricetta dell'avvocato per la risoluzione del problema è una: rallentare e calendarizzare le udienze come le altre.
E magari come gli altri processi cancellarli prima delle sentenze.

06/04/2010 13.16

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