Nuovo suicidio nel carcere di Sulmona, detenuto si impicca con lenzuolo

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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SULMONA. Era appena rientrato da un permesso premio Romano Iaria, l'uomo di 50 anni che venerdì scorso si è impiccato nel carcere di Sulmona.

L'uomo era appena rientrato da un permesso premio e, approfittando del fatto che nella sua cella non ci fossero altri detenuti, ha preso il lenzuolo e si è impiccato alla grata della cella. Vedovo, senza figli, era uscito in permesso alle 14 del venerdì santo per poi rientrare dopo un'ora.
A fare la scoperta gli agenti di polizia penitenziaria che hanno cercato di soccorrere il detenuto, ma l'uomo era ormai deceduto. Si tratta del sedicesimo suicidio nei sovraffollati penitenziari italiani (circa 67.500 detenuti contro 43mila posti regolamentari) e si è registrato in quello che è ormai tristemente noto come il 'carcere dei suicidi', dove in dieci anni hanno deciso di farla finita in undici, compresa la direttrice Armida Miserere che nel 2003 si sparò un colpo di pistola alla testa.
Se all'emergenza suicidi il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha tentato di dare una prima risposta con una circolare per l'istituzione di un "servizio di ascolto" composto da poliziotti penitenziari in grado di supplire all'assenza di psicologi nelle ore serali, al problema sovraffollamento il capo del Dap Franco Ionta dovrà fornire soluzioni nero su bianco entro un mese, termine previsto dall'ordinanza firmata tre giorni fa dal premier Berlusconi in forza della quale Ionta è stato nominato commissario delegato.
Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, ha posto l'accento sull'intero Corpo di Polizia Penitenziaria che è allo stremo: «servono iniziative concrete sulle criticità penitenziarie. In questo contesto è necessario avere garanzie che il Piano carceri del Governo trovi una prima urgentissima applicazione nelle parti in cui si prevedono interventi normativi che permettano l'assunzione di 2mila Agenti di Polizia Penitenziaria e l'introduzione della possibilità di detenzione domiciliare per chi deve scontare solo un anno di pena residua e di messa alla prova delle persone imputabili per reati fino a tre anni, che potranno così svolgere lavori di pubblica utilità».
I sindacati di polizia penitenziaria, Uilpa e Osapp, lamentano le promesse non mantenute dal governo sul fronte dell'assunzione di 2mila agenti in più.
Per Eugenio Eugenio Sarno (Uilpa) tira le somme su 28 tentati suicidi di detenuti sventati, nonché sul ferimento di 38 poliziotti, due agenti e quattro infermieri aggrediti in carcere.
La tensione sale e l'imminente ritorno del caldo non facilita la situazione.
La corsa contro il tempo del piano carceri si pone come obiettivo la creazione di 47 nuovi padiglioni e 18 nuove carceri 'flessibili' (sul modello delle case del post-terremoto all'Aquila) che assieme ad altre strutture penitenziarie (sette probabilmente) porteranno entro il 2012 alla creazione di 21.709 nuovi posti, elevando la capienza massima a 80mila unità.
Per Giulio Petrilli, responsabile provinciale Pd dipartimento diritti e garanzie «le tante denunce, le tante interpellanze presentate, per far chiudere la sezione lungo internati, non sono servite a nulla.
Come era è rimasto», un luogo senza speranza, una sezione che è un misto tra carcere, manicomio, inferno, dove sono internate persone non per scontare una pena, ma perché considerate socialmente pericolose».
Nello stesso carcere ci sono tutte le sezioni immaginabili: EIV (elevato indice sorveglianza), AS (alta sicurezza), sezione penale, con diversi ergastolani, in tutto ve ne sono più di 70, il giudiziario, la casa lavoro e una sezione per pentiti.
«E'chiaramente difficilissimo gestire un carcere con questa complessità», aggiunge Petrilli.
«E purtroppo se non si pone rimedio il triste primato dei suicidi andrà avanti».
Il Pd, con un'interrogazione al ministro della Giustizia Alfano, chiede se non sia il caso di chiudere una sezione dove gli internati vivono in cella 20 ore al giorno.

06/04/2010 10.02