Pestaggio Castrogno, il pm chiede l'archiviazione:«non ci sono prove»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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TERAMO. Sarà il gup del Tribunale di Teramo, Marina Tommolini, a pronunciarsi sul caso del detenuto pestato nel carcere di Castrogno.

Come emergerebbe dal testo di una registrazione audio tra il comandante e alcuni agenti di polizia penitenziaria che parlavano del fatto sarebbe stato proprio un poliziotto a picchiare il carcerato.
Nella registrazione, catturata con un cellulare, è chiaramente udibile il colloquio, agitato, tra due dipendenti del carcere, in cui si fa riferimento all'episodio del detenuto picchiato con sottolineature dell'errore commesso «a farlo in sezione» e non sotto, lontano dalle celle, dove nessuno può vedere. Ancor più grave, sarebbe la contestazione di aver pestato il detenuto dinanzi a un altro, dunque testimone dell'accaduto.
Il procuratore capo Gabriele Ferretti e il sostituto David Mancini hanno però siglato la richiesta di archiviazione del procedimento nei confronti dei sei indagati nell'inchiesta, che vedeva coinvolti lo stesso comandante Giuseppe Luzi, quattro agenti e lo stesso detenuto picchiato.
Una conclusione delle indagini, affidate al personale del Nucleo investigativo centrale (Nic) del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria (Dap), che attraverso le stesse affermazioni del pubblico ministero costituiscono una sorta di resa di fronte all'omertà e al senso di ansia e tensione che vivono sia i detenuti che gli agenti all'interno della struttura carceraria teramana.
In sostanza, la Procura ha rilevato che non è stato possibile raccogliere prove e conferme a quanto conosciuto attraverso il colloquio, teso e drammatico, tra il comandante e alcuni agenti, in cui si rimproverava la dinamica del pestaggio, perché avvenuto dinanzi a un testimone.
Il caso ha tra l'altro voluto che proprio quest'ultimo, Uzoma Emeke, nigeriano, sia deceduto un mese dopo l'episodio per un tumore al cervello, riducendo quindi al minimo le possibilità di trovare sostegno alla tesi dell'accusa.
La sua morte aveva alimentato sospetti, perché avvenuta in una struttura nell'occhio del ciclone, sovraffollata per rinchiusi, sottodimensionata per numero di agenti e bollata dalla vicenda del "corvo" che ha diffuso la spiata sul pestaggio di settembre ai danni di un detenuto napoletano.
Ma arrivò l'autopsia a confermare che il decesso era avvenuto per cause naturali.
Luzi, sospeso dal ministro di grazia e giustizia, Angiolino Alfano, e prossimo alla pensione, potrebbe però non sfuggire ai provvedimenti disciplinari del Dap, che sta per chiudere la propria indagine interna.
01/04/2010 9.38