Il ricettatore dei rom incastrato dalla Corona della Madonna

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

3391

PESCARA. Italo Ercolani, arrestato ieri mattina dalla Squadra mobile diretta da Nicola Zupo e accusato di essere il ricettatore di riferimento dei rom, è secondo gli inquirenti un uomo scaltro. * LA POLIZIA ASCOLTA IL FURTO IN DIRETTA * HAI SUBITO IL FURTO? CONTROLLA QUI SE CI SONO I TUOI GIOIELLI


PESCARA. Italo Ercolani, arrestato ieri mattina dalla Squadra mobile diretta da Nicola Zupo e accusato di essere il ricettatore di riferimento dei rom, è secondo gli inquirenti un uomo scaltro.

* LA POLIZIA ASCOLTA IL FURTO IN DIRETTA

* HAI SUBITO IL FURTO? CONTROLLA QUI SE CI SONO I TUOI GIOIELLI



Lo hanno capito dal tenore delle sue conversazioni telefoniche.
Talmente scaltro da aver intuito da solo anche il momento esatto in cui la polizia gli si è messa alle calcagna: ovvero subito dopo il furto della corona della madonna dei sette dolori, avvenuta lo scorso ottobre.
Che sia andata proprio così lo ha confermato ieri anche il capo della mobile Zupo che ha raccontato che si ritiene che Ercolani sia stato l'acquirente della corona della Madonna dei sette dolori, rubata dal convento per la prima volta nove anni fa.
E a lui sarebbe stata destinata anche l'ottobre scorso ma questa circostanza sarebbe difficile da dimostrare in quanto il prezioso gioiello è stato poi ritrovato.
Ma Ercolani era attento a tutto quello che gli si muoveva intorno.
Teneva sotto controllo gli spostamenti delle auto della polizia che da un pò di tempo si fermavano sotto casa sua e cominciò a sospettare che qualcuno lo avesse tradito.
Il 26 novembre del 2009 la polizia fermò l'uomo, già con alle spalle numerosi precedenti penali a suo carico e ben undici specifici, alla guida della sua Audi.
Ercolani si stava recando a Napoli: non un viaggio di piacere ma di 'lavoro': gli agenti gli trovano addosso 850 grammi d'oro, ben nascosti negli slip.
Tra gli oggetti vari monili, smontati e piegati, privati anche delle pietre preziose per renderli irriconoscibili ai legittimi proprietari.
Era Mariana Bitu, la convivente dell'uomo ancora latitante, secondo gli inquirenti, a pensare alla 'lavorazione' degli oggetti rubati dai rom e poi passati ad Ercolani per rivenderli e sempre la donna, sostituirà il suo compagno in un viaggio a Napoli quando lui si sentirà la polizia addosso e preferirà non rischiare.
Ma manipolare i preziosi non era sempre facile e la cosa più faticosa era soprattutto separare i diamanti e le pietre preziose dalle basi in oro, come raccontò la donna in un discorso intercettato:

«mi sono spaccata le dita...però quelli non escono, sono riuscita a fare uno... eh... qualche brillante da un 'altra ma non escono più, non lo so che devo fare... come li devo fare?»
Ma Ercolani la rassicura: «vabbè fai con calma, quelli che ce la fai li fai, quelli che non ce la fai non li fai , ok?»

«Appare evidente», scrive il gip Carla De Matteis, «che i preziosi venivano smontati, privati delle gemme ed in alcuni casi deformati al fine di impedirne il riconoscimento».
Ma molto spesso i legittimi proprietari riuscivano comunque a riconoscere i propri oggetti cari.

Lo fa in un primo caso una delle vittime, derubata il 3 novembre del 2009 nella propria abitazione di via Celestino V.
La signora indica con certezza oggetti di sua proprietà: collane, catenine, un ciondolo a forma di fiore, un altro raffigurante un Cristo. E poi ancora una croce, un ciondolo a forma di àncora e un paio di orecchini.
Riconoscono i propri gioielli anche altre cinque persone, tutte derubate tra ottobre e novembre del 2009. Tra gli oggetti c'è un pò di tutto: anelli, medagliette d'oro con dediche incise, bracciali, ciondoli, piastrine e anelli.

I SOSPETTI DELL'UOMO

Dopo essere stato fermato sull'autostrada, però, Ercolani sospetta che la polizia lo stia seguendo.
Un pò di coscienza sporca, sicuramente, visto che era finito sotto indagine già nel 2002.
E dopo essere stato fermato i sospetti li conferma anche alla Bitu

ERCOLANI: «qua sta venendo male a tutti quanti ...adesso mi hanno fermato per la strada
e mi hanno tolto 850 grammi d'oro»

BITU: «chi?!»
ERCOLANI: «Sopra all'autostrada ...sono stato dalle 6 di questa mattina dentro la Questura»

BITU: «dove sull'autostrada?»
ERCOLANI: «ho preso l'autostrada questa mattina alle sei ...ho preso l'autostrada per
andare a Napoli e già stamattina alle sei ho visto una macchina sotto casa mia! ...alle sei
meno un quarto che è successo ...è successo che ho visto questa macchina che ha parcheggiato sotto casa mia e non se ne andava ...allora ho detto adesso scendo ...ho detto io! ... sono sceso e me ne sono andato logicamente »

BITU: «ti è venuta dietro?»
ERCOLANI : «No...non mi è venuta dietro! ...ho preso l'autostrada di Teramo per Avezzano
e ho visto una macchina della Polizia ma nemmeno mi ha fermato! ...Sono andato più avanti ...un'altra macchina della Polizia mi ha fermato ... tutta quella roba; ..mi hanno rovinato diecimila euro ... mi hanno rovinato... di più e non di meno ... 850 grammi »


Da qui i sospetti di Ercolani che qualcuno lo abbia tradito ma allo stesso tempo l'uomo pensa che non possano essere stati gli zingari, visto il rapporto di fiducia reciproco che sembra essersi instaurato tra le parti.

ERCOLANI: «perché qualcuno o ha fatto la spia o il telefono è sotto controllo!»
BITU: «si si ...sicuro la spia sennò chi sapeva che tu questa mattina presto...!»
ERCOLANI: «qualcuno lo sapeva»
BITU: «in mezzo agli zingari?»
ERCOLANI: «no no in mezzo agli zingari no!...Non me le fanno queste cose a me!»


Ercolani continua a domandarsi chi sia stato a fregarlo e ripensando a strani movimenti sotto casa sua è convinto che non sia stato fermato sull'autostrada per puro caso. E' ovvio, insinua, che lo stanno tenendo d'occhio. Racconta così di aver visto una macchina della polizia ferma sotto la sua abitazione.

ERCOLANI: «la macchina ieri sera ... ieri mattina alle sei meno un quarto non me lo posso mai scordare: hanno fatto così... io svegliandomi ed andando in cucina ... la macchina è arrivata a questo punto guarda qua vedi e nel frattempo è arrivata qua ... io ho aperto un pò la cucina ... ho fatto così
nel frattempo si è messa qua ... vedi così come mi sono messo io ... a questo punto qua ... io guardavo dallo spioncino ... ma! 10 minuti un quarto d'ora ... »


E proprio a questo punto che Ercolani immagina che le indagini possano essere partite dopo il furto della Corona della Madonna dei Sette Dolori del novembre scorso.
L'uomo, dicono gli inquirenti, già nel primo furto di 9 anni fa era il ricettatore degli zingari, incaricato quindi di smerciare il gioiello fuori regione e le nuove intercettazioni confermano che lui conoscesse personalmente i responsabili di quell'episodio.
Proprio mettendosi in collegamento con alcuni zingari, lo scorso autunno, l'indagato sostiene che la polizia sia riuscita a trovare la corona.

ERCOLANI: «no che mi hanno cantato ... questi qua ti ho detto ... si sono rubati alla Madonna .. te l'ho detto ieri sera ... la corona della Madonna ed altra roba ... che è successo... i poliziotti... già se lo sono fregati un'altra volta gli zingari ... dopo 9 anni si sono fregati la stessa roba ... ma quei cornuti ... si sono rubati ... metti il ferro ... metti ... non ti far rubare un'altra volta ... e allora si sono rubati questa corona ed altra roba ... i fedeli stavano facendo i pazzi... piangono fanno ... eh! che è successo ... che i poliziotti logicamente si sono rivolti alle stesse persone che lo avevano rubato 9 anni fa ...e come infatti loro erano stati....c'hanno fatto trovare questa corona...e nel frattempo ci hanno messo il telefono sotto controllo...così è successo 9 anni fa...ed io ho pagato anche le pene....l'altra volta, l'altra volta si sono presi 50 milioni di lire»

Ercolani preoccupato si sente il fiato sul collo e a questo punto preferisce spedire la sua convivente col pullman a Napoli al suo posto per portare 'al sicuro' altri preziosi avuti dai rom.
Meglio evitare rischi. Per il disturbo della trasferta l'uomo promette alla donna una ricompensa di 200 euro.
Il giorno successivo effettivamente, Ercolani va a prendere Bitu e la porta a Porto D'Ascoli dove la stessa avrebbe preso il pullman per Napoli.
All'arrivo nella destinazione stabilita la donna viene perquisita e le vengono trovati molti oggetti d'oro deformati e rovinati addosso. Anche in questo caso i legittimi proprietari hanno riconosciuto i preziosi che erano stati rubati con la stessa tecnica: finti agenti dell'Enel e dell'Inps si erano introdotti in casa per portare via i gioielli.
Anche dopo questo ennesimo blitz della polizia Ercolani continua a sospettare che gli inquirenti gli stiano alle costole ma pensa che sia la donna ad avere il telefono sotto controllo perchè lui non aveva notato auto sospette sotto casa.
Ercolani, però, da un lato si sente fiducioso dei tempi lunghi della giustizia e spiega alla sua complice che non tutto è perduto. Che insomma....trovargli l'oro addosso è un conto ma dimostrare che sia stato effettivamente rubato è tutta un'altra storia...

ERCOLANI : «... questa roba io la posso avere anche indietro ... anche se passano due, tre
anni ... me la danno indietro se il processo va in prescrizione ... me la danno indietro, hai capito? ... ecco io dico sempre è roba mia poi vallo a provare tu se è stata rubata .... vallo a provare tu ... poi me lo devi provare ....che non è un pezzo particolare che sa dove lo ha comprato ha una carta firmata ..

Alessandra Lotti 27/03/2010 10.03

[url=http://www.primadanoi.it/notizie/25741-Arrestato-%E2%80%9Cricettatore-ufficiale%E2%80%9D-dei-rom-d%E2%80%99Abruzzo-insieme-ad-altre-4-persone]LA NOTIZIA DELL'ARRESTO DI IERI[/url]

CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK


[pagebreak]

LA POLIZIA ASCOLTA IL FURTO IN DIRETTA

Italo Ercolani era solo l'ultima pedina di una partita ben più lunga e complessa.
Lui era il punto di riferimento dei rom oggi accusati dagli inquirenti pescaresi di una lunghissima serie di furti.
Così ieri in manette sono finiti anche tre fratelli rom: Loreta, Carmine e Anna Bevilacqua per i quali la Procura è convinta di aver provato la colpevolezza per almeno otto colpi in abitazioni.
La loro era una squadra ben rodata: ognuno aveva un copione da seguire attentamente e durante i blitz rimanevano costantemente in contatto telefonico, tanto che in almeno un caso gli inquirenti, ascoltando le loro chiamate, hanno assistito ad un furto in diretta.
I furti segnalati e commessi in questo modo sono stati numerosi e gli autori, quando identificati, sono risultati essere quasi sempre nomadi stanziali nel pescarese e zone limitrofe.
Frequenti sono stati i colpi perpetrati in danno degli anziani e la messinscena era sempre uguale: una prima persona entrava in casa spacciandosi per falso assistente sociale, verificatore del contatore gas, addetto Inps per la verifica della pensione, lasciando volutamente la porta d'ingresso aperta in maniera da poter consentire l'accesso anche agli altri complici che, così si intrufolano nelle camere da letto per impadronirsi di denaro e oggetti preziosi all'insaputa dell'anziano che scopriva il furto solo dopo che le persone si erano definitivamente dileguate.
Ma probabilmente nemmeno i ladri hanno sospettato che almeno in un caso la polizia li stava monitorando minuto per minuto.
Era il 25 novembre scorso, alle 11 circa di mattina.
L'obiettivo scelto era a Termoli: Carmine Bevilacqua sarebbe entrate per primo nell'abitazione di una anziana donna per intrattenerla in attesa di consentire l'ingresso ad una delle sorelle, mentre l'altra sarebbe rimasta nei pressi con la classica funzione del "palo".
Una prima telefonata avviene alle 12.01 tra le due sorelle che si accordano «parlando sottovoce ed in zingaresco» per scambiarsi indicazioni sull'esatta ubicazione dell'abitazione da prendere di mira.
Alle ore 13.32 Loreta richiama il fratello che, evidentemente, era già riuscito ad entrare nella casa dell' anziana vittima.
Carmine infatti nell'occasione parla a bassa voce e Loreta gli chiede dove si trova. La donna pronuncia infatti la parola "vuaccise?", che nella lingua nomade significa ''dove sei?''
In sottofondo si sente l'anziana vittima che, parlando ad alta voce e riferendosi ad un' altra persona
(probabilmente via telefono), dice: «Cinzia devi tornare».
Alle ore 13.37 Loreta richiamava ancora il fratello evidentemente per chiedergli se poteva entrare in azione anche lei.
Carmine però si mostrò spazientito e chiuse subito la conversazione.
Alle ore 13.42 Loreta richiama sua sorella Anna per avvisarla che al bar a fianco c'erano "i cagì", termine zingaresco che sta ad indicare persone non zingare.
Alle 13 e 42 Carmine fa squillare il telefono della sorella: è il segnale che si può entrare in azione.
Loreta entra in casa ma rimane al telefono con la sorella tanto che gli inquirenti sentono dei rumori in sottofondo e i cigolii di un'anta dell'armadio.
Alle 13.49 il blitz è concluso.
Loreta richiama il fratello che si trova ancora in casa con l'ignara vittima: è il segnale del via libera. L'uomo risponde al telefono e parla in italiano per non destare sospetti, poi saluta l'anziana e va via.
La donna solo in un secondo momento si accorgerà del furto: racconterà che l'uomo si era presentato come ispettore dell'Enel e l'aveva sapientemente distratta per far entrare in azione la complice.
Secondo gli inquirenti «è fuori discussione» che Ercolani e Bitu «fossero pienamente consapevoli della provenienza delittuosa dei gioielli ricevuti».

a.l. 27/03/2010 10.03