Affidamento, 593 bambini soli ma solo 7 famiglie pronte ad accoglierli

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Nel solo 2009 sono stati ben 593 i minori di Pescara in condizioni di disagio presi in affido dal Comune, ossia il 3,2 per cento della popolazione.



Di questi 107 sono stati inseriti in Comunità e solo 7 accolti da famiglie disponibili a vivere l'esperienza dell'affido.
«Sono questi i numeri che ci rappresentano la gravità delle situazioni che ogni giorno il settore Politiche sociali deve affrontare per aiutare i più indifesi», ha commentato l'assessore alle Politiche sociali del Comune di Pescara Guido Cerolini, «e quanto sia importante attivare una rete di ‘mutuo aiuto' che coinvolga interi nuclei familiari disposti a dare accoglienza per periodi di tempo determinato a bambini che momentaneamente devono lasciare la propria casa».
Domenica, con il Centro servizi per il volontariato e con l'Associazione Famiglie per l'Accoglienza, ci sarà un incontro promosso presso l'Auditorium Petruzzi dal tema ‘La mia casa è la tua', con la proiezione di un film-racconto di sei utenti che hanno affrontato l'esperienza dell'affido”.
«Il fenomeno è enorme – ha detto l'assessore Cerolini -: in un solo anno l'amministrazione comunale di Pescara ha dovuto assumere in carico 593 minori per i quali sono stati riscontrati condizioni di vita di disagio. Ben 109 sono stati inseriti in alcune comunità, di cui 72 italiani e 37 stranieri. E mentre per 23 di essi abbiamo potuto far ricorso all'affido intrafamiliare, dunque a parenti, nonni, zii, solo 7 hanno potuto beneficiare dell'affido eterofamiliare, 5 in modo residenziale, dunque ventiquattro ore su ventiquattro, 2 solo nelle ore diurne».
Si tratta di bambini che vivevano una condizione di abbandono per trascuratezza relazionale e affettiva, per la detenzione di uno dei due genitori, o per problematiche psichiatriche di mamma o papà o infine perché figli di ragazze madri o in situazione di separazione conflittuale.
«Purtroppo ancora oggi le famiglie mostrano una certa reticenza ad aderire all'affido per una sorta di paura nei confronti delle famiglie d'origine», ha spiegato l'assessore, «perché molti preferiscono forme di adozione a distanza, o per la tendenza a voler ‘cambiare' il bambino e il nucleo d'origine o, più semplicemente, per la necessità della famiglia che ha sperimentato una volta l'affido a metabolizzare l'esperienza e superare il ‘trauma' della separazione finale, quando il bambino può tornare nella propria abitazione d'origine».
Per incrementare le adesioni e l'interesse delle famiglie locali – ha proseguito l'assessore Cerolini – l'amministrazione comunale ha già annunciato la volontà di attivare una rete di mutuo-aiuto fissando dei paletti ben chiari in cui le famiglie affidatarie devono giocare il ruolo di punto di riferimento per il minore e per la famiglia d'origine e devono essere considerate una risorsa.

26/03/2010 9.54