Arrestato "ricettatore ufficiale" dei rom d’Abruzzo insieme ad altre 4 persone

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Sono scattate all’alba le manette per cinque persone accusate di furto aggravato e ricettazione. Si tratta di un italiano di Alba Adriatica, una romena e tre rom di Pescara.
L'italiano di Pescara -secondo quanto è emerso dalle indagini della Squadra Mobile coordinata da Nicola Zupo- sarebbe il ricettatore ufficiale dei rom di Alba Adriatica, Pescara, L'Aquila ed Ascoli Piceno.
Infatti, a lui si rivolgevano gli zingari per vendere i gioielli rubati anche con il sistema dei falsi assistenti sociali.
Nelle intercettazioni vi sono anche conversazioni nelle quali i rom commentano l'ira dei cittadini di Alba Adriatica e che aveva indotto uno di loro a fuggire di casa.
Durante l'operazione ancora in corso è stato sequestrato anche un ingente quantitativo di gioielli.
Il ricettatore italiano si ritiene essere anche l'acquirente della corona della Madonna dei sette dolori, rubata dal convento il 10 novembre scorso.
In tarda mattinata saranno resi noti ulteriori particolari.
26/03/2010 7.12



«RICETTATORE UFFICIALE»

Quattro mesi di indagini hanno permesso alla Squadra mobile di individuare quello che si ritiene essere il «ricettatore ufficiale» per l'Abruzzo e parte delle Marche di oro e gioielli provento di furti operati da moltissime famiglie di zingari della zona.
Si tratta di Italo Ercolani, un napoletano di 61 anni e da molto tempo residente ad Alba Adriatica, che conduceva un altissimo tenore di vita grazie al supporto dei rom che gli avevano ceduto una lussuosa villa ed una potente auto.
Con lui viveva una donna di origini rumene, destinataria di misure cautelari (obbligo di dimora), non eseguite poiché pare sia ritornata nel suo paese d'origine ed è tuttora latitante. La donna, secondo quanto emerso dalle indagini, avrebbe in qualche modo collaborato con il suo convivente alla vendita dei gioielli rubati dai rom.
Il meccanismo era molto semplice: gli zingari si occupavano di rubare oro, gioielli e preziosi sfruttando soprattutto il metodo delle false assistenti sociali che si presentavano davanti la porta di casa di cittadini presi alla sprovvista e con alcuni stratagemmi riuscivano a raggirare soprattutto anziani o persone sole.

FALSI ASSISTENTI SOCIALI, VERI LADRI

Infatti tra gli arrestati di questa mattina sono finiti anche tre fratelli rom Loreta, Carmine, Anna Bevilacqua per i quali gli inquirenti sono convinti di aver provato la colpevolezza per almeno otto furti in abitazioni.
Erano loro, in costante contatto con Ercolani, a compiere materialmente le razzie nelle abitazioni in diverse province abruzzesi, quella di Ascoli Piceno ma anche Termoli.
Ercolani e la sua convivente poi si preoccupavano di separare l'oro e le pietre preziose; il primo veniva compresso il più possibile per poterlo occultare e poterlo trasportare agevolmente; le pietre preziose, invece, prendevano altre strade e venivano vendute separatamente.

L'ORO DI NAPOLI

L'uomo era in costante contatto anche con un alcuni orefici della zona di Napoli nella quale trovava estrema facilità nel piazzare la refurtiva: l'oro veniva fuso e rimesso sul mercato in tempi brevi.
In questo modo la catena si chiudeva e venivano assicurati ingenti guadagni per tutti.
Il capo della Squadra mobile, Nicola Zupo, ha chiaramente definito Ercolani come «il punto di riferimento di moltissime famiglie di zingari che si recavano ad Alba Adriatica, dove era residente, per contrattare il prezzo della ricettazione».
Il capo della sezione anticrimine, Mauro Sablone, ha invece ricordato come Ercolani era già noto alle forze dell'ordine almeno dalla 2002, quando fu indagato per reati simili (il processo dovrebbe cominciare il prossimo mese di maggio) ma di recente era ritornato sotto la lente di ingrandimento della procura per motivi legati ad altre indagini, ancora coperte da segreto, che lo facevano ritenere come il probabile acquirente della corona della Madonna dei sette dolori recentemente rubata e poi ritrovata dai carabinieri.

TUTTO NASCE DAL FURTO DELLA CORONA DELLA MADONNA DEI SETTE DOLORI

Da alcune intercettazioni la polizia è riuscita a scoprire -dalle stesse dichiarazioni di Ercolani- che le persone arrestate per il primo furto di molti anni fa erano quelle giuste perché «erano effettivamente stati loro a compiere il reato», circostanza che proverebbe il fatto che Ercolani in qualche modo conosceva quella operazione perché sarebbe stato proprio lui ad acquistare e vendere la corona.
Anche per l'ultimo furto gli inquirenti sono convinti che poteva esserci l'azione decisiva di Ercolani per far sparire per sempre la corona ma in questo caso, considerato che la corona è stata ritrovata, non vi sarebbero sufficienti prove per incolparlo.
Le misure cautelari sono state chieste dal pubblico ministero Giampiero Di Florio ed autorizzate dal gip, Carla De Matteis.
Durante le indagini sono stati sequestrati anche moltissimi gioielli, la refurtiva dei furti degli zingari, per oltre due chili e mezzo. Il materiale è già stato inserito nella vetrina virtuale raggiungibile attraverso il portale della polizia di Stato (www.poliziadistato.it) affinché possa essere agevolmente riconosciuto dai legittimi proprietari ed essere restituito alla fine delle indagini.

26/03/2010 12.34

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