Pensioni invalidità, dipendente Asl e avvocato nei guai

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Sospensione dall'esercizio pubblico per un dipendente dell'Asl di Pescara del servizio medicina legale, e dall'attività forense per due mesi per un avvocato pescarese.
Sono queste le misure interdittive eseguite ieri dai Nas di Pescara su richiesta del pm Gennaro Varone e sposate in pieno dal gip Maria Di Fine della Procura di Pescara.
I due sono ritenuti responsabili di concorso in corruzione, truffa e millantato credito.
Secondo l'accusa il dipendente pubblico (del quale vengono fornite solo le iniziali P.A) e l'avvocato (C.L.) avevano escogitato un valido sistema, semplice nel meccanismo e, allo stesso tempo, ingegnoso per l'alta percentuale di riuscita, attraverso cui ricavare lauti guadagni, lucrando sul riconoscimento delle pensioni di invalidità.
In particolare, il dipendente pubblico, al cui ufficio confluivano le pratiche rigettate dalle commissioni di invalidità di prima istanza della Asl di Pescara, individuava quelle per le quali era proponibile il ricorso giurisdizionale.
Ma come si poteva spuntare una vittoria?
Grazie ad un aggravamento delle patologie dei malati che venivano di volta in volta certificate da medici consulenti di parte amici del dipendente pubblico.
Così i ricorrenti venivano convogliati presso lo studio legale del complice che curava l'iter presso i competenti uffici giudiziari.
A conclusione del legittimo procedimento arrivava sempre la sentenza di accoglimento che riconosceva l'indennità di invalidità richiesta e sanciva la quota in danaro che dal momento della presentazione della domanda sino all' accoglimento era, nel frattempo, maturata ( i cosiddetti "arretrati") e la somma spettante per le spese legali.
Le stesse sentenze venivano poi consegnate dall'avvocato agli invalidi prive, però, della pagina ove erano indicate le somme imputate alle spese legali.
Tale stratagemma, sostiene l'accusa, consentiva al legale e anche al pubblico dipendente che aveva materialmente avviato i contatti, di richiedere ulteriori compensi direttamente alla persona che aveva ottenuto il riconoscimento della sua invalidità fisica.
Una spesa non irrilevante ma che veniva mediamente fissata tra i 1.000 ed i 1.500 euro, che andavano, in seguito, equamente suddivisi tra i due artefici del complesso intreccio.
Nel corso delle indagini condotte dal Nas di Pescara, sono state censite circa una ventina di posizioni gestite tutte in questo modo e, tra queste, sono state scoperte rare situazioni in cui gli aventi diritto si sono rifiutati di pagare gli ulteriori compensi per le spese legali.
Proprio grazie alla denuncia di una di queste persone che ha sospettato della duplice indebita richiesta di pagamento le investigazioni hanno avuto inizio.
Fondamentale è stata la collaborazione dell'ufficio provinciale dell'Inps.
I provvedimenti cautelari emessi dall' autorità giudiziaria pescarese sono stati notificati anche all'ordine forense ed alla Asl di Pescara per l'avvio dei procedimenti amministrativi a carico degli indagati.

25/03/2010 9.36

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