Pestaggio Piazza Unione: «chi sa parli». Spinelli: «ho agito d'impeto»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. «Chi sa parli. Chi quella sera ha visto racconti tutto agli inquirenti». * LE MAMME DI EMANUELE E ANTONIO: «GIUSTIZIA PER I NOSTRI FIGLI»
Parlando a nome di tutta la famiglia, Angelo, il cugino del ragazzo aggredito davanti a un locale del centro storico di Pescara ha lanciato un appello ai testimoni affinchè raccontino quel che e' successo.
Fino, ad oggi, infatti, nessuno ha testimoniato sull'accaduto e la polizia ha bloccato il responsabile dell'aggressione, un nomade pescarese, solo perchè ha potuto contare sulle riprese di una telecamera esterna al locale dove si trovavano i ragazzi, in piazza Unione.
L'appello di Angelo è rivolto soprattutto ai giovani, considerato che davanti al locale dove e' avvenuta l'aggressione era pieno di gente.
Angelo chiede che «chi ha visto parli. Abbiamo bisogno di un testimone perchè c'e' una persona che sta lottando per la vita e una che sta aspettando di uscire».
Cercando di immaginare cosa possa essere successo l'altra notte Angelo dice che il cugino «e' allegro, ha molti amici, va d'accordo con tutti, non e' un tipo che provoca. Non e' stato lui a provocare il nomade, considerato che gli dava le spalle. E se non sono intervenuti per soccorrerlo e' solo perchè avevano paura. Soltanto l'aggressore, aggiunge, può sapere cosa e' successo».
Un appello anche agli organi di stampa affinchè «non abbandonino questo caso» che non e' unico nel suo genere.
«Ne accadono molti», dice Angelo, «e non sempre per colpa dei nomadi».
Il cugino di Luciano è spaventato dal fatto che «non c'è giustizia e la politica pensa solo a litigare». La famiglia e' soddisfatta comunque della visita di ieri del sindaco e del presidente della Provincia e delle associazioni che si sono fatte avanti.
Nessun segnale dal mondo dei rom, invece. Nel paese del ragazzo aggredito, Biccari, in provincia di Foggia, si sta organizzando una veglia di preghiera.
Intanto gli Operatori del Centro Storico, il Consorzio Pescara Vecchia e Confesercenti hanno riconfermato «l'assoluta e piena disponibilità a collaborare con le Autorità e con il governo cittadino per individuare soluzioni condivise tese a potenziare ulteriormente quello stesso dispositivo di sicurezza, ricordando che gli operatori del centro storico sono innanzitutto imprenditori schierati in prima linea per salvaguardare i propri utenti».
Ma non basta: gli operatori del centro storico hanno già espresso ufficialmente la propria disponibilità a collaborare con l'amministrazione nel potenziamento dei sistemi di sicurezza e di videosorveglianza, ipotizzando anche il ricorso alla vigilanza privata, con l'utilizzo di guardie giurate professioniste.
Infine gli operatori hanno confermato e ufficializzato la propria volontà di costituirsi parte civile nel processo.
«Ci costituiremo per il danno d'immagine prodotto al centro storico e all'intera città di Pescara e, a tal proposito, chiederemo a Comune e Provincia, nelle persone del sindaco Luigi Albore Mascia e del Presidente Guerino Testa di fare altrettanto e costituirsi con noi».
Una delegazione degli Operatori del Centro storico oggi chiederà di essere ricevuta nel corso della riunione già fissata del Comitato per l'Ordine pubblico e la Sicurezza per portare sul Tavolo di discussione tali proposte,»“che comunque – hanno aggiunto gli Operatori – faremo pervenire al sindaco Albore Mascia, al Prefetto Paolo Orrei, al Questore Paolo Passamonti e al Procuratore Capo Nicola Trifuoggi».
24/03/2010 9.10

«HO AGITO IN PREDA AD IMPETO»


Claudio Spinelli, il nomade di 23 anni di Pescara fermato con l'accusa di tentato omicidio ha ammesso di aver colpito il giovane ma anche chiarito di essere stato in parte provocato dalla vittima e di aver agito in preda ad un impeto.
Lo hanno spiegati i suoi difensori, Raffaele Giacomucci e Luca Pellegrini, al termine dell'interrogatorio di garanzia che si e' svolto al carcere di Pescara da parte del gip Carla De Matteis, alla presenza del pm Giampiero Di Florio.
Intanto restano stabili le condizioni del ragazzo ricoverato in Rianimazione, all'ospedale del capoluogo adriatico, assistito da parenti e amici che sono arrivati in città numerosi. Al momento è ancora in coma farmacologico.
La mobile, diretta da Nicola Zupo, e' riuscita a risalire all'aggressore grazie alla telecamera esterna al locale.
In prefettura, intanto, e' in corso una riunione del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, presieduta dal prefetto Paolo Orrei e con la partecipazione del sindaco, dell'assessore comunale al Commercio e del presidente della Provincia.
E' presente anche il procuratore della Repubblica, Nicola Trifuoggi, che ha stigmatizzato l'accaduto per l'indifferenza mostrata da molti giovani davanti al ferito, che giaceva a terra davanti al locale.
Al centro dell'incontro di oggi le misure da adottare nel centro storico, dove si concentrano molti locali notturni e dove gli episodi di violenza si verificano di frequente.
24/03/10 11.28

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LE MAMME DI EMANUELE E ANTONIO: «GIUSTIZIA PER I NOSTRI FIGLI»

PESCARA. Lucia Di Virgilio ed Anita Fadani, madri di Antonio De Meo ed Emanuele Fadani uccisi a pugni da cittadini di etnia rom a Martinsicuro e ad Alba Adriatica, rispettivamente ad agosto e a novembre 2009, hanno manifestato la loro rabbia sull'aggressione avvenuta nella notte tra sabato e domenica.
Le due donne che hanno vissuto pochi mesi fa lo stesso atroce dolore e che hanno visto i loro figli morire sotto i colpi di sbandati e delinquenti oggi chiedono giustizia.
Ieri hanno scritto una lettera aperta: dentro ci hanno riversato tutta la rabbia e il loro dolore.
«Adesso basta. Giù le mani dai nostri figli», hanno scritto le due mamme nella lettera aperta.
«Ai nostri governanti diciamo che e' arrivata l'ora di prendere provvedimenti. Rivogliamo le nostre città sicure. L'episodio accaduto a Pescara - scrivono nella lettera - è il risultato del messaggio che si e' voluto lasciar passare a seguito della scarcerazione di Sante Spinelli. Ora per onorare la memoria dei nostri figli e perchè abbiano giustizia, non ci resta che avere la massima fiducia nel pubblico ministero dottoressa Roberta D'Avolio, titolare del caso e nel tribunale del Riesame dell'Aquila che giovedi' 25 marzo dovra' valutare il ricorso presentato dalla procura di Teramo che ritiene il delitto di Emanuele collettivo».
Ai magistrati le due mamme chiedono di valutate «con serenità e razionalita'», perche' «mai piu' si ripetano delitti simili e che i responsabili vengano puniti secondo le leggi».
Per l'omicidio di De Meo il tribunale dei minorenni ha condannato pochi giorni fa due ragazzi rom a 8 anni (un terzo non era imputabile perchè minore di 14 anni) mentre per il delitto Fadani risultano indagati ed in carcere due rom.
Un terzo, Sante Spinelli, è tornato libero Su decisione del gip di Teramo Marina Tommolini per «assenza di gravità indiziaria», accogliendo la richiesta avanzata dal legale del giovane.
Sulla sua scarcerazione il "Riesame" dovrà pronunciarsi giovedì prossimo a seguito del ricorso presentato dalla procura della Repubblica di Teramo.
Dagli esiti investigativi, sarebbe emerso che a sferrare il pugno che ha ucciso il commerciante albense di 37 anni non sia stato lui. Spinelli e Levakovic si presentarono spontaneamente in caserma dopo l'omicidio addossando ogni responsabilità al terzo giovane che venne rintracciato dai militari solo qualche giorno dopo, in un appartamento vicino casa sua.
I due ricostruito l'intera dinamica davanti agli inquirenti e secondo il loro racconto fu Elvis a colpire Emanuele, a pestarlo di botte più e più volte tanto da ucciderlo.
Fadani aveva 37 anni era titolare con il fratello di una società di distribuzione di videogiochi, sposato e padre di una bambina di tre anni.
La notte dell'omicidio entrò nel pub 'Black Out' per incontrare Adriano, suo collaboratore.
Insieme sarebbero dovuti partire per Imola, dove dovevano da prelevare macchinari.
Dopo la tragedia l'intera Alba Adriatica si è stretta intorno ai familiari del giovane e non sono mancati momenti di tensione con la comunità rom.

24/03/2010 9.10