Cassazione: foto a bimbi non bastano per accusa pedopornografia

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ROMA. Chi viene sorpreso su una spiaggia a fotografare bambini in costume non puo' essere automaticamente accusato di pedopornografia e, per questo, finire in carcere.


Lo sottolinea la Cassazione, annullando senza rinvio l'ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal gip di Roma e confermata dal tribunale del Riesame a carico di un 43enne afghano, accusato di pedopornografia per avere scattato fotografie sulla spiaggia di Ostia ad alcuni bambini con il suo cellulare.
L'uomo aveva insistentemente fotografato il didietro dei bimbi, tutti coperti dal costume da bagno, e a due di loro aveva detto «girati, che ti faccio una foto sul culetto».
La terza sezione penale della Cassazione ha accolto il ricorso dell'afghano, disponendone l'immediata scarcerazione, sulla base di quanto previsto nella decisione quadro del Consiglio europeo, risalente al 2004: «il materiale pedopornografico previsto dalla norma codicistica come oggetto materiale della condotta criminosa - si legge nella sentenza n.10981 - deve essere inteso come quel materiale che ritrae o rappresenta visivamente un minore degli anni 18 implicato o coinvolto in una condotta sessualmente esplicita, quale puo' essere anche la semplice esibizione lasciva dei genitali o della regione pubica».
Tale interpretazione, rileva la Suprema Corte, «non fa che restituire alla fattispecie penale un significato costituzionalmente compatibile col principio di determinatezza, laddove richiede alla pedopornografia (e in genere alla pornografia) una connotazione esplicitamente sessuale». L'ordinanza impugnata, osservano ancora gli 'alti' giudici, «non ha ravvisato alcun coinvolgimento dei minori in atteggiamenti esplicitamente sessuali, o alcuna esibizione lasciva di genitali o di regioni pubiche, ma anzi ha piu' volte ripetuto che in tutte le fotografie i minori erano ritratti in costume da bagno, sicche' i genitali, il sedere e l'area pubica erano assolutamente nascosti alla vista».
Certo, si legge ancora nella sentenza, «si puo' anche comprendere come il comportamento di uno sconosciuto che fotografa insistentemente bambini sulla spiaggia possa destare preoccupazione o allarme nei genitori, indotti a sospettare in un simile fotografo intenti piu' o meno malsani», ma «sino a che questi ipotetici intenti restano tali, non si puo' incriminare il fotografo per produzione di materiale pedopornografico».
Ove «ne ricorressero gli estremi - sottolineano ancora gli 'ermellini' - si poteva ravvisare la contravvenzione di molestie o altro reato minore, ma non certo il gravissimo delitto di pedopornografia».
Altrimenti, conclude la Cassazione, «si arriverebbe all'assurda conseguenza di punire una condotta priva di ogni implicazione sessuale con una pena piu' grave (la reclusione da 6 a 12 anni, oltre alla multa) di quella comminata per gli atti sessuali con minorenni (la reclusione da 5 a 10 anni)».
23/03/2010 9.44