Icranet. Il direttore:«articolo non onesto: noi siamo un regalo per Pescara»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. «Il vostro articolo non aiuta la ricerca: dovreste essere orgogliosi che un centro come il nostro stia a Pescara». E’ quanto ha dichiarato con forza il direttore dell’Icranet Remo Ruffini durante un’intervista alquanto insolita.




PESCARA. «Il vostro articolo non aiuta la ricerca: dovreste essere orgogliosi che un centro come il nostro stia a Pescara». E' quanto ha dichiarato con forza il direttore dell'Icranet Remo Ruffini durante un'intervista alquanto insolita.



Contattiamo il direttore che non aveva letto l'articolo di PrimaDaNoi.it che focalizzava l'attenzione sul decreto legge nel quale sono previsti numerosi privilegi per i funzionari e per l'ente di ricerca “Icranet” (International Center for Relativistic Astrophysics Network) con sede nel palazzetto liberty della vecchia stazione di Pescara, restaurato dal Comune.
Al telefono accetta l'intervista «volentieri».
Lo scienziato fa da Cicerone in quelle stanze nuove e pulite che appaiono proprio come nelle foto. Scaffali, libri, computer, scrivanie, alcune delle quali occupate da studiosi stranieri (iraniani, bielorussi, russi, coreani).
Ruffini spiega le numerose attività: meeting («con più di mille scienziati»), collaborazioni, riviste, pubblicazioni tradotte in molte lingue che escono a breve distanza l'una dall'altra.
Il tutto per dimostrare che lì si lavora.
«Non facciamo un meeting all'anno, come ha scritto lei», puntualizza.
Ma a Pescara quanti?
«Non dobbiamo stare sempre a Pescara…li facciamo sul pianeta terra!».
Il giro si conclude in una grande sala conferenze con una maxischermo dove Ruffini ha preparato l'ambiente per un'intervista in grande stile. La sua.
Telecamera (dell'Icranet) accesa, fotografo da lui incaricato, microfono, l'inglese come lingua ufficiale decisa dal direttore democraticamente per permettere agli studiosi stranieri presenti (quasi una decina) di capire.
Di sicuro l'Icranet ha molti più mezzi di PrimaDaNoi.it, anche nel campo del giornalismo.



I BILANCI? «NON SIAMO UN ENTE PUBBLICO»

«Tutto quello che si fa all'Icranet viene messo su internet», così giustificano la telecamera.
Quindi a presto vedremo anche i bilanci?
«Noi non siamo un ente pubblico, quindi non siamo obbligati…», azzarda una dipendente (italiana) dell'amministrazione ignorando che l'ente di ricerca gestisce (come unico contributo) un finanziamento di 1,5 mln di euro da parte del Ministero degli Affari esteri.
Quindi soldi pubblici.
Subito il direttore ammorbidisce la posizione: «i bilanci sono approvati dal comitato di direzione e trasmessi ai paesi membri, nella prossima riunione posso proporre la pubblicazione…vedremo».
Grazie.

RUFFINI: «UNA NORMATIVA STANDARD»

«Il suo articolo crea dei malintesi», commenta Ruffini sventolando una stampa del pezzo, «perché le norme previste in quel decreto legge sono standard. Non si sono inventati nulla solo per noi. E' un testo standard che vige per le organizzazioni internazionali».
In Italia ci sono altri esempi?
«Sì, l'Ictp (International Centre for Theoretical Physics) di Trieste». «Per dare un'informazione completa lei deve dire che non è un trattamento speciale, ma normale», suggerisce il direttore.
Per perfezionare l'informazione, si potrebbe dire che per i laboratori del Gran Sasso non sono previsti privilegi.
Eppure, come si legge dal sito, vi lavorano «scienziati provenienti da 22 paesi diversi, attualmente ne sono presenti circa 750 impegnati in circa 15 esperimenti in diverse fasi di realizzazione».
Non sono un “organismo internazionale”- si può obiettare in burocratese-, ma i problemi concreti di mobilità per far lavorare in Italia scienziati stranieri saranno più o meno gli stessi.
«Io potrei benissimo fare a meno dei privilegi», interviene tranquillamente lo scienziato russo Vladimir Belinsky che non ha preso di buon grado il nostro articolo.

«NON LAVORIAMO CON FUOCO E MARTELLO, BASTA IL CERVELLO»

Nulla di strano- dicono- per quanto riguarda l'autorizzazione ad installare «sistemi di comunicazione» (le cui comunicazioni non sono intercettabili).
«Essendo in una sede extraterritoriale dobbiamo avere questi sistemi per essere collegati con l'esterno, ma usiamo normalmente anche internet», assicurano.
«Tutto normale».
«Noi non lavoriamo con fuoco e martello» ripete più volte Ruffini (fino a suscitare i risolini degli studiosi stranieri) per replicare alla nostra frase “nessuna attrezzatura tecnica”.
«Per noi basta della carta, un computer e il cervello», interviene lo studioso russo Belinsky, « noi qui facciamo delle teorie, non osserviamo l'universo come gli astronomi».
Quindi «si pensa», come avevamo scritto.
E nemmeno il traffico che si trova intorno al palazzetto (in piena stazione dei bus) è di ostacolo all'elaborazione delle teorie astrofisiche, sottolinea ancora il russo Belinsky.
«Se un giorno ci dovessero chiedere di spostarci ne parleremo ma sarebbe una grande perdita, non solo per Pescara, ma per il pianeta», chiosa il direttore, «noi abbiamo creato un centro d'eccellenza dove prima c'erano spazzatura e siringhe».
Forse per “noi” intendeva “tutti i cittadini” che hanno il piacere di ospitarli (in comodato d'uso al prezzo di 1 euro all'anno) in una sede completamente ristrutturata a spese del Comune.

«IL VOSTRO ARTICOLO CREA UN DANNO»

«Voi con quest'articolo difendete lo smog!», dichiara Ruffini, «preferite lo smog ad un centro con i migliori cervelli del mondo».
«Dovreste essere solo tanto orgogliosi di un centro- continua- come questo nel quale si lavora tutti i giorni dalle 9 alle 18 e qualche volta fino alle 4 di mattina».
«Il vostro articolo se non viene modificato non aiuta la Ricerca anzi ci crea un danno che sto valutando perché devo difendere il mio centro», ribadisce Ruffini.

QUEI FINANZIAMENTI «IN SCIENZA»…

Secondo il direttore non sarebbe vera nemmeno l'affermazione (scritta nel decreto legge) che indica il governo italiano come unico finanziatore dell'Icranet con un contributo annuo di 1,5 mln di euro. «Ci sono altri contributi dal Brasile e da altri paesi membri», ma «non in soldi» («sono secondari», secondo il direttore) bensì in «scienza».
«Un contributo incalcolabile e non monetizzabile», dice.
Certamente.
Quello monetizzabile resta il nostro, del quale presto sapremo tutto attraverso le pubblicazioni dei bilanci come promesso.
L'intervista finisce.
Si spegne la telecamera. Siamo sull'uscio.
«Ma è vero quel finanziamento ulteriore di 440 mila euro previsto per l'Icranet di cui lei ha scritto? No... perché mi interessa…», domanda il direttore.
Solo un altro pensiero da coccolare…

Manuela Rosa 23/03/2010 9.16

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