Ospedale Ortona, al collasso il day hospital oncologico

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ORTONA. I malati di tumore aumentano, ma il personale è sempre quello e così gli spazi. E quindi si moltiplicano i disagi e le proteste.

Capita al Day Hospital oncologico di Ortona e queste disfunzioni ricadono soprattutto su una percentuale sempre maggiore di donne perché all'Ospedale Bernabeo c'è un reparto senologico all'avanguardia.
In pratica mentre il reparto chirurgico che interviene sulla mammella macina numeri da primato, la struttura nella quale poi le donne effettuano la chemioterapia è al collasso, non essendo stata rinforzata.
Infatti, la stanza di somministrazione delle cure ha solo 6 posti per la somministrazione dei chemioterapici: 2 sono posti letto, 4 poltroncine reclinabili, che durante la mattinata possono essere riutilizzate più volte secondo il tipo di terapia e della sua durata.
«Spesso proprio a causa del ridotto numero di posti per la somministrazione, dell'aumento dei pazienti da trattare e della mancanza di un turno pomeridiano – spiega Enrico Del Villano, segretaio provinciale Nursind - alcune pazienti fanno terapia chemioterapica sedute su una comune sedia, con tutti i rischi derivanti da un possibile stravaso di chemioterapico oppure con i possibili effetti collaterali, come l'anafilassi, oppure crisi vaso-vagali, come è già successo. Nell'organico del servizio, sono presenti 3 infermiere di cui 2 addette alla preparazione sotto cappa dei chemioterapici ed un'addetta non solo alla somministrazione e sorveglianza, ma anche ai prelievi ematici, ai lavaggi dei port a cath, all'idratazione dei pazienti sottoposti a Tac, agli adempimenti burocratici ecc.»
Il problema, oltre che i pazienti, riguarda anche le infermiere, che sono sotto organico.
Come si pensa di affrontare il problema?
Qualcuno pensa ad una soluzione temporanea, trasferendo le prestazioni a Chieti: un modo superficiale di affrontare questa emergenza.
E allora se questa è la considerazione dei malati, sballottati come pacchi postali, perché non ridurre le prestazioni?
«Basterebbe un'altra infermiera, magari aggiungendo anche una stanza attrezzata – conclude Del Villano – si ridurrebbe lo stress del personale e si lavorerebbe con un'altra sicurezza a favore dei pazienti. E poi perché dirottare i malati oncologici a Chieti o a Lanciano quando fra le strutture della Asl, Ortona è quella che dal punto di vista legale è dotata di una struttura a norma di legge ovvero dell'U.M.A. (Unità manipolazione farmaci antiblastici)?».

22/03/2010 9.52