Arresti Asl, gli indagati non tornano in libertà

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Niente libertà per Franco D'Intino, 59 anni, funzionario Asl e responsabile unico dei lavori, e Giacomo Piscitelli, 58 anni, di Barletta, responsabile del cantiere.

Entrambi sono in carcere da lunedì scorso in carcere. Restano ai domiciliari, invece, e i due direttori dei lavori, Alfonso Collina, 51 anni, pescarese, e Damiana Bugiani, 52 anni, pescarese.
Tutti e quattro sono a vario titolo coinvolti nell'inchiesta riguardante i lavori di ristrutturazione e messa a norma del reparto materno-infantile dell'ospedale civile di Pescara.
A dare parere contrario alla scarcerazione è stato il gip del tribunale di Pescara Guido Campli che ha dunque respinto le istanze di revoca della misura cautelare presentate dai legali dei quarto indagati.
Secondo il gip rimangono immutate le esigenze cautelari.
Anche il pm Gennaro Varone ha espresso parere negativo.
L'imprenditore Giulio Piancone e' stato interrogato ieri per rogatoria in quanto si trova nel carcere di Foggia. Il gip deciderà sull'istanza quando riceverà gli atti.
Come aveva spiegato nell'ordinanza di custodia cautelare il giudice gli arresti erano stati ritenuti necessari sia per il pericolo di reiterazione del reato che per il pericolo «concreto» di commissione di altri reati della
stessa specie.
Sempre il gip aveva descritto D'Intino, Piancone e Piscitelli, «autentici manovratori della intera vicenda delittuosa» e i tre, insieme anche a Bugiani e Colliva, aveva mostrato una «disposizione ad intralciare l'attività dell'autorità giudiziaria anche in ragione delle funzioni pubbliche esercitate e di quel ruolo di potere così distortamente esercitato».
Peraltro secondo gli inquirenti carcere e domiciliari erano fondamentali per «preservare la genuina acquisizione delle fonti di prova (documentali e
testimoniali), poiché è certa la già intervenuta distruzione di prove documentali da parte del Piancone».
Insomma le esigenze cautelari restano in piedi e gli indagati non possono tornare in libertà.
Durante gli interrogatori dei giorni scorsi, però, tutti i cinque protagonisti della vicenda hanno respinto le accuse, sostenendo che tutto si è svolto sempre in maniera regolare.
Due giorni dopo gli arresti, inoltre, la squadra mobile coordinata da Nicola Zupo ha trovato sulò conto del funzionario D'intino 800 mila euro che sono stati posti sotto sequestro.
Il dipendente della Asl dovrà spiegare probabilmente la loro provenienza.
20/03/10 13.56

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