Paganica protesta: «basta espropri sul nostro territorio»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PAGANICA. Questa mattina alle ore 10 i cittadini di Paganica daranno vita ad un presidio presso l’ex cava Teges di Pontignone, dove inizierà una raccolta firme.


La popolazione lancerà, infatti, una serie di condizioni che le amministrazioni locali dovranno accettare.
«Dalla destituzione del Comune di Paganica nel 1927», spiega Antonio Cacio, «il nostro territorio ha subito uno smembramento della propria storia, attraverso una sottrazione sistematica del paesaggio e dei luoghi simbolo della comunità. Le scelte degli ultimi anni hanno sistematicamente condotto l'agricoltura e l'allevamento locale verso l' agonia compromettendo il tessuto storico-paesaggistico-culturale».
Durante gli anni 70 c'è stato l'esproprio di 200 ettari di terra agricola e irrigua, per la realizzazione del nucleo industriale di Paganica- Bazzano «con la presenza d'industrie chimiche altamente inquinanti», contesta la popolazione, «e siti industriali non ancora bonificati (come la ex Ravit)».
I cittadini contestano anche il mancato ripristino ambientale, previsto da legge delle cave Teges 1, 2 e 3, che le rende ferite ancora aperte sul territorio.
Così come non c'è stata l'acquisizione ad uso pubblico di Palazzo Dragonetti, ma sono state realizzate durante gli anni 70 diverse discariche di rifiuti solidi urbani.
I cittadini ricordano ancora l'esproprio di 6 ettari, negli anni novanta, di terra agricola per la realizzazione del Centro polifunzionale, rimasto ad anni di distanza un'opera incompiuta.
E dopo il terremoto del 6 aprile scorso altre novità: «abbiamo subito», continua Cacio, «l'esproprio di 34 ettari di fertile terra agricola e irrigua, per la realizzazione di 29 piastre per il progetto C.a.s.e.
Adesso la popolazione chiede («senza possibilità di trattare): l'esproprio immediato dei siti dell'ex Teges 2 e 3 in località Pontignone, ed esclusione di qualsiasi ampliamento del sito; il temporaneo utilizzo dei siti dell'ex Teges 2 e 3, «limitata ai tempi di riempimento stesso della cava con gli inerti e successiva rinaturalizzazione e ripristino paesaggistico dei siti», nessun nuovo esproprio di terra agricola al fine di ampliare a due corsie la strada di servizio ai siti di smaltimento, il coinvolgimento di tutti i comuni del cratere, per la soluzione complessiva del problema macerie utilizzando tutte le
cave disponibili da ripristinare e riqualificare e l'esclusione definitiva del sito di Cesarano da «qualsiasi impianto di smistamento e deposito, in quanto penalizzante per gli abitanti di Paganica e Camarda dato che per il sito è già stata deliberata la sua inclusione nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga».
I cittadini chiedono anche la tutela del fiume Vera e l'istituzione di una commissione di garanzia
rappresentativa delle comunità locali, per vigilare sul corretto ed effettivo ripristino ambientale.
20/03/2010 9.54