Villa Pini, Angelini vince al Tar e Neuromed acquista il gruppo

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

10177

Villa Pini, Angelini vince al Tar e Neuromed acquista il gruppo
CHIETI. Neuromed acquista tutte le società del Gruppo Villa Pini che non sono fallite. E Angelini vende portando in dote anche una vittoria al Tar e la soddisfazione di aver avuto ragione almeno in questo.
Cioè la Regione gli deve 26 milioni di euro per le prestazioni effettuate da alcune cliniche e non pagate.
Due notizie che chiudono una settimana decisiva per la vertenza.
Ma se il risultato al Tar era più o meno prevedibile, visto che fino ad oggi il tribunale amministrativo regionale ha dato sempre ragione alle cliniche ricorrenti e torto alla Regione, quello che cambia tutto è l'accordo per il passaggio di mano delle aziende. L'atto è pronto e deve solo essere firmato.
«La vittoria al Tar – è questo il commento di Neuromed al risultato positivo del Tar - aggiunge solo la certezza di un credito che finora era solo sulla carta. E così si sblocca pure la vicenda stipendi per quei dipendenti che oggi non avevano nemmeno la speranza della cassa integrazione».

Dopo mesi di controlli, di verifiche contabili e di esame dei contratti ancora in essere, il Gruppo Villa Pini (eccetto la clinica dichiarata fallita) passa dunque di mano: subentra la società molisana che da tempo aveva manifestato l'intenzione di acquisire le attività di Angelini.
Ora non si tratta più di generico interesse (quello resta per la clinica, come comunicato al curatore), ma di un accordo per subentrare al timone di tutte le società, dal SanStefar, alla Sanatrix alle più piccole realtà produttive.
La chiusura dei controlli c'è stata venerdì sera, presenti tre tecnici di Neuromed e la famiglia Angelini, proprio nel giorno della contestazione più forte che ha sorpreso i coniugi Angelini, e la moglie in particolare, rimasta turbata da tanto livore.
Al termine di questa giornata drammatica, Enzo Angelini e la moglie, oltre che i rappresentanti di Neuromed, hanno avuto separatamente un breve contatto con il curatore Giuseppina Ivone, alla quale probabilmente hanno anticipato quello che avverrrà lunedì mattina o al massimo martedì: ultimi controlli, ulteriori verifiche di situazioni ancora non completamente chiare e poi la firma della cessione.
Massimo riserbo naturalmente sulla cifra di questo passaggio di mano e sulla forma del contratto a cui stanno lavorando commercialisti ed avvocati.
Ma che sia affitto pluriennale, acquisto tra due anni (scomputando i canoni versati) o ingresso in società, come da sempre Angelini chiede, il punto di svolta sembra un altro: prima di tutto c'è la garanzia che il pagamento degli stipendi sarà in carico a Neuromed e sarà effettuato in breve, proprio per disinnescare la tensione sociale. L'altra novità è che un nuovo soggetto imprenditoriale di alto livello gestirà le attività andate in crisi per la tensione tra la Regione ed Angelini.

MESI DI CONTROLLI SUI BILANCI: 26MLN NON PAGATI DALLA REGIONE

Perché mentre da mesi, in silenzio (ma non tanto per PrimaDaNoi.it che ha seguito e fotografato questo lavorìo), il Gruppo Neuromed è stato presente quotidianamente al secondo piano della clinica e negli uffici della contabilità, Chiara Angelini – alla quale il padre ha ceduto la titolarità del San Stefar e delle altre società - aveva preparato un dossier di circa 100 pagine dove ha raccolto la documentazione e le fatture, i contratti e la corrispondenza, gli appelli e le mancate risposte della Regione. Da questo dossier risulterebbe che il San Stefar e le cliniche avevano diritto di ricevere 26 milioni di euro dalla Regione, come da ricorso al Tar.
Inspiegabilmente, secondo la famiglia Angelini, questi soldi non sono stati erogati, il che ha mandato in crisi l'assistenza ai malati ed il personale, costretto a lavorare senza stipendio.
In particolare il dossier evidenzia che in alcune Asl, come Teramo, l'attività è andata avanti senza la firma del contratto più volte sollecitata, ma mai apposta.
Poi il precipitare degli eventi, il fallimento, i sequestri, la linea dura della Procura di Chieti con il nuovo procuratore Pietro Mennini, le iniziative del Tribunale e del curatore fallimentare la cui gestione è stata apprezzata perché è stata vista nell'ottica della salvaguardia del “bene” Villa Pini e delle professionalità ivi presenti.

LA VENDITA MODIFICA IL QUADRO COMPLESSIVO

Ora questo ingresso di Neuromed modifica il quadro complessivo in cui si agitano gli altri pretendenti della clinica, preoccupati più per le notizie che filtrano reciprocamente sulle “criticità” delle rispettive compagini societarie che per l'attività di inserimento nella realtà di Villa Pini.
Cosa che invece Neuromed ha saputo coltivare con costanza.
Ma il subentro della società molisana disinnesca anche un'altra bomba che stava per scoppiare.
Cioè la possibilità di un fallimento per estensione (o per ripercussione) che avrebbe coinvolto le altre società del gruppo Angelini, oltre Villa Pini.
Se la Procura fosse riuscita a dimostrare che da San Stefar al resto, tutto faceva capo a Vincenzo Maria Angelini, che la cassa era la stessa e che le decisioni imprenditoriali venivano prese sostanzialmente da un solo capo, il fallimento di Villa Pini avrebbe “contaminato” e travolto tutte le società sorelle.
Su questa possibilità, che dura un anno dal fallimento principale, stavano e stanno lavorando gli inquirenti, anche su sollecitazione dei creditori.
Però forse l'accordo che sarà firmato nei prossimi giorni arriverà prima, anche su consiglio dei legali del Gruppo Neuromed, molto presenti in tutta la vicenda.
Tra l'altro proprio la sua proposta di affitto e di futuro acquisto delle società tutte, e non solo della clinica, era stata l'ultima mossa di Chiara Angelini nella Camera di consiglio del Tribunale fallimentare di Chieti, quando si doveva decidere il fallimento o il concordato preventivo.
Che la proposta fosse seria, lo dimostrava il fatto che quella mattina era presente anche Francesco Fimmanò, pronto ad illustrare gli aspetti giuridici della proposta, frutto della sua esperienza di docente universitario di Diritto e di membro delle commissioni che hanno riformato la Legge fallimentare.
Quella mattina, però, l'incontro con i giudici saltò e solo nel pomeriggio ci fu un contatto, quando però i giudici avevano già deciso per il fallimento.

IL CURATORE INCONTRA LE SOCIETÀ INTERESSATE AL FALLIMENTO

In realtà quella operazione non era nata a caso o improvvisamente, perché era il frutto di contatti di molto precedenti e forse anche di collaborazione tra le due realtà imprenditoriali, in vista di una fusione o di uno scambio di quote.
Su tutto però si è abbattuto il fallimento, che ora avrà solo l'effetto di vendere la clinica.
Ed anche su questo Neuromed si sta muovendo, perché - come del resto hanno fatto anche gli altri concorrenti – i rappresentanti del Gruppo hanno chiesto un incontro tecnico con il curatore, offrendo la loro disponibilità ad essere ricevuti sia a Chieti, sia nello studio romano dell'avvocato Ivone.
A seguire, comunque, sono previsti anche gli incontri con le società interessate.
Il tutto per conoscere i paletti che verranno posti alla futura vendita: caratteristiche delle società, impegno per il personale da riassorbire, rispetto del Piano sanitario vigente, progetti di sviluppo, integrazione con la sanità pubblica, adeguamento delle tariffe, disponibilità a firmare i contratti predisposti dalla Regione.
Un'attività complessa che si svolgerà in contemporanea con lo sviluppo del ricorso al Tar inoltrato dal curatore contro la Regione per i mancati riaccreditamenti e con l'effettiva restituzione degli stessi (come annuniciato da Chiodi) che possono viaggiare su binari diversi, anche paralleli e non coincidenti e con tempi diversi.
La Regione ha dichiarato la disponibilità a restituire le convenzioni da concordare e valide solo per il 2010, ma per il curatore questa è una proposta irricevibile.
Il Tar potrebbe dire sì alle richieste della curatela, sconfessando la Giunta regionale e restituendo tutti i contratti alla Clinica, salvo ulteriori giudizi di secondo grado.
Ma potrebbe dire anche no, mandando in fumo il progetto dell'esercizio provvisorio pensato dal Tribunale.
Mentre gli avvocati discutono e le scuole di pensiero incrociano le spade sulla decadenza o meno degli accreditamenti a seguito del fallimento, appare evidente il ritardo della politica in tutta la vicenda e la funzione sostitutiva della magistratura.
I giudici, infatti, sono stati chiamati a svolgere un ruolo di supplenza che non è di loro competenza, ma che ha salvato centinaia di famiglie.
Ora si vede la luce in fondo al tunnel della disperazione? Certo è una telenovela con venature di giallo, piena di colpi di scena e molto appassionante, se non fosse per i dipendenti stremati da difficoltà economiche inenarrabili.
Molti spettatori tifano per un lieto fine.

Sebastiano Calella 20/03/2010 9.34

CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK