Inchiesta Asl: trovati nel conto di D’Intino 800mila euro. Sequestrati

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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INCHIESTA SU APPALTO ALLA ASL DI PESCARA. Tutti gli indagati hanno respinto le accuse e tutti motivando la propria innocenza con argomentazioni più o meno valide.
Le indagini, però, continuano ed il cerchio si allarga. Una fatto è incontestabile: sul conto di D'Intino la Squadra Mobile ha trovato 800mila euro che sono stati sequestrati.
I risparmi di una vita, una eredità, la vendita di un immobile di proprietà, una cifra così cospicua per un semplice tecnico può essere spiegata in molti modi.
Il sequestro, però, controfirmato dal gip Guido Campli e richiesto urgentemente dal pm Gennaro Varone ha una sola chiave di lettura in questo momento: quei soldi gli inquirenti ritengono siano il provento di reati, magari corruzione, dunque tangenti.
Se così è, allora, gli inquirenti dovranno anche spiegare in che modo sono finiti a D'Intino e dunque indicare quali altri appalti sono stati inquinati.
Insomma l'inchiesta sembra crescere e non si escludono anche ulteriori sviluppi. Gli agenti coordinati da Nicola Zupo sono al lavoro. L'indagine, tra le altre cose, si avvale di una imponente mole di intercettazioni dalle quali non si esclude possano nascere ulteriori filoni di indagine.
Franco D'Intino, 59 anni, arrestato lunedì scorso aveva sul suo conto titoli e contanti in una filiale della Banca dell'Adriatico del pescarese.
«D'Intino - ha riferito il suo avvocato Paolo Salce, ieri dopo l'interrogatorio di garanzia - ha fornito spiegazioni e prodotto documentazione. Si è giustificato dicendo - ha continuato - che non c'é collusione né con l'impresa né con altre persone. Ha riferito di aver svolto solo i compiti di sua competenza».
Stamane hanno respinto le accuse anche Alfonso Colliva e Damiana Bugiana, che si trovano agli arresti domiciliari sempre da lunedi' scorso.
I due erano i direttori dei lavori del reparto materno-infantile del nosocomio pescarese.
Nel corso dell'interrogatorio di garanzia i due indagati davanti al gip del tribunale di Pescara, Guido Campli, si sono giustificati sostenendo che l'impresa si e' occupata della contabilità ma è stata loro cura fare verifiche a campione, risultate regolari.
I legali dei due indagati hanno presentato istanza di revoca o sostituzione della misura cautelare.
Agli interrogatori era presente anche il pm Gennaro Varone.

18/03/2010 12.54

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