Villa Pini, scontro sui soldi tra curatore e manager Asl

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Villa Pini, scontro sui soldi tra curatore e manager Asl
CHIETI. Sit-in a Pescara dei dipendenti di Villa Pini, aspettando Gianni Chiodi di ritorno da Roma con le ultime decisioni sugli accreditamenti. (nella foto: il curatore Giuseppina Ivone)
Ma non tutti, sindacati in primis, sono convinti che questa sia la strada giusta per far tornare in piena attività la clinica.
Addirittura si teme che sia il solito diversivo prendi-tempo. L'impressione è infatti che la Giunta di centrodestra stia remando contro il salvataggio della galassia Angelini, perché in altri tempi (si era solo a novembre) fu approvata in pochi giorni la legge che sospese gli accreditamenti, mentre oggi non si nota altrettanta celerità per la revoca di questa sospensione, anche se Angelini non c'è più.
Se l'atteggiamento al vertice della Regione è questo, non diverso è quello della Asl che ieri ha cercato di spiegare il suo rifiuto ad erogare al curatore fallimentare i soldi che erano stati richiesti.

LA TECNICA DELLA REGIONE: DIVIDERE I DIPENDENTI E PRENDERLI PER STANCHEZZA

Sono due le chiavi di lettura di questo comunicato del manager Asl Francesco Zavattaro. La prima è politica.
La Asl di Chieti semra remare contro la clinica e si è allineata alla Regione, secondo un disegno ormai chiaro: cercare di fiaccare i dipendenti, mettendo i bastoni tra le ruote all'esercizio provvisorio deciso dal Giudice fallimentare.
Una prova di potere assoluto muscolare pe rdare l'esempio agli altri.
D'altra parte è dall'inizio della vicenda che qualcuno sta tentando di dividere i lavoratori: l'obiettivo è rendere più facile la fine del contenzioso, realizzare lo spezzatino del Gruppo Villa Pini, acquistare a prezzi stracciati le attività, bloccare soluzioni “chiavi in mano” e globali (tipico il no “a prescindere” alla proposta Neuromed), comunicare le fantasiose promesse di un ingresso dei dipendenti (prima tutti, poi solo alcuni) nel settore pubblico, spiegare che è possibile l'assorbimento nella Asl solo per il San Stefar e l'attività di riabilitazione, più presenti nella provincia di Teramo.
Il che ha isolato ancora di più il presidente Chiodi, costretto a chiarirsi con il senatore Fabrizio Di Stefano e a fare i conti con la solidarietà espressa dall'Udc ai dipendenti di Villa Pini.
Perchè in realtà oggi a Roma il presidente Chiodi non chiederà garanzie per gli accreditamenti, che sono l'unica àncora di salvezza della clinica fallita.
Tornerà esibendo un risultato: aver convinto il Governo ad allentare il tetto di spesa per il personale, specialmente per la riabilitazione.
E Villa Pini?
La clinica sembra accerchiata e destinata alla sconfitta.
L'avvocato Giuseppina Ivone come il colonnello Custer del 7° Cavalleggeri nella battaglia di Little Big Horn?
Non sembra questo il sogno del curatore e sicuramente Cavallo Pazzo non avrà il suo scalpo.
Perché la tecnica della Ivone non è quella dell'attacco sconsiderato, che costò la vita al generale americano, ma quella di Fabio Massimo cunctator (il temporeggiatore) che alla fine battè Annibale che pure era stato il trionfatore a Canne.
La sua tattica è evitare lo scontro diretto con le istituzioni, far parlare la legge, dare l'impressione di una ritirata per poi piazzare la stoccata.
La Asl non versa quello che è stato richiesto?
Nessun problema: c'è sempre il Tar.
Ma se Zavattaro ha sbagliato, non solo i soldi arriveranno con gli interessi, ma non è improbabile che ci scappi pure una denuncia.

LA ASL TEMPOREGGIA A PAGARE E TOGLIE OSSIGENO ALL'ESERCIZIO PROVVISORIO

E qui siamo alla seconda chiave di lettura per il no della Asl di Chieti.
La procedura fallimentare – per quel pò che se ne sa – viene attivata per liquidare tutto il patrimonio mobiliare ed immobiliare della società fallita per pagare i creditori (anche i quadri, i mobili antichi, la collezione di pipe). E si diventa ufficialmente “creditori” non autonominandosi, ma solo in seguito ad una verifica del credito (e dei titoli che lo giustificano), effettuata dal Giudice delegato su indicazione del curatore.
Per avere diritto ad essere pagati, è necessaria l'insinuazione nel fallimento attraverso una domanda, presentata, esaminata ed approvata nelle apposite udienze dal Giudice fallimentare.
Non è prevista invece l'insinuazione a mezzo comunicato stampa.
La legge fallimentare è così stringente che anche il dipendente-creditore è assoggettato a questa disciplina: il suo stipendio arretrato è riconosciuto dal curatore solo se è documentato.
Al termine della procedura, chi è riconosciuto come avente diritto al pagamento è ammesso in un elenco e sarà pagato secondo le percentuali (30, 40, 50% o più) decise in rapporto ai soldi recuperati.
Dunque fallimento significa che tutto dipende dal curatore: le attività, i pagamenti, i crediti, i debiti e gli adempimenti.
E ogni soldo della società va versato alla curatela.
Infine se la Asl o un creditore qualsiasi non presentano una domanda di ammissione al passivo, i loro crediti non esistono per gli organi della procedura.
E non esistendo, non partecipano al riparto e tanto meno possono compensare attraverso una nota stampa.

IL CURATORE: «CI MUOVIAMO SECONDO LA LEGGE E CHIEDIAMO GLI ACCREDITAMENTI»

Perché da quello che filtra dagli ambienti dell'azienda sanitaria, sembra che il manager Zavattaro in un primo momento abbia assicurato la sua disponibilità a versare quanto richiesto, poi ha cambiato idea.
Che l'accordo fosse stato raggiunto, lo dimostrerebbe un particolare: l'arrivo alla Asl delle coordinate bancarie per il bonifico poi mai effettuato.
Cos'è che ha fatto cambiare idea al manager?
Forse la mancata conoscenza, dicono alla Asl, di un fatto che mette in crisi tutta l'operazione per strangolare l'esercizio provvisorio e che Zavattaro, di fresca nomina, non conosceva.
Esiste una sua lettera ufficiale nella quale la Asl si dichiara debitrice di Villa Pini senza compensazioni di nessun tipo.
Il che automaticamente – al di là dei successivi sequestri e pignoramenti - fa confluire i 2 milioni nella disponibilità del curatore che ora però è costretto ad aspettare almeno il pronunciamento del Tar.
A richiesta diretta su che fine farà questa guerra con la Asl, Giuseppina Ivone prima assume un'espressione dura, poi oppone un sorriso disarmante: «cercheremo altre strade per recuperare qualche euro – ha detto – perché tenere aperta la Clinica costa e non si possono danneggiare i creditori. Per questo la battaglia per gli accreditamenti è ancora aperta».
Certo: anche un sorriso fa morale.
Ma tra i dipendenti in servizio nei reparti lo sconforto è palpabile: mancano i soldi, ma soprattutto mancano le indicazioni della Regione.
Ammesso che si trovi una soluzione a breve, chi paga le rette dei circa 200 ricoverati gravi ancora presenti a Villa Pini? il ricovero è in convenzione?
A chi chiederanno le spese le Asl di appartenenza, sia abruzzesi che di altre Regioni? Dicono i due articoli della legge approvata a fine novembre scorso per sospendere le convenzioni ad Angelini: «siccome non paghi gli stipendi, ti sospendo gli accreditamenti. Se paghi te li restituisco».
Tutto molto semplice, ma anche molto rozzo.
Nessun cenno ad altri possibili sviluppi: insomma una scelta improvvisata da parte della Giunta regionale che pur in presenza di una situazione già gravissima non ha ipotizzato nemmeno la possibilità del fallimento e della continuazione dell'attività della clinica. Era una legge solo per far chiudere Angelini, senza preoccuparsi delle conseguenze occupazionali, della ricaduta sui pazienti e degli scenari successivi. Come se le leggi, lo stato sociale, le tutele dei cittadini e dei malati non esistessero: era solo una guerra per l'occupazione del potere?

Sebastiano Calella 17/03/2010 10.18