Stragi mafia: un arresto a Viterbo. Perquisizioni a L'Aquila

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ROMA. Un'ordinanza di custodia cautelare in carcere e perquisizioni in tutta Italia sono state eseguite questa mattina dal centro operativo della Dia di Firenze.

Gli inquirenti si stanno muovendo in relazione alle indagini sulle stragi di mafia del 1993-1994.
L'arresto, eseguito a Viterbo, riguarda il boss di Brancaccio, Francesco Tagliavia, indagato per delitti di strage, devastazione, detenzione di ingente quantitativo di materiale esplosivo in concorso con altre persone, tra cui Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, Filippo e Giuseppe Graviano, Matteo Messina Denaro, Bernardo Provenzano, Salvatore Riina e Vittorio Tutino.
Francesco Tagliavia era già in carcere a Viterbo in quanto tra i condannati all'ergastolo per la strage di via D'Amelio del 19 luglio 1992, nella quale morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta.
Secondo gli inquirenti, il boss, «in esecuzione di un medesimo disegno criminoso attuato per finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine costituzionale, nonchè per agevolare l'attività dell'associazione di tipo mafioso 'Cosa nostra', contribuiva alla realizzazione degli attentati commessi a Roma (via Fauro - 1993, San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro - 1993, Stadio Olimpico - 1994), a Firenze in via dei Georgofili (1993), a Milano in via Palestro (1993) e a Formello (1994)».
A Tagliavia è stato contestato, in particolare, di «essersi attivato, in ragione anche della sua collocazione al vertice della famiglia di Corso dei Mille, appartenente al mandamento di Brancaccio, nell'organizzazione dei fatti di strage e nella gestione della fase attuativa dei delitti, mettendo a disposizione alcuni esecutori e finanziandone le relative trasferte».
Nel corso dell'operazione sono state eseguite diverse perquisizioni a Palermo, L'Aquila, Padova e Parma, nei confronti di soggetti collegati all'indagato, con la collaborazione dei Centri Operativi Dia di Padova, Roma e Palermo e di personale della Polizia Penitenziaria.
Le articolate indagini, dirette dalla Procura della Repubblica di Firenze e svolte con la collaborazione dei Centri Operativi Dia di Roma e Palermo, sono durate circa due anni e hanno interessato Toscana, Sicilia, Lombardia, Abruzzo, Lazio e Marche.
Ulteriori informazioni nel corso della mattinata.

17/03/2010 9.39