Quella perizia di variante e «la complicità di D’Amario»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Quella perizia di variante e «la complicità di D’Amario»
INCHIESTA SU APPALTO ALLA ASL DI PESCARA. Saranno interrogati nei prossimi giorni gli indagati finiti agli arresti per l’appalto della Asl allo stabile definito materno infantile. * «DOBBIAMO FARE UN FAVORE A QUELLO STRONZO DI D'INTINO»
Un appalto lievitato incredibilmente e proprio per il corrispettivo della sua corruzione, il funzionario dell'Asl Franco D'Intino arrestato ieri nell'ambito dell'inchiesta della procura di Pescara condotta dal pm Gennaro Varone, avrebbe promosso anche la redazione di una perizia di variante «clamorosamente illecita».
Ci prova per la prima volta il 10 giugno del 2009 con una propria relazione. Ma gli inquirenti parlano di una «improponibile perizia di variante», (poi revocata in autotutela ai primi segnali del possibile intervento della Autorità giudiziaria) in cui si chiariva che erano sopravvenute nuove disposizioni legislative e regolamentari (per il contenimento termico), per cause impreviste ed imprevedibili.
Ma secondo gli inquirenti la perizia di variante fu redatta «al solo fine di far recuperare il ribasso d'asta».
Questo risulterebbe da una serie di conversazioni registrate nelle quali si dice che la perizia di variante e la relazione ad essa allegata sono memorizzate su un hardware ("chiavetta") in possesso di Piscitelli.

Piscitelli: «Ho una cartella dove c'è la perizia che abbiamo consegnato a loro e la relazione, poi adesso guardando i conti, la relazione l'avevamo data a loro e i conti l'avevano aggiustati loro ...».

D'Intino, una volta sollevatosi il polverone della palese illegittimità di quella perizia, per l'abnormità del prezzo e per la mancata applicazione del ribasso di gara, si difese asserendo di avere ricevuto disposizioni, in tal senso, proprio dal direttore Generale D'Amario.
Secondo gli inquirenti ci sarebbe così «una complicità del direttore nella vicenda, meritevole di ulteriore approfondimento».
Complicità, dicono ancora gli investigatori che nei prossimi giorni dovranno studiare nuovi documenti, «che sembra desumersi anche dalla iniziale riluttanza del D'Amario a dar credito alle precise denunzie orali del Capocasale (il quale ha registrato i colloqui avuti con il primo e con Di Pietro Tea, fornendo i files di registrazione alla Squadra Mobile), ed abbia frapposto ostacoli all'azione di controllo del collegio dei revisori dei conti».
Secondo gli inquirenti, inoltre, la successiva decisione del direttore Generale, D'Amario, di sospendere l'appalto, frustrando i tentativi del quintetto di salvare la nota perizia di variante, «appare concomitante alla diffusa consapevolezza degli indagati delle intercettazione in corso; pertanto, essa va letta nell'ottica di una personale tutela contro le iniziative dell'autorità giudiziaria, più che come una forma di doveroso intervento in soccorso del pubblico interesse. Invero», scrive ancora il gip, «sino all'ultimo, l'Asl ha cercato di "salvare" un appalto che presentava gravissime irregolarità».

Alessandra Lotti 16/03/2010 10.03
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DOBBIAMO FARE UN FAVORE A QUELLO STRONZO DI D'INTINO»

PESCARA. Mattonelle, altre utilità, dazioni e lavori in casa in cambio di atti contrari ai doveri di ufficio. E poi la facoltà di gonfiare liberamente gli importi e le quantità allibrate negli Stati di Avanzamento Lavori.
Era questa seconda l'accusa lo scambio tra D'Intino, funzionario dell'Asl di Pescara e l'imprenditore che si era aggiudicato l'appalto di ristrutturazione del reparto di Ginecologia con l' associazione Temporanea di Imprese CRE Impianti Tecnologici di Piancone Giulio & C. - Edilcap S.r.l. di Capocasale Gerardo per il prezzo di €.2.924.065,36.
In questo modo, quindi, D'Intino non aveva più un ruolo da dipendente pubblico, non metteva più in pratica controlli nell'interesse della pubblica amministrazione ma era diventato una sorta di collaboratore dell'impresa.
A denunciare le strane manovre è stato proprio l'ex socio di Piancone, Capocasale, che conosceva molto bene i presunti falsi, le truffe e le corruzioni maturate nel rapporto contrattuale.
Non è stato in silenzio ma ha preferito andare alla polizia e denunciare.
L'uomo aveva personalmente constatato che, tra i costi di cantiere, era stata contabilizzata una fattura dell'importo di €.4.577,81 avente ad oggetto materiale certamente non impiegato nell'appalto.
Piancone, alle richieste di spiegazioni del socio, avrebbe ammesso che stava eseguendo lavori di ristrutturazione presso un'abitazione di D'Intino e che aveva, pertanto, ritenuto di addebitare all'appalto parte del costo del materiale impiegato.
«La deposizione del Capocasale», scrive il gip Guido Campli, «è puntualmente riscontrata, innanzitutto, da numerose intercettazioni telefoniche».
In una, ad esempio, D'Intino si rivolse a Piscitelli «pretendendo», come si trattasse di cosa naturalmente dovuta, che Piancone eseguisse lavori di allaccio alla rete del gas metano presso una sua abitazione a Scafa.
«Ovviamente Piancone», si legge nell'ordinanza, «informato della vicenda, non ha nulla da dire».
Il tenore delle conversazioni che si susseguono, assicura il gip Campli, «conclamano trattarsi di lavori eseguiti gratuitamente (« occorre fare un favore a quello stronzo di D'Intino» ).
Le indagini svolte in base agli spunti offerti dalle intercettazioni hanno, poi, consentito di accertare che alcuni lavori idraulici presso la casa di Scafa (per un importo di circa 8.000 euro) erano stati eseguiti dalla T.L.P. Impianti S.r.l.; il cui titolare, Felice Perini ha dichiarato di avere ricevuto soltanto €.1.200.
Ma la T.L.P. ha in corso anche un sub-appalto con l'Ospedale di Pescara, retribuito dall'appaltatrice principale (la Siram S.p.A., una ditta nota nel pescarese e che in passato sponsorizzò alcune manifestazioni su richiesta dell'ex sindaco di Pescara D'Alfonso, tra cui un concerto di Bennato per 75mila euro), ma gli inquirenti sono certi che D'Intino, «direttamente o per i numerosi rapporti di contiguità creati nel suo ambiente» sia in grado, o appaia in grado, di creare seri problemi a quella ditta. Talché si conferma l'abitudine del predetto ad abusare del suo ruolo per ottenere vantaggi di natura patrimoniale».
E la Procura sospetta di «un'ampia collusione» tra il funzionario D'Intino e il funzionario Di Berardino, incaricato dell' emissione dei mandati di pagamento.
Capocasale raccontò inoltre che presso il cantiere dell'ospedale erano stati ammassati dei vecchi infissi e Piancone gli rivelò di averli rimossi dall'abitazione di un dirigente ASL per la sostituzione con dei nuovi.
«Non può dubitarsi», scrive Campli, «che si tratti dell'abitazione che il D'Intino stava evidentemente ristrutturando in Scafa».

LAVORI PER 40 MILA EURO


Nell'imputazione si contesta che l'importo di tali lavori di ristrutturazione non avrebbe avuto per l'impresa un costo inferiore a 40.000,00 euro.
Ma come è stato fatto questo calcolo?
Il 19 novembre 2009 viene intercettata una importante conversazione tra Piscitelli e Piancone.
I due discutono, preoccupati dell'intenzione del direttore Generale di revocare l'appalto perchè sono uscite fuori gravi irregolarità e si teme l'intervento dell'autorità giudiziaria.
Nel corso del dialogo Piscitelli afferma con chiarezza che con la dirigenza Asl «si era già impostato il discorso per recuperare il ribasso d'asta» che «è di un milione di euro».
In ogni caso l'imprenditore ricorda che c'è denaro speso da recuperare («Dobbiamo recuperare 40.000 euro e lei sa di che cosa sto parlando»).
Per gli inquirenti non ci sono dubbi: si tratta del costo dei lavori effettuati a casa del funzionario D'Intino.
Incidentalmente, sarà lo stesso funzionario ad ammettere di avere indotto anche un'altra ditta a forniture gratuite.

a.l. 16/03/2010 10.03