Dipendente Asm licenziata e seguita dagli investigatori, conclusa transazione

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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L'AQUILA. Si è conclusa con una transazione, la vicenda della dipendente seguita da un investigatore privato e licenziata dall’Asm perché accusata di aver lavorato altrove durante la malattia.



Al tempo dei fatti il 2008 l'investigatore ha fornito una relazione all'azienda (poi messa agli atti processuali) che accertavano gli spostamenti e le abitudini della signora.
Nei mesi tra fine aprile e giugno 2008 sono stati così ricostruiti i movimenti della donna: è stata seguita mentre si recava nella Basilica di S. Maria di Collemaggio «e non veniva vista più uscire», riferì l'investigatore, mentre portava a spasso il cane, andava a prendere il caffè al bar, si recava al ristorante con una ragazzina (la figlia).
In ballo è stata tirata anche una terza persona che era stata seguita insieme alla donna e che avrebbe sporto denuncia per violazione della privacy.
Tutto questo materiale sarebbe dovuto servire per certificare che la donna non era in realtà malata ma svolgeva una attività parallela.
Versione discordante con la patologia certificata da tre medici curanti della signora e dai medici dell'Inps che l'hanno visitata durante il periodo in questione.
La dipendente, assistita dall'avvocato Isabella Di Benedetto, ha accettato la proposta transattiva dell'azienda Asm s.p.a. che le ha riconosciuto il pagamento dell'indennizzo per l'illegittimo licenziamento di cui all'art. 18 dello statuto dei lavoratori ed il pagamento delle spese legali.
«La dipendente», spiega il legale, «si era vista costretta a proseguire il giudizio perché l'azienda si era prima rifiutata di riassumerla e poi l'aveva adibita a mansioni dequalificanti».

13/03/2010 9.52